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Muore a 44 anni geometra ed ex calciatore: la passione per il pallone, il viaggio in Messico e la malattia

Era molto conosciuto per il suo passato da calciatore: ha giocato in tante società dilettantistiche della Lucchesia e della Valdinievole

CAPANNORI. Raccontare un addio non è mai facile. Ma qualche volta è ancora più difficile. E raccontare di una morte arrivata a 44 anni, per una malattia diagnosticata proprio nel momento che sembrava più felice, è difficilissimo.

E contro quella malattia Giovanni Andreini, originario del Compitese, ha lottato per due anni, ma alla fine si è dovuto arrendere.

Geometra, Andreini era molto conosciuto anche per il suo passato da calciatore, avendo militato (e lasciato un ottimo ricordo, sotto forma di gol) in tante società dilettantistiche della Lucchesia e della Valdinievole.

Ma Giovanni Andreini era pure un professionista stimato e la sua attività di geometra lo aveva portato a collaborare con istituzioni e aziende. E fu proprio il suo lavoro a fargli fare quella scelta di vita, presente nella fantasia di molti e messa in pratica da pochissimi, crearsi un nuovo futuro dall’altra parte del mondo. Alcuni anni fa, dopo il fallimento della società per cui lavorava precedentemente, ricevette la proposta, da parte di una ditta pratese, di andare a lavorare a Città del Messico, nel settore immobiliare. Una proposta, e un cambio di vita radicale, che Andreini accettò con entusiasmo.

Sono stati probabilmente i momenti più belli della sua vita, completati dall’amore. In Messico, infatti, conoscerà la donna della sua vita, quella che porterà all’altare. Ma a spezzare quell’idillio sarà, appena pochi mesi dopo le nozze, una terribile diagnosi medica. Un male aveva invaso il suo corpo. Due anni di vita fu la previsione dei dottori. Così, per farsi curare, aveva lasciato la sua amata America Latina ed era tornato in Italia. Ma quella diagnosi si è rivelata tremendamente precisa, anche nei tempi.

Con lui se ne è andato un marito e un figlio, ma per tanti se ne andato anche un amico. E tra gli amici che lo piangono anche chi ha condiviso con lui gli anni del Giovanni calciatore. Andreini era un attaccante forte e prolifico, una promessa quando giovanissimo, negli anni novanta approda al Montecatini, in Prima Categoria. Era una formazione tosta quella, guidata dal compianto Sergio Corti. Una squadra pratica, che concedeva poco allo spettacolo (celebre una frase di mister Corti a chi lo contestava per questo: «Siamo qui per vincere, se vi volete divertire andate al circo»), ma che otteneva ciò che voleva, e fu anche grazie ai gol di Andreini che conquistò la Promozione: «Era una punta promettente – racconta con la voce rotta l’allora direttore sportivo Fabrizio Giovannini – lo mandammo in prestito allo Spezia e poi ha giocato a lungo nel Marginone, ma anche con Castelvecchio, Montuolo e Vorno. Un centravanti possente, segnava molto nei campionati dilettantistici ma avrebbe meritato di giocare in serie superiori. Un ragazzo d’oro, una persona bella e pulita». Ma il suo nome da calciatore è legato soprattutto al Marginone. E il patron di quella società, Giovanni Pierucci, è sconvolto: «Aveva 17 anni quando venne a giocare da noi, era un goleador di razza, spesso il capocannoniere del campionato, segnava sempre 15-20 gol a stagione, una volta addirittura 34 reti. È stato dieci anni al Marginone, era come un figlio. Un carattere stupendo, persona allegra e socievole». Nel 2013, prima di attraversare l’oceano, aveva preso anche il patentino base B di allenatore guidando tra le altre il Montuolo. Al rientro in Italia era tornato a Castelvecchio Compito dove vive il padre Alfio, ex presidente dei donatori di sangue del paese. Una famiglia molto stimata e apprezzata la sua, anche per l’ impegno a favore della comunità.

I funerali di Giovanni si celebreranno oggi (mercoledì 13) alle 15 nella chiesa di Colle di Compito. Alla famiglia vanno anche le condoglianze della nostra redazione. 

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