Covid, oltre cento ricoverati al San Luca. Il primario: «Vicini al limite, settimana decisiva»

L’ospedale ha superato il picco del marzo scorso. Il dottor Sauro Luchi, alla guida del reparto di Malattie infettive: «In questi giorni capiremo se i contagi rallentano»

LUCCA. «La prossima settimana sarà decisiva per capire se le misure adottate con l’istituzione della zona rossa daranno risultati». Il dottor Sauro Luchi, primario di Malattie infettive del San Luca, fa il punto della situazione nel momento più critico della seconda ondata. Quella che nei giorni scorsi ha portato i ricoveri Covid a toccare quota 111, superando il record di 109 registrato marzo.

Dottore, come si è organizzato l’ospedale per gestire questo carico di malati?

«Innanzi tutto abbiamo mantenuto i percorsi separati tra pazienti Covid e non, per garantire un certo livello di attività ordinaria ambulatoriale e chirurgica. Per ospitare un così elevato numero di pazienti Covid abbiamo dovuto occupare altre tre aree: la prima è stata la day surgery, che conta 22-24 posti, dove sin dall’inizio della seconda ondata hanno trovato posto i nuovi malati; poi abbiamo occupato il setting C e infine il setting B. Sono entrambi setting medici, situati al terzo piano e collegati tra loro: il C ha 20-25 posti, il B una quarantina. Queste tre sono aree dedicate alla degenza ordinaria dei pazienti Covid».

Chi ha difficoltà respiratorie dove va?
«Abbiamo diversi posti Covid nel reparto di Malattie infettive, al secondo piano del San Luca: qui, a turno, i pazienti bisognosi di assistenza ventilatoria non invasiva vengono sottoposti a cicli di ossigeno terapia ad alto flusso. Per intenderci, vengono aiutati nella respirazione attraverso i caschi Cpap o le maschere Niv. I casi più gravi, invece, finiscono in terapia intensiva e vengono intubati. Li ci sono 14 posti più alcuni di subintensiva».

In arrivo ci sono anche i posti a Campo di Marte?
«Quella di Campo di Marte è una riserva estrema a cui speriamo di non dover attingere perché significherebbe che la situazione è pesante e che nelle prossime settimane non c’è stato un rallentamento della curva dei contagi. è un bene che si stia allestendo questa risorsa, ma nell’immediato mi preme sottolineare l’importanza delle bolle di Cure intermedie come quella creata a Barga: permetteranno di gestire le post acuzie e di alleggerire il carico sul San Luca, che così potrà dedicarsi ai casi gravi».

Oltre al problema dei posti letto, resta quello del personale.
«Medici, infermieri e oss stanno dando un’eccezionale dimostrazione di professionalità ma è chiaro che anche loro covano rabbia e recriminazioni per il modo in cui è stata gestita la seconda ondata. Se la prima ha colto tutti di sorpresa, con la seconda tutto ciò non sarebbe dovuto accadere. Ci sono responsabilità a livello individuale e istituzionale».

Lei era tra i più critici sulla riapertura delle scuole.
«Avrei preferito che le classi venissero separate in piccoli gruppi piccoli, attraverso una turnazione che riducesse le presenze in aula e sui mezzi di trasporto. Col senno di poi credo di aver avuto ragione».

Dottore è preoccupato?
«La situazione è pesante, i numeri parlano. La scorsa settimana abbiamo avuto giornate con più di dieci nuovi ricoveri. La speranza è di aver toccato il picco e di essere entrati in una fase di stabilizzazione, il cosiddetto plateau, che precede il calo della curva dei contagi. La prossima settimana sarà decisiva per capire quale direzione stiamo prendendo. L’importante sarà non abbassare la guardia: è indispensabile che prevalga il senso di responsabilità. Gestire al meglio questa fase significa evitare altre morti. La maggior parte delle vittime sono anziani o soggetti con patologie, ma se non ci fosse stato il Covid queste stesse persone avrebbero continuato a vivere con le loro fragilità». —


 

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