Chat degli orrori, indagati nove maggiorenni

Immagine d'archivio di un agente della Polizia Postale

Perquisizioni effettuate anche in un’abitazione della provincia di Lucca. Si scambiavano le immagini con dei minorenni

LUCCA

Chat degli orrori, nuovo filone: la procura di Firenze adesso indaga nove maggiorenni. Uno è di Lucca.


Tutto era partito qualche mese fa, dalla denuncia della madre di un 15enne versiliese: la donna trovò sul cellullare del figlio immagini e video di violenze, omicidi, mutiliazioni e abusi. A volte ai danni di bambini piccolissimi. Materiale raccappricciante di fronte al quale non rimase indifferente, anzi, andò alla polizia postale e segnalo tutto. Partì cosa l’indagine della procura minorile denominata dangerous imesges. Venerdì 10 luglio la polizia giudizaria effettuò perquisizioni in venti case sparse in 14 province italiane. Erano quelle dei ragazzini coinvolti dall’inchiesta: senza conoscersi si scambiavano attraverso Telegram e Whatsapp immagini e video pedopornografiche e violente. Tra loro anche tre lucchesi e un pisano. Dal analisi di telefoni e device, la Polizia Postale scopre che in quel commercio dell’orrore sono coinvolti anche dei maggiorenni. Da qui prende avvio questa seconda inchiesta, stavolta condotta dalla procura di Firenze e coordinata dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli. Nove persone denunciate per i reati di divulgazione, cessione, detenzione di materiale pedopornografico e per istigazione a delinquere aggravata.

In chat gli indagati si scambiavano consigli su come eludere le attività d’indagini della Postale ed erano attivissimi e avidi di entrare in possesso di immagini e video pedopornografiche sempre più cruente con neonati, bambini e adolescenti. “Che video hai?”, “…… avranno 12 anni, la più piccola ne ha 5 tipo….”, “Manda tutti i video pedo che hai”. Frasi che danno l’idea delle atrocità presenti in quei materiali.

Le perquisizioni, coordinate dal Centro protezione dei minori del Servizio Polizia Postale di Roma, sono state eseguite in Toscana, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Sicilia. Il più “anziano” del gruppo ha compiuto da poco 55 anni, il più giovane ne ha 19. Sono stati sequestrati decine di telefonini e computer, dalla cui perquisizione informatica sono emersi importanti riscontri, sia in ordine al possesso ed allo scambio di materiale pedopornografico, sia in ordine all’appartenenza ai vari gruppi sui social utilizzati per la cessione del predetto materiale. Analizzando il telefono di uno dei perquisiti è emerso la presenza di canali Telegram dove, per accedere ai contenuti pedopornografici, è necessario preliminarmente pagare 15 euro a canale per essere ammessi. —