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Fratelli in quarantena, si rompe la caldaia e il tecnico non può ripararla: "Così siamo rimasti al freddo"

I due hanno chiesto (e ricevuto) l'aiuto del sindaco di Porcari: l'unica soluzione il trasferimento in un albergo sanitario

PORCARI. Chi è in quarantena è costretto a convivere con tutte le problematiche legate all’impossibilità di uscire di casa, ma rischia anche di vivere il grosso handicap di non poter far entrare nessuno a casa propria, anche quando è indispensabile. E così anche inconvenienti banali rischiano di trasformarsi in gradi problemi.

Un caso esemplare è quello avvenuto, e ancora da risolvere, a Porcari, dove si trova l’abitazione in cui si è rotta una caldaia, solo che in quell’abitazione vive una coppia di fratelli sessantenni, positivi al Covid, e quindi in isolamento domiciliare. Ma da lunedì, da quando il riscaldamento della loro casa è andato in tilt per un guasto, si sono trovati a vivere una situazione quasi kafkiana. Un fastidio non da poco considerando la stagione e l’impossibilità di poter fare anche una cosa banale come una doccia calda. I due fratelli non hanno potuto ricevere il supporto tecnico in quanto il caldaista, prima di poter fare la riparazione, ha chiesto che nessuno fosse presente in casa e che gli ambienti fossero sanificati. A quel punto i cittadini non sapendo come muoversi, si sono rivolti al sindaco Leonardo Fornaciari per trovare una soluzione. E l’unica possibile è stata quella di allontanare i positivi trovando loro un’altra sistemazione. Dopo due giorni il Comune, di concerto con l’Asl, è riuscito a trasferire i due fratelli in un albergo sanitario della Lucchesia come da protocollo anti Covid, ma desso resta da risolvere la seconda parte del problema: riparare la caldaia.


«Un esempio delle complicazioni nella vita quotidiana provocate dalla pandemia – commenta Fornaciari – un caso apparentemente semplice che è diventato piuttosto intricato visto che i due fratelli per riparare il guastohanno contattato una ditta specializzata, che si è detta disposta a intervenire soltanto in una casa vuota e sanificata. Una situazione che ha evidentemente creato un disagio ai proprietari che non potevamo stare in un’abitazione con una caldaia rotta. Senza contare il problema di chi può accedere nell’abitazione per pulire stanze e mobili. Quindi mi sono adoperato per dare una risposta urgente e grazie al rapporto con l’Asl, a un lavoro di squadra con il direttore Luigi Rossi e la struttura Acot che ringrazio, siamo riusciti a mettere i due pazienti in un albergo sanitario, in un luogo sicuro dove farsi una doccia calda».

Ma questo è solo l’inizio della storia. Adesso, una volta liberata l’abitazione, si dovrà trovare il modo di riuscire a riparare il guasto in sicurezza. «Ma dobbiamo trovare al più presto una soluzione per non occupare più del dovuto i due preziosi posti nell’albergo sanitario», sottolinea il sindaco Fornaciari. —