L’ultimatum dei ristoratori a Giani e ai parlamentari

Si sono riuniti ieri i titolari di oltre venti attività della provincia nella sede di Fipe per decidere le mosse. «Se non ci ascolteranno, la protesta sarà più incisiva»

lucca. Prendono le distanze dai colleghi di tutta Italia che hanno dato vita al movimento #ioapro, i ristoratori “disobbedienti” che si sono uniti per protestare contro le restrizioni del governo e per promuovere un’apertura simbolica, anche serale, il 15 gennaio. Ma anche i ristoratori lucchesi usciti allo scoperto per manifestare il loro dissenso sono determinati nel perseguire il loro obiettivo: ovvero tornare a lavorare, finalmente e di nuovo, nei propri locali.

Fabrizio Girasoli, titolare e chef del ristorante Butterfly, si è buttato anima e corpo in questo impegno, insieme a un folto gruppo di colleghi di tutto il territorio provinciale. Anche loro vogliono “disobbedire” alle limitazioni imposte dai vari decreti della presidenza del consiglio (compreso l’ultimo, attualmente vigente), ma «noi siamo più cauti - spiega Girasoli -. Il nostro intento è di fare pressioni per poter aprire anche a cena e nei fine settimana. Prima di mettere in atto forti iniziative di protesta vogliamo dare un tempo alle istituzioni, affinché ci rispondano ».


Ieri pomeriggio i ristoratori si sono riuniti nella sede ufficiale della Fipe provinciale, il sindacato dei ristoratori di Confcommercio. Venti ristoratori in presenza piùmolti altri collegati attraverso una piattaforma online.

«Abbiamo ribadito - spiega sempre lo chef del Butterfly -la nostra volontà di andare verso la riapertura. Ad oggi non si sa ancora se il prossimo decreto della presidenza del consiglio prevederà anche la chiusura a pranzo e a cena nei fine settimana. La nostra richiesta va completamente all’opposto: ovvero di riaprire, di lavorare, in totale sicurezza secondo le normative vigenti». Oltretutto, se il provvedimento di chiusura nei fine settimana venisse adottato, nell’ambito delle attività di contrasto ai pericoli di assembramento, potrebbe avere anche una durata di tre mesi: ipotesi che spaventa particolarmente i titolari di attività di ristorazione.

Dopo la riunione di ieri pomeriggio i ristoratori scriveranno un documento che verrà inviato e sottoposto a tutti i livelli istituzionali: dall’amministrazione comunale di Lucca, alla Regione con il presidente Eugenio Giani, fino ai parlamentari eletti nel collegio lucchese. «Abbiamo già avuto contatti con i senatori Andrea Marcucci e Massimo Mallegni - aggiunge Girasoli - e a breve molto probabilmente li potremo incontrare. Chiederemo personalmente a loro di portare le istanze della nostra categoria fino ai vertici del governo: ci sono, tra noi, imprenditori disperati, costretti tuttora a pagare affitti di 3.500 euro al mese».

Per ora i ristoratori lucchesi si limiteranno a questo tipo di sensibilizzazione. Ma se alle loro richieste non ci fosse risposta alcuna, non escluderebbero mosse molto più “concrete”.

«Questo per noi è il primo passo - conclude Girasoli -. Se non riceveremo alcuno supporto, saremo molto più decisi nelle nostre azioni. Purtroppo la situazione si è fatta grave, non siamo più in grado neanche di sapere quando chiamare le persone a lavorare. E facciamo presente che non stanno morendo solo le attività di risotazione. C’è tutta la filiera alimentare che sta intorno alla ristorazione che è in estrema difficoltà, sta morendo anche quella». —

B.A.

© RIPRODUZIONE RISERVATA