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Una cellula legata al clan dei Casalesi anche in città con operazioni immobiliari

Una delle abitazioni in via dei Mammini nella disponibilità di Antonio Esposito attraverso la «Ostento Costruzioni srl»

Ai domiciliari l’amministratore della cooperativa Loreta Costruzioni coinvolta in subappalti con manodopera in nero

LUCCA. Il dominus dei reati associativi legati al riciclaggio, al reimpiego, all’intestazione fittizia dei beni e all’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti era irreperibile da Lucca dal 3 agosto 2018. Antonio Esposito, 47 anni, detto “Suricillo” e originario di San Cipriano D’Aversa (Caserta) si trovava già in un comune della provincia campana (Casapesenna) e per gli investigatori da lì si occupava degli affari del clan dei Casalesi fazioni Zagaria Schiavone. Ma a Lucca erano rimasti il nipote e la sorella: rispettivamente Stefano Cicala, che sabato compie 33 anni, nato a Prato e domiciliato in via delle Nubache a San Macario e Marianna Esposito, 51 anni, residente in via del Barchino a Sorbano del Vescovo. Il primo è finito agli arresti domiciliari. Stando alla Direzione Distrettuale Antimafia diretta dal procuratore Giuseppe Creazzo, Cicala era un associato del clan e stretto collaboratore nella gestione operativa della società cooperativa «Loreta Costruzioni» maggiormente coinvolta nei subappalti di manodopera, coordinando gli operai e provvedendo a pagarli con somme al nero in contanti e dirigendo le attività lavorative nei cantieri. Avrebbe pure avuto il ruolo di prestanome dei capi del sodalizio criminoso mediante intestazione fittizia a capo della società cooperativa da lui diretta di beni immobili come quello in via Saronno a Roma. Un ruolo che, per l’accusa, avrebbe svolto sino al marzo 2017 per poi essere sostituito dalla madre Marianna Esposito, la sorella di Antonio Esposito. Nei confronti della donna il giudice ha applicato la misura interdittiva del divieto di svolgere tutte le attività inerenti l’esercizio di imprese o di uffici direttivi di imprese.

BENI SEQUESTRATI


Per quanto riguarda i beni sequestrati Antonio Esposito, attraverso la «Ostento Costruzioni srl» aveva nella sua disponibilità una serie di immobili localizzati in via dei Mammini a San Concordio per un valore che supera i 570mila euro. Segno che la nostra città non è immune al radicamento delle mafie.

MODUS OPERANDI

Il sistema collaudatissimo prevedeva diverse fasi: le imprese che fungono da «cartiere» emettono fatture fittizie ai vari beneficiari (tra cui Antonio Esposito) e questi ultimi predispongono i bonifici alle «cartiere» in modo da poter giustificare la fattura. A quel punto gli organizzatori degli illeciti provvedono a far ritirare i soldi dai conti delle cartiere attraverso i conti correnti postali e in ultimo i soldi vengono restituiti ai beneficiari delle fatture false decurtati delle commissioni spettanti agli esecutori dell’illecito.

LORETA COSTRUZIONI

È la società cooperativa principale del sodalizio criminoso per quanto attiene la realizzazione dei lavori in ambito nazionale commissionati anche da aziende come Rete Ferroviaria Italiana. Gli inquirenti hanno rilevato che lavora in subappalto per opere commissionate dalle società appaltatrici per conto di importanti società per azioni italiane. Era stata costituita nel novembre 2010 e vede come legale rappresentante Marianna Esposito, sorella di Antonio Esposito, ed amministratore Stefano Cicala, figlio di Marianna e nipote di Antonio. Per quanto concerne le dichiarazioni dei redditi nel 2017 a fronte di componenti positivi di reddito pari a 2 milioni la società ha dichiarato utili per 17mila euro. La società cooperativa aveva un conto corrente aperto a Lucca e gestito direttamente da Antonio Esposito. Mentre l’indirizzo della sede legale coincide con quello di Marianna Esposito.

I NUMERI DELL'INDAGINE

Complessivamente i sequestri antimafia superano gli 8 milioni di euro e sono 34 le misure cautelari eseguite dalla Guardia di finanza di Firenze.Gli indagati, negli anni scorsi, avrebbero operato sul territorio toscano, sia mediante società operanti prevalentemente in campo edilizio sia attraverso investimenti nel settore immobiliare. Le indagini hanno tratto origine dallo sviluppo di informazioni su numerosi investimenti immobiliari e commerciali effettuati nel 2016 nel senese da due commercialisti campani, affiancati, tra gli altri, da un architetto fiorentino, originario del casertano, ritenuti vicini ad ambienti di criminalità organizzata che facevano riferimento al clan dei Casalesi. —

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