Il dottor Nicolini, dall’avamposto 118: «Prima l’onda, ora la marea che sale»

Il dottor Andrea Nicolini

Il responsabile delle centrale: aumentati gli interventi per patologie infettive e respiratorie, ma situazione sotto controllo 

Il suo è un punto di osservazione particolare, quello dell’avamposto, di chi vede lontano e avvista il nemico avvicinarsi. Sì perchè il dottor Andrea Nicolini è il responsabile del servizio 118 per la zona di Lucca, quella della Versilia e la provincia di Massa Carrara. Ed è alla centrale del 118 che arrivano le chiamate di chi sta male, di chi respira a fatica, di chi si accorge che quella tosse non è il tipico e passeggero male di stagione. Quelle telefonate, il loro numero e la frequenza con cui arrivano, gli interventi chiesti e fatti dagli operatori, sono la fotografia dello stato di salute della popolazione e, oggi, dell’epidemia.

Dottor Nicolini, avete vissuto il picco della scorsa primavera, poi avete preso una boccata d’ossigeno. E adesso in che condizioni siamo?


«Adesso siamo in una fase intermedia. Non siamo travolti da uno tsumami come è stato a marzo e ad aprile scorsi. All’epoca avevamo problemi anche con le forniture dei dispositivi, ora tutti quanti li hanno e questo dà un senso di sicurezza. Non solo, c’è una maggiore conoscenza del virus: adesso non ci colpisce di sorpresa. Quella di marzo e aprile è stata un’ondata, quella di adesso è, invece, una marea che piano piano risale. Per ora, e mi riferisco al 118, non siamo in affanno anche se si rileva un aumento delle patologie infettive e respiratorio. Aumento che, però, si evidenzia sempre in questo periodo dell’anno».

Una marea che sale lentamente. Quali misure sono state assunte per far fronte a quella marea in risalita?

«È stato convocato il tavolo toscano del 118 previsto dall’ordinanza regionale 83 e quel tavolo ha deciso di mettere in atto una serie di misure già assunte nella scorsa primavera. Misure che hanno dato prova della loro efficacia. Da lunedì, infatti, sono state riattivate le ambulanze Covid dedicate, h 24. A marzo e ad aprile erano due per la zona apuana, altrettante per quella lucchese e versiliese, adesso le ambulanze Covid sono una per zona, operative giorno e notte. Il personale in servizio sulle ambulanze è esperto: solo per la vestizione, infatti, è necessaria un’attenzione altissima. Le ambulanze Covid vengono utilizzate per accompagnare in ospedale pazienti di cui già si conosce la positività e che necessitino di ricovero. Si utilizzano inoltre per tutti i casi in cui, dall’intervista raccolta dal medico della centrale, si evidenzi la possibilità che il malato abbia contratto il Covid 10. Per ora la situazione ci appare sotto controllo, noi la monitoriamo costantemente , ogni giorno e, in caso di aggravamento, siamo pronti a mettere in atto ulteriori misure».

Ambulanze Covid, quindi. E quali sono i protocolli per gli interventi del 118 su pazienti che non manifestano sintomi ricollegabili al coronavirus?

«Dalla scorsa primavera, noi consideriamo ogni intervento potenzialmente a rischio Covid, anche quelli con pazienti traumatici a seguito di incidente. Per questo tutti gli operatori del 118 indossano mascherina chirurgica, occhiali o visiera, guanti e camice idrorepellente. Ci assicuriamo sempre che i pazienti assistiti, salvo che le loro condizioni di salute lo impediscano, indossino la mascherina».

Dopo la frenata dei contagi, qual è la sensazione adesso che il virus è tornato ad imporsi ?

«In primavera la sensazione era quella della paura. Adesso la nostra non è più paura, piuttosto è preoccupazione. Sappiamo chi abbiamo di fronte, conosciamo il virus. Ora abbiamo armi da usare».

Il contagi continuano a crescere. Lei saprebbe fornire dati sul numero di interventi eseguiti dal 118 per pazienti Covid positivi nell’ultimo periodo?

«Io posso fornire il dato relativo a tutti gli interventi effettuati per patologie respiratorie e infettive che includono anche quelli per Covid e che generalmente, in questo periodo dell’anno, registrano un incremento. La settimana scorsa sono stati effettuati 300 interventi di quel genere. Indicativamente nel 10% dei casi , la patologia si rivela collegata al coronavirus. Nello stesso periodo dello scorso anno, per fornire un raffronro, gli interventi per patologie respiratorie e infettive sono stati complessivamente 240. Si è verificato quindi un aumento importante, ma in questo momento la situazione in centrale operativa è pienamente sotto controllo». —


 

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