Valanga sulla cava del Monte Tambura Cisterna di gasolio vola per 200 metri

Il caso denunciato ai carabinieri forestali, appello dello scrittore alpinista Gianluca Briccolani per difendere le Apuane

vAGLI. L’attività in quella cava è sospesa. Ma allo stop delle attività non è corrisposta la fine dei rischi ambientali. Anzi. Probabilmente come conseguenza diretta dell’ondata di maltempo che nelle scorse settimane ha investito la valle, dal lato orientale del Monte Tambura si è staccata una valanga. E fin qui niente di strano, fa parte della natura e della stagione. Il problema è ciò che quel movimento ha portato con sé e le potenziali conseguenze per l’ambiente.

Una situazione oggetto di una denuncia, presentata dal progetto ambientale “L’Altezza della Libertà”, che prende il nome da uno dei libri più importanti dello scrittore-alpinista fiorentino Gianluca Briccolani. Denuncia presentata lunedì ai carabinieri forestali della stazione di Camporgiano, al Parco delle Alpi Apuane e alla Regione Toscana, per segnalare quella che viene considerata «una vera e propria emergenza ambientale per la Valle di Arnetola, sita nel Comune di Vagli».


«Grazie all’instancabile presenza sul territorio apuano dei nostri militanti ambientali – spiega lo stesso Gianluca Briccolani – abbiamo rilevato e documentato il distacco di un importante “fronte valanghivo”, che ha letteralmente spazzato via, non solo decine e decine di grossi faggi, ma anche l’intera area cementata creata a servizio mensa, spogliatoi, magazzino e serbatoi della Cava Colubraia-Formignacola posta a quota 1175 metri sul versante orientale del Monte Tambura e attualmente sospesa dal Parco per sversamenti abusivi di detriti e per aver allargato a suon di ruspe la settecentesca via Vandelli (provvedimento numero 9 del primo dicembre 2020). Abbiamo purtroppo constatato, che una grossa cisterna contenente migliaia di litri di gasolio ha fatto un volo di oltre 200 metri nella sottostante rupe: stessa sorte è toccata a un grosso container adibito a deposito materiali e a un grosso fusto contenente olio per la lubrificazione degli escavatori. I nostri attivisti sempre in quel frangente hanno appurato che nel bacino Monte Pallerina (altra scheda del Piano di indirizzo territoriale di competenza del Comune di Vagli) sito dentro il Parco Regionale delle Alpi Apuane, l’illegale prassi dello sversamento di terre e detriti non trova pace neanche nel periodo invernale; quando una volta si tendeva “lealmente” a dare un po’di respiro al monte».

L’esponente del Cai fiorentino chiude con un appello, a intervenire intanto sull’emergenza presente, e quindi di intervenire per individuare se ci sono responsabilità e, al tempo stesso, a prevenire eventuali situazioni analoghe: «Con questa segnalazione auspichiamo che chi di dovere si azioni quanto prima nel recupero delle carcasse dei suddetti manufatti nell’ottica di bonificare parte delle migliaia di litri di gasolio sversati sul terreno, di accertarsi se ci sono responsabilità di chi ha progettato o autorizzato questo assurdo posizionamento territoriale e punire con revoca immediata della concessione quelle ditte del lapideo che si pongono fuori dalla legalità normativa che disciplina il lavoro di estrazione del marmo». —

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