Bimbo picchiato a scuola da tre compagni: le violenze scoperte dalla sorella

Il caso in provincia di Lucca: bullizzato da tre alunni di poco più grandi. I genitori sono venuti a conoscenza dei fatti dal racconto dell'altra figlia. La preside prepara un esposto

LUCCA. Un esposto alle autorità affinché indaghino su un presunto caso di bullismo avvenuto in una scuola primaria del territorio comunale di Lucca. L’esposto è stato preparato dalla dirigente scolastica in persona dell’istituto comprensivo di riferimento per la scuola interessata dal caso. Entro oggi, annuncia, sarà depositato.

I fatti risalgono ad alcuni giorni fa. Sono i genitori del piccolo a rendere nota la vicenda: sono molto preoccupati per quanto è capitato a loro figlio che, raccontano, si è trovato tra due bambini poco più grandi di lui che lo tenevano fermo: un terzo gli stava stringendo le mani intorno al collo, come per soffocarlo. È successo nel cortile della scuola, una mattina durante la pausa di ricreazione


«Da tempo – racconta il padre del bambino – non lo riconoscevamo più. Nostro figlio aveva perso l’allegria e l’esuberanza, tratti molto forti della sua personalità. Soprattutto lo vedevamo cambiato al ritorno da scuola: serio e ombroso, da tempo aveva smesso di raccontare le sue mattinate in classe, con amici e insegnanti».

«Una mattina, durante la ricreazione, davanti agli occhi della sorella, nostra figlia maggiore che frequenta la sua stessa scuola ma in una classe diversa, si è mostrata una scena scioccante. Il fratello stava tra due ragazzini di poco più grandi di lui: lo tenevano uno da una parte e uno dall’altra; un terzo gli stava stringendo forte le mani intorno al collo. All’arrivo di nostra figlia i bambini hanno lasciato la presa su nostro figlio. “Perché gli state facendo del male?”, ha urlato la bambina. “Per divertirci”, le hanno risposto i bambini. E sono andati via, tornando alla propria classe. Anche nostro figlio, scosso, è rientrato in classe. E anche sua sorella, che poi, una volta tornata a casa, ci ha raccontato tutto».

La voce del padre fa una pausa, sospesa tra pianto e incredulità: «Ma perché, ma perché proprio a lui, che è un bambino vivace, ma non fa male a nessuno? Un conto è darsi le botte per un litigio, come capita tra bambini, un conto è questa cattiveria. L’indomani abbiamo portato nostro figlio al pronto soccorso per farlo refertare: aveva ancora i segni della pressione sul collo e i graffi. Per una settimana è rimasto a casa. Poi è rientrato a scuola».

Nel frattempo i genitori hanno avuto un confronto con la scuola e sono ricorsi a uno psicologo per il figlio. «Con lo specialista, nostro figlio ha ammesso che gli episodi di scherno e di botte andavano avanti da tempo, ma si vergognava a raccontarci quello che subiva», aggiunge il padre.

La professoressa Teresa Monacci, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo di cui fa parte la primaria, conferma di avere ascoltato questo racconto dai genitori del bambino. «Ho subito cercato di approfondire la vicenda e allertato le docenti che quella mattina erano impegnate nella sorveglianza durante la ricreazione. A noi i fatti riportati dai genitori non risultano», spiega.

Dal racconto che le insegnanti hanno fatto alla dirigente risulta piuttosto che «i bambini erano fuori nel cortile e si stavano facendo dei dispetti. Le insegnanti hanno visto i bimbi più grandi che davano calci nelle gambe al più piccolo perché quest’ultimo, hanno detto i più grandi, aveva sputato contro di loro. Le insegnanti sono intervenute e li hanno fatti sedere e calmare. Poi sono tornati a giocare». Secondo la dirigente, non tornano neanche gli estremi del referto. «Ho ascoltato entrambe le versioni ma i racconti non quadrano. Ho lavorato per una mediazione con la famiglia, ma non abbiamo trovato un punto di incontro. Quindi ho deciso di fare un esposto alle forze dell’ordine affinché indaghino su come si sono svolti realmente i fatti. Da parte mia, ho fatto tutto il possibile per cercare una soluzione costruttiva, ma senza esito», aggiunge.

La dirigente scolastica è molto dispiaciuta e provata da questo episodio. «Da quando sono qui – conclude – ho cercato di portare la vita scolastica su un piano diverso. Credo che situazioni del genere si possano affrontare anche tra scuola e famiglie. Il mio compito non è dare ragione a qualcuno, bensì tutelare i bambini in primo luogo». —

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