Condanna e risarcimento per la morte di Francesco

Lucca, tre anni al giovane che in stato di ebbrezza e a 100 all’ora uccise il diciottenne in moto. Oltre al ristoro della Rc-auto una donazione alla Onlus che porta il nome della vittima

Un pentimento vero. Sincero. Che si evince anche e soprattutto dal comportamento processuale. Remissivo alla decisione del giudice e pronto a pagare il debito per aver ucciso un ragazzo di 18 anni che aveva tutta la vita davanti. Due famiglie distrutte. Quella di Francesco Tontini, 18 anni, la cui vita venne spezzata alle 21 del 17 ottobre dello scorso anno mentre in sella alla sua moto Ktm si stava immettendo su via della Repubblica a Fornaci di Barga. E quella di Patrick Gianasi, 27 anni, residente a Ghivizzano, che al volante di una Ford Fiesta bianca in evidente stato di ebbrezza a causa dell’uso di sostanze alcoliche (la polstrada riscontrò un tasso alcolemico tra 0,87 e 0,89 grammi litro) uccise il motociclista. Gianasi viaggiava ad una velocità compresa tra i 100 e i 110 chilometri orari in un centro abitato (la velocità consentita era 30) e operò un sorpasso di un’altra macchina che procedeva nello stesso senso di marcia superando la linea di mezzeria e circolando contromano vicino ad un incrocio.

L’INCIDENTE


L’impatto fu devastante. La moto di Francesco Tontini, ragazzo sensibile e volontario della Misericordia, in prossimità dell’incrocio di via Duccio Galimberti venne centrata frontalmente dalla vettura di Gianasi con il centauro sbalzato lontano. Per il diciottenne non ci fu più nulla da fare. Morì per il politraumatismo contusivo con più fratture conseguenza del violentissimo urto subito. Furono inutili i tentativi di rianimarlo da parte dei volontari. Una scena terribile ripresa dalle telecamere di sicurezza della gelateria «Theobroma» che inquadravano proprio il punto della tragedia. Con la moto, un ammasso di lamiere fumanti, finita ad oltre quaranta metri di distanza dal punto d’impatto.

L’UDIENZA GUP

Non era presente in udienza, Patrick Gianasi. Per lui c’erano i suoi legali, gli avvocati Riccardo Carloni e Gianmarco Romanini. Di fronte al gup Riccardo Nerucci e al pm Antonio Mariotti, che ha seguito tutta la vicenda passo dopo passo con grande scrupolo e sensibilità, i legali dell’imputato hanno chiesto l’ammissione al rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena. La procura per Gianasi ha chiesto 6 anni di reclusione con l’accusa di omicidio stradale e, anche in considerazione del rito, il giudice dell’udienza preliminare ha condannato Patrick Gianasi a 3 anni di reclusione oltre alla sospensione della patente di guida per 2 anni e 8 mesi (poco dopo l’incidente la Prefettura aveva sospeso per 12 mesi il permesso di guida).

RISARCIMENTO

La famiglia dell’imputato - persone di grande dignità - si è adoperata affinché la compagnia di assicurazione risarcisse integralmente il danno. Inoltre, a titolo personale, per dimostrare il profondo dolore per l’accaduto (un gesto non frequente anche in casi come questo) hanno deciso di devolvere una cifra (ventimila euro) all’associazione Onlus «Il Sorriso di Francesco» fondata dai familiari del giovane deceduto, in particolare dalla Marilena Marcalli e dal babbo Davide Tontini, carabiniere a Castelnuovo. Parte della donazione verrà impiegata per acquistare mascherine, guanti e altri presidi da donare alla Misericordia di Barga dove mamma Marilena da anni è un’autentica colonna.

L’AFFIDAMENTO

Patrick Gianasi, proprio in ragione della condanna, molto probabilmente dovrà essere ammesso al regime dell’affidamento in prova ai servizi sociali. Una misura alternativa alla detenzione che, in omaggio alla funzione rieducativa della pena, mira a favorire, attraverso una minore compressione della libertà personale, il reinserimento sociale del condannato.

IL GIGANTE BUONO

La tragica fine di Francesco Tontini, per amici e conoscenti «Il Gigante Buono», colpì profondamente l’intera comunità della Valle. E nel suo nome venne pubblicato un libro che rese pubblici i pensieri, le frasi affettuose, le testimonianze scritte dagli amici del diciottenne che doveva cominciare il servizio civile in Misericordia assieme alla mamma e che, nel suo breve passaggio terreno, ha lasciato tracce indelebili. —

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