Associazione ambientalista contro l’apertura di cave di marmo

Secondo il “Grig” non possono essere accolte le varianti  per consentire l’attività in una serie di bacini estrattivi

VAGLI sotto

Quelle estrazioni non si hanno da fare. È quanto sostiene l’associazione ecologica Gruppo d’Intervento Giuridico onlus a proposito di Vagli dove il Comune, con una serie di delibere del consiglio, «negli ultimi mesi ha dato avvio alle procedure di varianti ai piani attuativi dei bacini estrattivi (i “Pabe”) di Colubraia, Carcaraia, Monte Macina, Monte Pallerina».


«Ma – si chiede l’associazione attraverso il suo presidente Stefano Delipieri – questi siti di cava sono realmente legittimamente utilizzabili? È bene ricordare che gran parte delle Alpi Apuane rientrano, oltre che nel parco naturale regionale delle Alpi Apuane, nella zona di protezione speciale “Prateria primarie e secondarie delle Apuane” dove, in linea di massima, non possono essere aperte nuove cave o riaperte quelle dismesse. Per le zone di protezione speciale, sussiste il divieto di apertura di nuove cave e si ampliamento di quelle esistenti».

Certo, vi sono delle eccezioni (previste da un decreto del ministero dell’Ambiente del 2007. Ma quali sono le cave escluse dal divieto? L’associazione lo aveva chiesto allo stesso ente parco e, sottolinea, «la risposta è stata chiara». A essere escluse dal divieto sono solo 2 cave: la Cava Piastramarina nel territorio di Minucciano e Cava Borra Larga nel Comune di Stazzema

«I piani attuativi dei bacini estrattivi concernenti Colubraia, Carcaraia, Monte Macina, Monte Pallerina – chiede ancora l’associazione – in corso di approvazione da parte del Comune di Vagli di Sotto interessano eventualmente anche la Zona a protezione speciale delle Alpi Apuane? ». Per avere una risposta il Gruppo d’Intervento Giuridico ha inoltrato un’istanza di accesso civico, informazione ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti alle amministrazioni pubbliche competenti: «L’istanza ha coinvolto i ministeri dell’Ambiente e per i beni e attività culturali, la Regione Toscana, la Soprintendenza di Lucca, il Comune di Vagli di Sotto, il parco naturale regionale delle Alpi Apuane, i carabinieri forestali, informando, per opportuna conoscenza, la Commissione europea e la Procura della Repubblica al tribunale di Lucca. Nel caso specifico del Comune di Vagli di Sotto, quali attività estrattive si vorrebbero attuare, vista l’ampia presenza della Zona a protezione Speciale sulle Alpi Apuane? Lo stesso Ente Parco e la stessa autorità che procedeva in sede di valutazione ambientale strategica avrebbero indicato quali ricadenti nella Zps le cave Carcaraia B, Carcaraia Arabescato (Bacino Carcaraia), Colubraia Formignacola, Fiaccolata (Bacino Colubraia), Collettino Vagli Ovest, Collettino Vagli Est (Bacino Monte Macina), Borella, Fossa dei Tomei A (Bacino Monte Pellerina)».

Insomma, quelle cave ricadrebbero in una zona tutelata, evidenziando una contraddizione tra ciò che si può fare e ciò che si vorrebbe fare.

«In proposito – aggiunge il Grig – non si è proprio compresa la posizione dell’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane che ha chiesto (con delibera del consiglio direttivo del primo marzo 2019) di ottenere dalla Regione Toscana un’interpretazione di manica larga per l’attività estrattiva nella Zona a protezione speciale. Il ruolo del Parco naturale è quello di proteggere l’ambiente delle Alpi Apuane, già fin troppo massacrato dalle cave di marmo, o quello di favorire l’attività estrattiva? ».

«L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – chiude il suo presidente Stefano Deliperi – auspica un intervento risolutivo delle amministrazioni pubbliche competenti per l’inibizione definitiva delle attività estrattive non consentite nella Zona a protezione speciale». —



La guida allo shopping del Gruppo Gedi