Lezione in classe per i figli di medici e infermieri: «Pochi la fanno»

Nella circolare del ministero via libera anche agli studenti che hanno i genitori in prima linea contro la pandemia  

Anche ai figli di medici, infermieri, operatori sanitari e farmacisti e più in generale di coloro che sono impiegati in servizi pubblici essenziali spetta la didattica in presenza. C’è un passaggio nella circolare del ministero dell’Istruzione - datata 5 novembre e firmata dal capo del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione, Marco Bruschi - che allarga le maglie di questo nuovo “sistema scuola” tarato sull’epidemia da Covid-19 che prevede di base, nel caso si viva in una regione dichiarata zona rossa come nel caso della Toscana, la didattica digitale integrata dalla seconda media alla quinta superiore. Ma con delle eccezioni.

Il Dpcm del 3 novembre infatti, ha previsto la possibilità di fare lezione a scuola per le ore di laboratorio e ha garantito la didattica in presenza per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali. Due giorni dopo però, nella circolare del Ministero dell’Istruzione, questa possibilità è stata estesa appunto anche ai figli del personale sanitario «direttamente impegnato nel contenimento della pandemia in termini di cura e assistenza ai malati» oltre che ai figli di chi lavora in «altri servizi pubblici essenziali».Una possibilità, quella delle lezioni in presenza, di cui si può usufruire di fronte a «specifiche, espresse e motivate richieste».


Sono quindi le famiglie che devono far presenti alla scuola le proprie esigenze ed eventualmente richiedere appunto le lezioni in presenza per i propri figli. Al momento però, nelle scuole della Lucchesia, stando a quanto riferisce il provveditore agli studi Donatella Buonriposi, le richieste di questo tipo sono state pochissime.

«Meno di dieci - spiega -, Sono i genitori che devono manifestare questa esigenza anche perché la scuola non può sapere che lavoro svolgono. Ovviamente questa è una possibilità non un obbligo. È il genitore che deve decidere se preferisce che il proprio figlio segua le lezioni in didattica digitale o in presenza.Come ho detto non ci risultano molti casi di questo tipo, magari le famiglie si stanno organizzando in un altro modo». Perché se da una parte è vero che lasciare i ragazzi di 12 o 13 anni a casa da soli è certamente un problema, dall’altra c’è chi vede una sorta di “esclusione” in questo modello organizzativo. Seduti al banco infatti, c’è il rischio che si stia se non da soli, comunque in pochi mentre il resto dei propri compagni segue le lezioni a distanza: questo potrebbe aver rappresentato un freno per le famiglie che alla fine hanno deciso di non usufruire di questa possibilità.

È però altrettanto vero che questo provvedimento non ha avuto particolare risalto e potrebbero esserci delle famiglie che non ne sono neppure a conoscenza.

Ma anche per quanto riguarda la presenza in classe degli studenti disabili o con bisogni educativi speciali, secondo quanto riporta Buonriposi, non ci sono state tante richieste in Lucchesia e ha prevalso la linea della didattica a distanza.

«Per quanto riguarda gli studenti delle medie, molti genitori preferiscono comunque tenerli a casa - dice Buonriposi - sicuramente in questi casi la scuola è più informata, sa chi sono gli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali e può proporre la soluzione migliore dal punto di vista della didattica a seconda dei casi specifici. Alle superiori invece ci sono più studenti con disabilità che stanno frequentando in presenza». Secondo Antonio Mercuri, segretario provinciale della Flc Cigl, però il problema per le famiglie comunque esiste. «Avrebbero dovuto garantire i congedi parentali - dice - e invece non l’hanno fatto. Questa possibilità c’è solo in caso ci sia una situazione di quarantena. Invece sarebbe stato necessario estenderla anche ai genitori che hanno i figli in didattica a distanza e che quindi di fatto seguono le lezioni stando a casa rendendo necessaria la loro presenza o quella di qualcun’altro».

Intanto la didattica digitale integrata è partita in tutte le scuole della Lucchesia ma lo scoglio della connessione internet resta. «Abbiamo ricevuto richieste di intervento da tutti gli istituti del territorio per il potenziamento della Rete - conclude Buonriposi - il costo di ogni intervento è mediamente di 6-7mila euro. So che potrebbero esserci dei finanziamenti regionali ma se fra qualche giorno non avrò la conferma mi rivolgerò alla Fondazione Cassa di Risparmio. Ne hanno fatto richiesta anche gli istituti che l’avevano potenziata per conto loro e in quel caso penseremo a un rimborso». —
 

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