Divisi da otto chilometri di distanza, l'appello di Gabriella: «A Natale fatemi rivedere mio figlio»

Gabriella Giusfredi, presidente dei commercianti di Segromigno, abita in un Comune diverso da quello in cui stanno altri suoi familiari. «Sono sempre stata alle regole, ma questa volta non ci sto»

«Almeno a Natale fatemi rivedere mio figlio e mio nipote. Non li vedo da due mesi, sono sempre stata alle regole e questa separazione è ingiusta». A parlare è Gabriella Giusfredi, presidente dei commercianti di Segromigno, che come tante altre famiglie che abitano in comuni diversi non potrà riunirsi il 25 dicembre e vedere i suoi cari a causa della stretta del Dpcm, “blindati” nei propri territori comunali.

Divisi da un muro immaginario, da una questione di confine: lei abita insieme al marito a Sant’Andrea in Caprile, sulle colline capannoresi, i suoi familiari a Lucca. Con l’ultimo decreto per contrastare l’epidemia di coronavirus a Natale, Santo Stefano e Capodanno non sarà possibile spostarsi negli altri Comuni rispetto a quello di residenza.


«Ci dividono appena 8 chilometri, ma il governo ha deciso che non possiamo uscire dai rispettivi comuni per incontrarci. Per sessanta giorni non ho potuto rivedere mio figlio di 44 anni e il mio nipote di 5 anni e pur vivendo nell’angoscia di non vederli fisicamente ho capito che questi sacrifici erano necessari per sconfiggere il Covid. Sono stata rigorosamente alla regole e le ho fatte rispettare nel mio negozio. A Natale però non ci sto - sbotta la signora Gabriella - sono stanca di sentire la voce tremolante del mio nipotino che mi chiede come mai non vado a trovarlo e mi dice: “Nonna sono stato cattivo? Se vieni prometto sarò più buono”».

La presidente del Ccn precisa che «le regole se ci sono devono essere osservate, sono consapevole della sua pericolosità con mio figlio e mia nuora che oltretutto lavorano all’ospedale San Luca. Ma deve prevalere il buon senso. In tutto avrei messo a tavola 5 persone e ho una casa grande, quindi nel rispetto delle distanze. Vogliamo stare insieme per condividere lo spirito natalizio, non certo organizzare un banchetto luculliano».

A casa Giusfredi era già stato pensato anche il menu. «Nel segno della tradizione, per me il Natale è svegliarsi con l’odore del brodo di gallina e il forno a legna. Non mi sembra però giusto essere privata del calore della mia famiglia nel giorno delle feste natalizie - dice - per un confine quando in uno stesso comune si possono fare tavolate anche con 10-12 persone. Spero che sia ascoltato l’appello del sindaco Luca Menesini a favore dei ricongiungimenti familiari».

La pandemia divide, stravolge gli affetti. «In questi momenti il calore umano sotto le feste è una medicina, le persone si stanno impoverendo e isolando, c’è una crisi sociale oltre che economica», dice la presidente del Ccn Indiana e dintorni che in questi mesi ha toccato da vicino storie di attività chiuse o in sofferenza a causa del Covid. «Sono vicina ai soci che sono in ansia per il loro futuro, gli dico di tenere duro e invito la comunità è a stare uniti e fare acquisti nei negozi del paese per aiutarli in questa fase difficile». —