Non solo ristoranti e bar: in strada tutti i negozianti

Manifestazione in piazza Napoleone: «Saremo qui ogni settimana». Una delegazione è stata ricevuta dal prefetto: «Vogliamo solo lavorare»

LUCCA. Non si ferma la protesta degli esercenti lucchesi che mercoledì si sono dati appuntamento alle 18.30 in piazza Napoleone, per manifestare il loro dissenso verso le ultime disposizioni del Governo che impone la chiusura alle 18 delle attività di bar e ristorazione. Tra i manifestanti anche rappresentanti di altre categorie commerciali, del mondo dell’arte e dello sport e tanti cittadini comuni che hanno voluto esserci per esprimere la loro solidarietà.

Un sit in pacifico che comunque trasudava rabbia e disperazione, mentre i presenti scandivano lo slogan “vogliamo lavorare” e intonavano l’inno di Mameli. «Di questo passo finiremo tutti sul lastrico e sarà la catastrofe per la nostra economia, ma soprattutto per la vita di decine di migliaia di persone che non sanno più a che santo votarsi. Non vogliamo elemosine, perché abbiamo una dignità. Chiediamo solo di poter lavorare, senza essere considerati degli untori, visto che in questi mesi abbiamo seguito alla lettera tutti i protocolli di sicurezza indicati dal Governo che adesso ci volta le spalle, costringendoci a chiudere di nuovo bottega, mentre tasse e affitti continuano a correre. Non potete chiederci di scegliere tra il lavoro e la salute perché significherebbe che lo Stato ha fallito». Parole accorate di Stefania Riefolo del bistrot Artespressa in via Anfiteatro, rilasciate dopo l’incontro con il prefetto di Lucca che durante la protesta di mercoledì ha ricevuto una delegazione dei manifestanti.


«Se siamo arrivati a questo - commenta Riefolo - è perché la misura è colma e noi siamo esasperati. Vogliamo un confronto con le istituzioni e con le associazioni di categoria, poiché così rischiamo il collasso. Per questo, su suggerimento del prefetto, eleggeremo un rappresentante per ogni settore commerciale e chiederemo l’apertura di un tavolo di lavoro che ci permetta di interfacciarci con gli enti preposti, per pregarli di venirci incontro, anche cancellando (non sospendendo) utenze e tasse come quella dei rifiuti».

La protesta proseguirà il prossimo mercoledì, alla stessa ora e nello stesso luogo. «Così moriamo di fame» urla Susanna Franceschi, titolare del ristorante L’Anciua davanti alla tovaglia stesa sulla piazza, sulla quale poggiano piatti vuoti accompagnati dalle scritte: arte, benessere, commercio, turismo e cultura. «Siamo tutti alla stessa tavola e presto senza più niente da mangiare, perché questo Governo che ci ha messo in ginocchio, continua a spremerci e tartassarci» aggiunge Riccardo Isola del ristorante “L’Isola che non c’era” ricordando che quella in atto è una manifestazione per la democrazia e «se lo Stato ha deciso di chiudere, deve venirci incontro economicamente, senza false promesse».

Furibondi Alberto Francesconi e Federico Lazzerini del Centro sportivo FrAlbe che ha dovuto mettere a casa circa 30 dipendenti. «Dopo averci fatto spendere - affermano - cifre importanti per mettere in sicurezza attrezzi e impianti che il recente controllo dei Nas ha certificato essere a norma». Avviliti anche Celestino Lazzarini del bar in piazza San Frediano e Gherardo Anselmi, storico ristoratore dell’Anfiteatro, mentre Alessandro Narducci della pizzeria Sbragia si ritiene un privilegiato, perché può contare sull’asporto. Anche Lorenzo Tealdi del negozio di abbigliamento Franco Montanelli è in piazza per solidarietà con i colleghi ristoratori, ma ricorda che la chiusura alle 18 penalizza anche il suo settore. —

Rossella Lucchesi
 

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