Puppa si emoziona ma rimane saldo: «Non mi dimetto da segretario Pd»

Il piùvotato dei dem aprirà un confronto nel suo partito: «Affronteremo i problemi nati con le candidature»

LUCCA. «Devo elaborare. Sono ancora confuso e felice». Usa il titolo di una canzone di Carmen Consoli il neo consigliere regionale Mario Puppa. Quarantanove anni, l’ex ragazzo della montagna, poi sindaco del Comune più piccolo della provincia di Lucca, Careggine, è entrato trionfalmente in consiglio regionale: 11.882 voti. «Mi sento pronto per ricoprire un ruolo che non dico non mi spaventi – confessa Puppa -. Un po’ come per il primo giorno di scuola. Il consiglio regionale è un organo legislativo, fa le leggi. Ne sento la responsabilità, oltretutto con i voti che ho avuto». Primo rappresentante dell’Alta Garfagnana in Regione, fa politica da un quarto di secolo.

«A 24 anni sono entrato nell’amministrazione comunale di Careggine – racconta -. Dagli anni Novanta, sono stato per quindici anni sindaco del mio Comune, poi presidente della Comunità Montana, vice presidente della Provincia con Luca Menesini, segretario territoriale del Pd. È stato un percorso in crescendo, ho scalato i vari livelli. Questo incarico arriva nel momento giusto: a quarantanove anni ho ancora molte energie da spendere. Sono orgoglioso del risultato raggiunto, un consenso andato oltre le aspettative, seppure durante la campagna elettorale avessi recepito molta vicinanza e affetto dagli elettori».


Una nube che offusca il suo successo personale però c’è, è un dato inconfutabile e riguarda tutto il suo schieramento: in provincia di Lucca, complessivamente, ha prevalso il centrodestra.

«Questa è la prima questione da affrontare: il centrosinistra in provincia di Lucca è stato sconfitto. In alcuni Comuni dobbiamo ricostruire il rapporto partendo dai giovani. Ne ho incontrati tanti durante la campagna elettorale che hanno fatto un lavoro significativo. Dobbiamo anche ricostruire i rapporti con il tessuto sociale, economico. Da parte mia, ci sarà la massima disponibilità a fare un gioco di squadra, a dialogare con tutti gli attori».

Quale sarà la priorità del lavoro che l’aspetta?

«Cercherò di fare un lavoro complessivo, un disegno di sviluppo che metta insieme necessità e opportunità. Internet veloce è lavoro, è istruzione e sanità. Viviamo in un mondo complesso che ha problemi complessi».

In campagna elettorale si era autosospeso dal ruolo di segretario territoriale del Pd. Ora che va in Regione, pensa di dimettersi?

«No, resto segretario territoriale del Pd. E una delle prime cose che farò adesso sarà proprio di aprire un tavolo di confronto per analizzare i problemi che sono insorti nella fase di scelta dei candidati».

Ancora strascichi della mancata candidatura di Marco Remaschi al consiglio regionale. La tensione è sempre forte?

«Alcuni sindaci hanno lasciato la tessera, è un dato di fatto. Io voglio fare un’analisi nel Pd territoriale nell’ottica di scegliere insieme un meccanismo di ripartenza, con un Pd unito e inclusivo, aperto».

Anche a lei un’ultima domanda più “leggera”. Festeggerà la vittoria? E in caso affermativo, come?

«Fosse per me, il mio desiderio sarebbe invitare a una festa tutti gli elettori e le elettrici che mi hanno votato. Cosa che non posso fare, penserò a un ringraziamento alternativo. Tutte le volte che sono stato eletto sindaco era facile: dopo la vittoria, invitavo tutto il paese a pranzo, circa cinquecento persone, di centrodestra, di centrosinistra, quelli che mi avevano votato ma anche quelli che non mi avevano votato, era bello fare una grande festa».

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