Studenti, bentornati a scuola col bus: «Ma la prova vera deve arrivare»

Lunedì 11 gennaio il rientro in classe per il 50% dei ragazzi delle superiori: «Utilizzati 31 mezzi in più, il trasporto pubblico ha retto»

LUCCA. Il piano ha retto. I bus sono stati più che sufficienti e ieri mattina il 50% degli studenti delle scuole superiori della Lucchesia e della Garfagnana sono tornati in classe in presenza potendo contare su un servizio di trasporto pubblico locale potenziato ma anche sulle indicazioni dei “tutor-facilitatori” – in tutto 14 – presenti alle fermate principali ma anche a bordo dei mezzi. Il resto l’hanno fatto le scuole che fin dalla riapertura a settembre avevano previsto orari di ingresso e uscita scaglionati ma anche ingressi e uscite diverse e percorsi interni ben definiti in modo da scongiurare il rischio assembramento. E ieri, sia all’entrata che all’uscita dell’istituto Fermi di Lucca – la scuola superiore più grande della provincia che ieri aveva 900 studenti in presenza – tutto si è svolto regolarmente. A presidiare, fuori dai cancelli, anche le forze dell’ordine.

Ore 12.40 circa. Piccoli gruppetti di studenti, mascherina in volto, scambiano due chiacchiere di persona dopo la fine delle lezioni e mesi di didattica a distanza. Si trattengono poco però: in macchina li aspettano i genitori. Non sono tanti i ragazzi del Fermi che hanno deciso di utilizzare l’autobus per arrivare o andare via da scuola, almeno ieri. E anche per quanto riguarda gli altri istituti superiori del territorio la tendenza è stata più o meno la stessa. Ora però bisognerà aspettare i prossimi giorni per capire se questo trend sarà confermato o se gli studenti aumenteranno.


E ieri mattina davanti al Fermi, ad accogliere gli studenti c’erano l’assessore regionale ai Trasporti, Stefano Baccelli – che in queste settimane ha riunito i tavoli provinciali con i prefetti e i rappresentanti dell’azienda del trasporto pubblico, della scuola e degli enti locali per riuscire a mettere in piedi un piano che consentisse agli studenti lucchesi e di tutta la regione di poter tornare a scuola in presenza in sicurezza rispettando la capienza massima a bordo del 50% – il dirigente scolastico Massimo Fontanelli, la dirigente della Provincia, Francesca Lazzari e tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine. E la Toscana, insieme all’Abruzzo e alla Valle d’Aosta, sono state le uniche regioni a riaprire, a partire da ieri, le scuole superiori al 50% degli studenti. «Il dato emerso è che tutti i bus monitorati hanno rispettato la capienza prescritta dei posti omologati – fanno sapere dalla Provincia – che comprende quelli a sedere e quelli in piedi e, grazie al raddoppio e più di alcune corse individuate come a rischio affollamento, non si sono verificati problemi di bus pieni». Ieri sono stati impiegati tutti i bus supplementari previsti: 31 per la provincia di Lucca a cui se ne aggiungono altri quattro da utilizzare in caso di emergenza. Un potenziamento che è stato pensato nell’ottica di un rientro in classe per il 75% degli studenti, percentuale che è stata poi diminuita dal governo almeno per questa prima settimana di ripartenza.

«Il primo giorno di scuola con un rientro al 50% non ha creato problemi particolari – commenta il presidente della Provincia, Luca Menesini – e non sono arrivate segnalazioni di criticità. È un importante test per poter ottimizzare il servizio, in vista del rientro in presenza del 75% degli studenti, sperando di arrivare quanto prima al 100%. In questi primi tre giorni, come Provincia, mettiamo in campo 14 facilitatori che coprono le tratte critiche, individuate attraverso l’analisi delle corse effettuata sia da Ctt Nord, sia grazie al lavoro dei tutor dallo scorso settembre. Mi fa molto piacere che la Regione, che ringrazio per l’impegno e il supporto, abbia sviluppato il progetto per l’intero territorio regionale, adattandolo alle varie realtà e dandogli una connotazione educativa». E se di fatto il 50% della capienza ieri non è stato raggiunto in nessun autobus è anche vero che in alcune ci si è andati vicino.

«Terremo d’occhio queste linee – spiega la dirigente Lazzari – perché se si passa al 75% di studenti in presenza si rischia di sforare». Soddisfatto il presidente Fontanelli: «C’è più attenzione rispetto a settembre e mi sembra che anche i ragazzi siano consapevoli di quanto sia importante rispettare le norme anti-Covid». —

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