Dall’incendio alla crisi Covid, la lotta della fiorista: «Il negozio era distrutto ma ora è peggio»

Due anni fa le fiamme devastarono la sua attività “Fiordaliso” a Lunata: «Se non lavoro per i Santi e Natale dopo 35 anni dovrò chiudere» 

Sono passati quasi due anni dall’incendio che in un attimo aveva trasformato il suo “mondo” a colori in un cumulo di cenere grigia. Un incubo dal quale Patrizia Torre, fiorista e titolare da 35 anni del negozio Fiordaliso a Lunata, era riuscita a uscire e a rialzarsi riaprendo con tenacia la sua storica attività andata in fumo. Ora però, fra i vasi di fiori freschi, le piante verdi, i nastri e i fiocchi si è insinuato un altro spettro, ancora più sudbolo: quello della crisi economica legata all’emergenza sanitaria da coronavirus. «Riprendermi dopo l’incendio è stato più semplice - dice Patrizia Torre - avevo il sostegno di tante persone che mi hanno aiutata a ripartire. Un sostegno in alcuni casi solo morale ma preziosissimo. Ora è tutto diverso: regna la paura, le famiglie sono in difficoltà a livello economico e il fiore diventa un qualcosa a cui si può rinunciare. Come fai a contare su chi è più moralmente distrutto di te?». Le preoccupazioni di Patrizia sono quelle di un un intero settore legato a doppio filo agli eventi, alle feste e alle ricorrenze: matrimoni, comunioni ma anche lauree e meeting di lavoro. Niente di tutto questo, ormai da mesi, si svolge con la stessa portata del pre-Covid e gli effetti pesano nelle casse dell’attività. «Noi fioristi abbiamo avuto ripercussioni grosse . Anche i florovivaisti - aggiunge - ne hanno avute ma magari hanno potuto riconvertire la loro produzione puntando su frutta e verdura. E poi potevano vendere ciò che coltivavano. In generale però tutto il comparto legato al mondo degli eventi è in sofferenza. Io ho dovuto restituire acconti per matrimoni che non si sono celebrati: una decina sono saltati solo tra marzo e luglio. Dopo il lockdown abbiamo lavorato per la festa della mamma a maggio - continua - ma poi il calo degli incassi è via via aumentato anche perché c’è tanta incertezza. Chi ad esempio prima prendeva il mazzo di fiori freschi da portare al cimitero una volta a settimana quest’estate ha comprato una piantina verde che ha tenuto per mesi. Poi c’è la concorrenza della grande distribuzione che penalizza ulteriormente le piccole attività come la mia nella quale non ci si limita a incartare dei fiori ma si crea, come fa un artista».

Conti alla mano Patrizia, seppure sia un’inguaribile ottimista, sa che se il lavoro non ripartirà sarà costretta a fare delle scelte dolorose. «Il negozio Fiordaliso ha 35 anni - prosegue - e io vorrei davvero andare avanti ma se il mercato non ripartirà almeno per Tutti i Santi e per Natale è dura. C’è il rischio che debba chiudere. Per ora sto accumulando debiti: i clienti sono diminuiti e se vengono spendono meno. Per i pochi matrimoni che si sono celebrati finora bastava il bouquet e al massimo un centrotavola per il ristorante. Prima tra l’allestimento della chiesa e del ristorante incassavamo cifre ben diverse... . Per il prossimo anno qualche matrimonio è in programma e speriamo che si possano festeggiare. Per Tutti i santi poi c’è il problema è che i prezzi dei fiori stanno salendo: del resto i crisantemi ad esempio andavano piantati fra marzo e aprile quando era ancora tutto bloccato. Io credo comunque che i miei clienti non mi abbadoneranno anche se sono consapevole che anche il loro budget si è abbassato». A pesare di più sulle sue spalle della fiorista al momento sono le spese per le utenze: bollette da pagare e altri costi fissi da sostenere.


«Abbiamo troppe spese - dice - e quelle dovrebbero evitarcele. Io per fortuna non ho l’affitto da pagare ma mi metto nei panni di tanti altri commercianti che hanno anche quella spesa. Servirebbero delle agevolazioni, degli incentivi in modo che l’economia possa ripartire. Il nostro è un settore che è stato del tutto dimenticato. E invece noi fioristi siamo una specie di “cemento sociale” perché in tutte le occasioni della vita ci siamo: nascite, matrimoni, doni alle ragazze ma anche funerali. Incarniamo il senso del dono. E se questo cemento sociale si disgrega diventiamo degli automi, si disgrega l’umanità». —
 

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