Morti nell'incidente: Samuele e Amedeo, amici dalle medie tra calcio e musica

Amedeo Favilla e Samuele Leto

I due diciassettenni morti nello scontro di Lunata si erano conosciuti adolescenti nelle aule di Camigliano e da allora sono cresciuti assieme

CAPANNORI. Aveva da poco parlato al telefono con la madre Patrizia: «Torno presto, stai tranquilla». Samuele Leto, 17enne di Segromigno, ci teneva a non far preoccupare i suoi. Non che ce ne fosse particolare motivo, ma quando i ragazzi sono in giro i genitori stanno in ansia. È una sorta di ineluttabile assioma matematico. E a lui questo non piaceva. Samuele stava giusto prendendo la via di casa a bordo dello scooter guidato dall’amico Amedeo Favilla di Gragnano, 17 anni ancora da compiere, quando la vita di entrambi ha incrociato la tragedia.

Un paio di secondi in più o in meno e niente sarebbe accaduto. Loro sarebbero tornati alle rispettive case e Marco Lencioni, 38enne di Zone, avrebbe proseguito il tragitto lungo la Pesciatina. Ma la vita a volte è ingiusta e con questi tre sfortunati protagonisti – e con le loro famiglie – lo è stata in modo vigliacco.

Diciassette anni, un’età inquieta, di passaggio, in cui da ragazzi ci si prepara a salire quei gradini che ci portano a essere uomini. Amedeo e Samuele stavano affrontando insieme il percorso e crescevano a vista d’occhio: basta dare un’occhiata alle loro foto sui social, con i volti che si modificano da un mese all’altro diventando sempre più affilati e definiti.



I due si conoscevano sin dai tempi delle scuole medie a Camigliano: Amedeo arrivava dalle elementari di Gragnano, Samuele da quelle di Segromigno. I due si annusano, si piacciono e cominciano a frequentarsi. Crescono insieme, condividendo interessi, passioni e amicizie. Anche alle superiori prendono la stessa strada: Iti Fermi, anche se poi Samuele decide di passare al Giorgi, ritenuto più congeniale. Il 17enne di Segromigno ha un’inclinazione per il calcio e prova a metterla a frutto sul rettangolo verde: per un anno veste la maglia della Folgore Segromigno, la squadra del paese. Non se la cava male e così l’anno successivo veste i colori della Junior Lucchese, la società satellite della Pantera rossonera, in cui arrivano gli under 14 più promettenti della zona. Successivamente passa al San Filippo. Messo da parte il pallone, Samuele scopre una nuova passione: la musica. "Meglio fare che dire, tu stai solamente a parlare", sono parole di un pezzo di Capo Plaza, esponente di quella nuovo genere chiamato “trap”: voce modificata con l’autotune e testi forti, dissacranti e provocatori ne segnano il successo tra i giovani. Samuele era uno di questi, tant’è che ha messo quelle parole nel suo profilo Instagram. Subito dopo la tragedia a casa della famiglia Leto, in via Angeli, arrivano parenti e amici per stringersi attorno al dolore dei familiari.

Il padre Domenico, 59 anni, originario di Cirò Marina, la madre Patrizia Tamagnini, 54 anni, nata a Pieve Fosciana e il fratello maggiore Nicodemo, 29 anni, sono affranti. Per dargli conforto arriva anche don Damiano, il parroco di Segromigno. «Conoscevo bene Samuele – dice il parroco – l’avevo seguito per il catechismo fino alla cresima: era un ragazzino tranquillo». Attorno alla casa si radunano anche gli amici: «Era un tipo scherzoso, compagnone – dicono cercando di tirar fuori le parole da un dolore troppo grande– Un ragazzo che stava volentieri in gruppo».

La tragedia ha sconvolto anche la famiglia di Amedeo Favilla, a Gragnano. Il padre Cesare, 55 anni, è un tecnico specializzato che lavora con le macchine da cartiera, girando per la Piana e facendo spesso trasferte anche fuori Toscana. La madre Federica Bertolozzi, 56 anni, fa la casalinga: ha smesso di lavorare per crescere i figli. Sono una famiglia molto conosciuta in Lucchesia (anni fa vivevano in centro a Lucca) e attiva nella società civile. Babbo Cesare frequenta la comunità di Sant’Egidio: si occupa della mensa per i poveri e anche la moglie Federica dà una mano. Nel 2019 facevano parte della delegazione della comunità che è andata a Madrid per l’incontro internazionale “Peace with no Borders”. C’erano anche Amedeo e il fratello maggiore Lorenzo, 19 anni. «Sono gente dal cuore d’oro – dice una persona che ha li frequentati in quel viaggio – Amedeo era un ragazzo alto e con una voce particolare. Era molto legato al fratello. Non ci sono parole per questa tragedia». 


 

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