La legge contro l’omofobia, scontro tra associazioni e vescovo

Romina Incorvaia (LuccAut), scrive una lettera a Giulietti il quale ha dichiarato, in merito alla proposta di legge Zan, «che l’attuale legislazione è sufficiente»

LUCCA. «Caro vescovo Paolo, le nostre vite dimostrano come le differenze siano seme che germoglia e cresce, se trovano un terreno che le rispetta e le nutre. Per questo, facciamo tesoro delle nostre diversità di opinioni: e siano esse da stimolo, nella nostra città, per proseguire quel dialogo colmo di rispetto, che il suo predecessore, il vescovo Italo Castellani, ha avviato anche nei nostri confronti con la stessa cura che ha contraddistinto sempre la sua azione». Inizia così la lettera aperta che Romina Incorvaia, presidente dell’associazione LuccAut (realtà che sul territorio si interessa dei diritti di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, asessuali e queer), indirizza al vescovo di Lucca Paolo Giulietti, in risposta a quanto da lui affermato in un video di Noi tv, a proposito della proposta di legge Zan contro l’omofobia e la transfobia. Giulietti infatti, riporta il pensiero dei vescovi italiani e afferma che «l’attuale legislazione sia più che sufficiente». «Grande rispetto per tutte le persone e le loro scelte d'identità - continua poi - ma intorno a questi temi occorre libertà di pensiero e di parola».

Affermazioni che hanno provocato una certa delusione in casa LuccAut. «C’erano anche molte persone della nostra comunità ad accoglierla con entusiasmo, alle porte della città, quando un anno fa è arrivato come pellegrino a Lucca – prosegue Incorvaia – abbiamo condiviso le sue parole di accoglienza quando, pochi mesi dopo il suo insediamento, ha chiesto rispetto e attenzione per le sorelle e i fratelli migranti. La stessa accoglienza che tanti omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali lucchesi abbiamo sentito, dopo anni di silenzio, dalla chiesa della città, guidata dal vescovo Italo: quelle braccia aperte che hanno avviato una stagione che allora forse era inedita; e che oggi invece tanti, come ad esempio il vescovo di Bologna Matteo Zuppi, portano avanti con tenacia. Negli anni scorsi siamo stati accolti nelle iniziative che si sono svolte in arcivescovato, organizzate dal gruppo "Camminando s'apre cammino": appuntamenti che hanno annodato il filo di un dialogo per noi considerevole, e che vorremmo proseguisse. Noi oggi sosteniamo con forza l’esigenza e l’urgenza di una legge che contrasti ogni discriminazione basata su orientamento sessuale e identità di genere – prosegue ancora – per questo domani (ndr, oggi), alle ore 18, saremo in piazza San Frediano, al fianco di tante e tante associazioni, e lo faremo con determinazione e rispetto». Incorvaia, nella lettera indirizzata al vescovo, riporta anche dei dati che raccontano qual è la situazione nel nostro Paese. «In un anno - dice - sono stati circa 400 i ragazzi e le ragazze dai 12 ai 25 anni, che hanno subito violenze dalla famiglia che ha scoperto la loro omosessualità. In soli cinque mesi, la stampa nazionale ha censito 119 storie di omobitransfobia, con addirittura 4 omicidi riconducibili al movente omobitransfobico. Secondo un recente studio, sono ancora il 15,1% gli italiani che hanno una visione negativa delle persone lgbt+. Nel mondo, sono oltre 70 gli Stati che puniscono l’orientamento sessuale con arresti, lunghe detenzioni e in alcuni casi con la pena capitale. Le discriminazioni sul luogo di lavoro, legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, sono ancora troppe, come ci ha ricordato, solo poche settimane fa, la testimonianza di un giovane educatore lucchese. Questo è il quadro in cui ci muoviamo – fatto di discriminazioni, e non certo di opinioni - e per il quale sollecitiamo un rapido intervento del legislatore. Un quadro che ben conoscono anche i preti lucchesi, le suore che animano gli istituti religiosi del nostro territorio, i catechisti: a cui tante persone come noi si rivolgono, per raccontare le sofferenze che subiamo». Dissenso nei confronti della proposta di legge Zan anche da parte dei consiglieri comunali di centrodestra Marco Martinelli e Simona Testaferrata che hanno presentato una mozione che sarà discussa in consiglio comunale: «Prende sempre più la forma di un guazzabuglio legislativo che non definisce alcun reato di discriminazione, lasciando ampi spazi a derive liberticide, e inserisce nell’ordinamento italiano il concetto controverso e privo di basi scientifiche di identità di genere». —
 

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