Veronesi e lo slancio per la politica: «Mi candido nel segno dei valori»

Il direttore d’orchestra, ex numero uno del Festival Pucciniano, si racconta: «Lucca è da sempre la mia seconda casa»

Il suo nome è come uscito dal cilindro all’ultimo momento. Un’ipotesi che si è materializzata alla vigilia della scadenza dei termini per il deposito delle candidature nel listino regionale degli aspiranti consiglieri del Pd della provincia di Lucca. Otto i posti assegnati dalla direzione regionale ai territori della Lucchesia e della Versilia. Ha espresso quattro nomi il primo (suddivisi equamente fra zingarettiani, l’editrice Francesca Fazzi e l’assessore regionale uscente Marco Remaschi, ed ex renziani, l’assessora di Lucca Valentina Mercanti e l’ex sindaco di Careggine ed ex molti altri incarichi Mario Puppa), tre il secondo (l’assessore camaiorese Simone Leo, l’ex presidente del Festival Pucciniano Adalgisa Mazza e Claudia Dinelli di Pietrasanta). Il maestro Alberto Veronesi, 55 anni, ex direttore del Pucciniano, fra i direttori d’orchestra più quotati a livello internazionale, lucchese per affezione, è l’ultimo nome entrato nella rosa degli otto. Un’autocandidatura nata da un profondo senso delle istituzioni e della politica a servizio dei cittadini, tra le fila di nessuna corrente, «anche se ho le mie simpatie», sottolinea.

Maestro Veronesi, come ha preso forma la sua idea di candidarsi al consiglio regionale per il Pd a Lucca?


«Molto semplicemente dal fatto che sono trent’anni che la mia famiglia ha avuto e ha residenze in Lucchesia, in particolare a Ponte a Moriano. Mio padre aveva una dimora qui, anche i suoi fratelli e sorelle. Alcuni miei cugini ci vivono tutt’ora, stabilmente. E così per me Lucca è sempre stata una seconda destinazione, oltre Milano. In Versilia ho portato la mia esperienza professionale da tanti anni. Nel momento in cui si è parlato di questa possibilità della candidatura, mi sono reso disponibile nell’ottica di quello che penso in generale della politica. E cioè che è necessario restaurare l’idea di cittadinanza. Ho avuto la possibilità di stare a fianco di amministratori che sono campioni del pragmatismo, il sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro e il sindaco di Milano Beppe Sala. Entrambi esprimono un’idea di politica forte e per me sono i miei maestri. La mia è un’idea di cittadinanza, di partecipazione, un’idea di affrontare i problemi senza esibire teorie ma risolvendoli. La penso così. Il filosofo John Stuart Mill sosteneva che “nulla di grande è fatto con piccoli uomini”. Io credo che abbiamo bisogno di grandi cittadini in Toscana, di una politica fatta per aiutare ogni cittadino a crescere in cultura e in saper fare, a crescere nell’inventare. Abbiamo necessità di avere grandi persone con cui avere a che fare».

Un’idea molto alta della politica, la sua.

«Lei mi vuole dire che non prenderò neanche un voto? (ride, ndr). Sono un vaso di coccio tra vasi di ferro, lo so, ma non mi importa. Per me è importante dare un contributo e l’idea di una cittadinanza che sia un modo per non rischiare di diventare sudditi di nessuno».

Si è consultato con i suoi maestri Del Ghingaro e Sala prima di formalizzare la candidatura?

«Sì, ne ho parlato con entrambi, consapevole che non sappiamo come andrà con le liste. Dipenderà dalle decisioni che prenderà la segreteria regionale. Come prevedono le regole, del resto».

È già stato candidato o eletto in altri contesti oppure è questa la sua prima esperienza da candidato?

«Sono stato eletto a Milano in consiglio comunale. Purtroppo l’impegno che avrei dovuto assolvere non poteva coincidere in quel momento con il mio impegno professionale. Ho comunque partecipato in altri modi, dando costantemente il mio contributo ad altri consiglieri. In questo caso è diverso, penso che bisogna puntare a raggiungere l’obiettivo. Nella mia carriera ho fatto tantissimo, tante grandi cose e tante cose piccolissime. Ora posso dedicarmi agli altri e alle istituzioni».

È iscritto al Pd oppure è un simpatizzante?

«Sono militante da tanti anni e sono iscritto, ho la tessera. Da cinque anni, a Milano, sono il segretario di un circolo del Pd. Penso che oggi sia difficile per un partito esprimere un’identità unica. La sinistra è fatta di tante tradizioni. Questo è un partito che interpreta la mediazione tra tante anime e ideologie del Paese, ma in un senso progressista».

Lei non si presenta come appartenente ad alcuna corrente, né zingarettiano, né ex renziano…

«Mi presento fuori da questa logica, anche se ovviamente nutro le mie simpatie. Sono vicino al mondo che si riconosce nell’area dem milanese. Anche se qui sono un discepolo di Giorgio Del Ghingaro». —




 

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