Mc Donald's punta ad aprire nel centro di Lucca: i tempi del progetto

Il titolare cerca un locale nel salotto buono della città. A Capannori record di servizi ai clienti in auto, ma pesano i minori incassi. L'intervista a Pino Iacopelli

LUCCA. In questa preciso momento storico la priorità è portare in pareggio un bilancio messo a dura prova dall’emergenza sanitaria che si protrae da quasi un anno. Ma il progetto di espandersi in centro storico, nel “salotto buono” amato dai turisti, per il Mc Donald’s, rimane: la ricerca del fondo adatto ripartirà non appena l’emergenza sanitaria si sarà attenuata.

Lo conferma Pino Iacopelli, l’imprenditore che da anni gestisce cinque locali con sede tra i territori provinciali di Lucca e Pisa tutti con il marchio della nota catena di ristorazione “veloce” - i famosi fast food - nata negli Stati Uniti a metà degli anni Cinquanta.


«Nei mesi scorsi ho esaminato due proposte nel centro storico - spiega infatti Iacopelli - ma non sono andate a buon fine. Al momento il progetto di espansione è congelato per motivi di pandemia: lo riprenderò in considerazione quando l’emergenza sarà finita. Sono sicuro - aggiunge - che il vaccino porterà a tutti noi una nuova sicurezza e velocemente potremo tornare a pensare a nuovi progetti. Mi auguro che sarà così già a partire dalla prossima primavera. Sono sicuro che il turismo tornerà e anche gli incassi».

«Allo stato attuale però - continua l’imprenditore - anche se si presentasse un’opportunità attraente sarebbe difficile essere in grado di coglierla. Certamente, nella contingenza della pandemia, attività come le mie sono avvantaggiate rispetto a un ristorante tradizionale, ma quello che riusciamo a vendere adesso è troppo poco per pensare di poter fare un nuovo investimento».

Seppure con la fatica e le preoccupazioni accumulate nel corso degli ultimi mesi, l’imprenditore guarda comunque avanti e non abbandona il suo progetto.

Cinque punti vendita, per lui, significano anche centottanta dipendenti, per la stragrande maggioranzagiovani. «Siamo tanti, sì – spiega Iacopelli –. Fino a poco tempo fa, parlando del mio personale, il mio auspicio era di arrivare presto a duecento dipendenti. Ma adesso anche centottanta sono un grosso pensiero per me: se non ci fosse la cassa integrazione a salvarci».

Da quando è scoppiata l’emergenza Covid, fra chiusure e limitazioni all’attività di ristorazione contraddistinte dalle normative legate a zona gialla, rossa e arancione, la perdita media rispetto al fatturato dell’anno precedente la pandemia, il 2019, è stato, per i del quaranta per cento. Iacopelli lo afferma con molta franchezza.

«Adesso - sottolinea - l’obiettivo prioritario è quello di un pareggio, ma non ci sto riuscendo. Ogni settimana la nostra perdita media è del quaranta per cento. Potessi non aprire lo farei, almeno per due punti vendita. Ma il fatto di avere un marchio così conosciuto non me lo consente. Per fortuna c’è la cassa integrazione, c’è lo Stato che si fa carico di una parte importante dei contributi», aggiunge.

Domenica scrosa, il 10 gennaio, il Mc Donad’s di Capannori, ultimo nato tra gli esercizi della scuderia di Iacopelli, ha segnato un record nel servizi dei clienti in auto: ne sono stati serviti 103 nell’arco di un’ora. «Abbiamo battuto il record -considera il titolare dei cinque punti Mc Donald’s - ma rispetto allo stesso giorno del 2020, quando la pandemia non era scoppiata, abbiamo incassato il 46 per cento in meno - sottolinea -. È comunque un segnale di speranza. Sono convinto che quando le persone saranno vaccinate, avranno una grande voglia di divertirsi. Spero che avvenga già da primavera, altrimenti sarebbe un problema serio». 

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