Bar, ristoranti e pasticcerie si (ri)preparano a delivery e asporto

Sandra Bianchi, Stefano De Ranieri, la consegna di prodotti da asporto, Giovanni Martini e Mirko Tognetti

Clientela molto calata specialmente dopo il Dpcm 18 ottobre. Martini: «La seconda ondata può essere il colpo di spugna»

Si preparano per un secondo lockdown i titolari dei pubblici esercizi lucchesi. La sensazione che si stia scivolando verso una nuova chiusura, per chi ha un’attività al pubblico, si fa più palpabile di ora in ora, di minuto in minuto. «Un Dpcm dopo l’altro, si preannunciano nuove strette - dice Sandra Bianchi, responsabile provinciale di Fipe Confcommercio, settore bar e pasticcerie. Siamo veramente sotto stress. Sia tra i ristoratori che tra chi fa pasticceria, c’è già chi si muove per promuovere delivery e take away. Stavolta siamo più organizzati di sette mesi fa, ma ci auguriamo di non dover ricorrere troppo a queste forme di vendita perché significherebbe la situazione non è peggiorata». Negli ultimi giorni, in particolare da dopo il decreto della Presidenza del Consiglio del 18 ottobre che ha inserito il divieto di sostare in piedi nei locali dopo le 18, «si è visto un ulteriore calo di persone -aggiunge Bianchi-. Anche se è dalla settimana scorsa che le persone si vedevano meno in giro. Lavorare per l’asporto e il recapito a domicilio è comunque meglio che niente per garantire un po’ di lavoro e coprire le spese. Spero di arrivare va a fine lockdown e mi auguro che venga riconosciuto a noi, pubblici esercizi, un valore sociale importante. Siamo luoghi sicuri, dove si applicano tutti i protocolli».

Mirko Tognetti, titolare della Cremeria Opera, si è messo avanti col lavoro. «A dire la verità - spiega - dopo il primo lockdown non abbiamo mai smesso di fare consegne a domicilio, che però sono diminuite del 95%, e di vendere i nostri prodotti per asporto. Vogliamo implementare ulteriormente queste modalità: entro quindici giorni uscirà una app nostra, che servirà per ordinare e pagare, sia il delivery chel’asporto. Credo - continua - che entro quindici giorni ci sarà una nuova chiusura. Sono molto in contatto con colleghi del Nord, dove la situazione è peggiore che da noi».


Nei ristoranti non va meglio. Stefano De Ranieri, titolare della “Antica Trattoria Verciani” in via del Fosso ma anche dell’Osteria dello Stellario in piazza San Francesco, nota «un calo di lavoro importante nell’ultima settimana. Un esempio? La cena di stasera (ieri sera, ndr)? si tratta di un gruppo di miei clienti, un’azienda, che viene spesso e con molte persone. Per questa cena, da 40 persone si era già calati a 25 ma se tutto va bene, ne verranno 13. Con l’osteria, notiamo bene come si sia interrotto il circuito dell’aperitivo più ristorante o del ristorante e la successiva bevuta in un altro locale. Lo stop alle 18 per il consumo al bar senza tavolo ha molto modificato le abitudini di tutti. Da parte nostra, non possiamo che rispettare le regole e garantire la massima sicurezza ai nostri clienti». Quanto al delivery e all’asporto, «stiamo riprendendo a farli - aggiunge-. Seppure non avessimo mai smesso, eravamo certi che sarebbero tornati di moda. Questo periodo va affrontato con serenità e cercando sempre di costruire».

«Per delivery e asporto - commenta Giovanni Martini, barista e presidente della commissione Città di Lucca di Confcommercio - si possono organizzare alcune caterogie, mentre altre si preparano al disastro:dobbiamo ricordarci anche di loro. Se abbiamo retto un colpo, non so chi reggerà il secondo. Bisogna lavorare su soluzioni molto concrete e a livello nazionale. Anche se le stesse associazioni finora a livello nazionale non hanno fatto molto, soprattutto sono state efficaci le sedi locali. La seconda ondata del virus rischia di essere per molti la botta finale. Sarà molto dura: la normalità tornerà fra un po’ di tempo. Intanto bisogna aiutare tutti ad andare avanti». —
 

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