Il sindaco del '94: "Ecco come svuotammo il lago di Vagli"

Ilio Domenico Giorgi, ex primo cittadino, lancia un appello affinché allo svuotamento collaborino strettamente Enel e altri enti

VAGLI. Sembrava una speranza vana. Invece, la notizia che tutta la Garfagnana, tutta la Valle attendeva da quasi tre decenni è arrivata domenica pomeriggio: il lago di Vagli sarà svuotato, molto probabilmente già nell’estate 2021, riportando alla luce il paese sommerso di Fabbriche di Careggine.

L’ultima “apparizione” fu nel 1994 quando a Vagli era sindaco Ilio Domenico Giorgi, in carica dal ’90 al ’95, e chi meglio di lui può raccontare cosa successe allora e soprattutto a quali criticità si rischia di andare incontro oggi? Nel ’94 si stimò un afflusso di un milione di persone: oggi, con la forza di internet e i social, si fatica a pensare a quanti turisti potrebbero arrivare sulle strette strade della Garfagnana.


«Ci misi 4 anni a programmare l’estate del 1994 – racconta Giorgi – stavolta c’è molto meno tempo; mi auguro che gli amministratori riescano a organizzare l’evento, di portata mondiale. Allora rimasi praticamente solo, stavolta serve coinvolgere tutto il territorio».

Dopo il ’94, si attendeva lo svuotamento del lago per il 2004 perché programmato ogni 10 anni. Ma la crescita tecnologica dei sistemi di manutenzione delle dighe, ha permesso a Enel di rimandare l’appuntamento visto che l’acqua di Vagli è preziosa, specie in estati molto calde, per gran parte della regione. Giorgi ricorda bene quella “calda” estate: «Non riuscii nemmeno a fare tutto quello che volevo – dice l’ex sindaco – coniai il Vaglino d’Argento, mentre non portai a termine un francobollo celebrativo di tutti i paesi sommersi d’Italia. Fu un evento unico, i problemi non mancarono ma riuscimmo a gestire tutto al meglio. Per anni le attività della Valle, da Ponte a Moriano a Vagli, se mi riconoscevano mi offrivano da bere o il pranzo per i benefici che avevamo portato a tutta la zona».

Che numeri ci saranno oggi con i social? «Non lo so - spiega Giorgi -, ma dobbiamo fare attenzione perché internet dà e toglie. Si fa presto ad avere una pubblicità negativa. Non si può lasciare sola l’amministrazione di Vagli. Mi aspetto che gli altri enti ed Enel vengano in “soccorso” perché gestire tali afflussi in una realtà come la Garfagnana è tutt’altro che semplice. Ma oggi anche l’informatica può aiutare».

L’invaso formato dalle acque del torrente Edron sarà svuotato probabilmente già nel 2021 per lavori di manutenzione e un accordo firmato dall’allora sindaco Puglia con Enel e reso noto domenica. Chissà in che condizioni sarà il paese sommerso, dal ponte sull’Edron lungo la via Vandelli alle case fino al campanile e alla chiesa di San Teodoro.

La storia inizia nel 1755 quando il duca di Modena Francesco III esentò la popolazione da tasse e servizio militare e la vita continuò nel paesello fino al 1946 quando iniziò la costruzione della diga terminata nel 1954: una diga di 92 metri tra le più imponenti d’Europa. Sotto i 43 milioni di metri cubi d’acqua dell’invaso, il paesello. «Già nel ’94 vennero da tutto il mondo – ricorda Giorgi – Giappone, Norvegia, troupe statunitensi della Cnn. Nel ’90, appena rieletto per la quarta volta avviai un’opera di sensibilizzazione di tutte le amministrazioni della Garfagnana, della confinante Versilia e della vicina Lunigiana per organizzare lo svuotamento del 1994. Rispose presente solo l’Apt Lucca e la Salt presieduta dall’onorevole Loris Biagioni. Organizzammo tanti eventi: l’illuminazione notturna con Enel, un ampio parcheggio e un servizio di navette, segnaletica a Lucca, in Versilia e Aulla. Ci fu il Vaglino, la moneta che abbiamo dato a tutti i giornalisti venuti per l’evento, coinvolgemmo la rivista Topolino per ragazzi con lettere da tutta Italia. Pensammo anche al nostro marmo con un simposio di scultura. Enel organizzò anche un concerto nell’invaso. A 26 anni da allora, permane amarezza per essere rimasto solo. Al concerto venne solo il sindaco di San Romano, Eugenio Mariani. Mi auguro che stavolta si possano abbattere i “campanili”, serve una Garfagnana unita». —
 

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