L’appello del primario: «A Natale fateci un regalo: state a casa»

Fabrizio Benanti, primario di terapia intensiva al San Luca

Benanti, direttore di Terapia intensiva: «Personale stanco e stressato: le misure prese vanno confermate. Non reggeremo una terza ondata»

LUCCA. La pandemia sembra rallentare la sua corsa e in questi ultimi giorni l’ospedale San Luca ne ha tratto giovamento vedendo calare il numero dei ricoverati per Covid dai 112 del 18 novembre agli attuali 86. C’è un reparto, però, che ancora fatica a svuotarsi: parliamo delle Terapie intensiva che solitamente sono le ultime a risentire di accelerazioni o frenate nei contagi. A fare il punto della situazione è il dottor Fabrizio Benanti, responsabile dell’area: «Il numero dei pazienti nel nostro reparto è stabile – spiega – Siamo ancora a 13 e non siamo mai andati oltre i 18-19. In questi giorni abbiamo dimesso alcuni malati in via di miglioramento e ne abbiamo ricoverati altri che si sono aggravati. Come per i decessi, la nostra area è quella che risente per ultima di eventuali variazioni nella circolazione del virus. Questo perché i pazienti che arrivano qui generalmente ci restano per 2-3 settimane, perché sono incorsi in complicazioni che di solito vedono una compromissione dei polmoni. E qualche volta purtroppo si arriva al decesso. Non ho ancora fatto uno studio comparato ma di primo acchito direi che in questi ultime settimane la mortalità ha raggiunto i livelli di marzo-aprile. Comunque cerchiamo di essere ottimisti: visto che i ricoveri negli altri reparti sono in calo confidiamo che presto ci sia un alleggerimento anche da noi».

Mentre la pandemia rallenta, la sanità pubblica è in corsa contro il tempo per allestire nuovi posti letto al Campo di Marte: a metà dicembre dovrebbero essere pronti i primi dei 155 posti promessi dalla Regione. E sempre al vecchio ospedale sono disponibili da maggio tra gli 8 e 15 posti di Terapia intensiva nella palazzina O che peraltro non sono mai stati usati. Sembra, dunque, che ci sia stia preparando per un’eventuale terza ondata di cui gli esperti paventano il rischio già per l’inizio del nuovo anno, come conseguenza delle feste di Natale e Capodanno. Su questo Benanti dice la sua e lo fa in termini molto chiari: «Se a Natale i cittadini vogliono farci, e farsi, un regalo, stiano a casa. Il personale sanitario è carente, stanco e stressato e in queste condizioni ha già superato la prima ondata e retto la seconda. Ma non è in grado di affrontarne una terza. Come lavoratori della sanità chiediamo alle persone e alle istituzioni uno sforzo in più e grande senso di responsabilità: non è possibile ripetere gli errori dell’estate perché il sistema rischia di cedere. Non abbiamo avuto grandi rinforzi perché non si trovano: c’è stata la conferma dei contratti a termine, l’innesto di un’anestesista in pensione e di qualche specializzando. Troppo poco per fronteggiare una ripresa dell’epidemia. Cerchiamo di essere ottimisti: adesso i dati sono in calo, gli ospedali stanno alleggerendo il loro carico e a gennaio arriveranno le prime dosi di vaccino. Ma pensare di essere fuori pericolo sarebbe sbagliato: ci vorranno mesi e sta a noi evitare che la situazione precipiti di nuovo. Per questo mi auguro che le misure prese dal governo nelle ultime settimane vengano confermate». —