Mondo agricolo preoccupato per il proliferare dei selvatici

Per lo stop alle attività umane e la riduzione degli interventi di contenimento si sono formati grossi branchi di cinghiali e di caprioli, con effetti devastanti

lucca

Uno degli effetti più curiosi del “tutti fermi” è rappresentato dalle conseguenze che lo stesso ha avuto sul mondo animale. Anche la fauna selvatica è rimasta disorientata dall’inattività umana, con comportamenti insoliti, come l’arrivo di animali a ridosso o anche all’interno dei centri urbani. Ma se questo fenomeno appare simpatico visto da chi vive in città, per chi vive in e di campagna, rischia di avere tutta un’altra lettura. Senza persone a tenere lontana, con la sola presenza, la fauna, e anche con le attività di contenimento di fatto ferme, si temono conseguenze pesanti sul mondo agricolo. E i prossimi giorni ci diranno quali saranno questi effetti, e la preoccupazione è tanta.


«La situazione era già problematica in passato – spiega il presidente di Coldiretti Lucca Andrea Elmi – i frequenti avvistamenti testimoniano u ulteriore avvicinamento all’uomo, e si stanno cominciando a vedere i danni. E gli animali si sono riuniti in branchi, anche di decine e decine di esemplari. Anche a me, andando nella mia azienda a Careggine, mi è capitato di incontrarne qualcuno di questi branchi. E potete immaginare quel che resta se ti attraversa il campo coltivato un branco di 50 caprioli (che si nutrono di quel che si è seminato), o uno di 50 cinghiali, che distruggono tutto quello che trovano sul loro cammino».

Insomma, oltre agli effetti legati alla crisi economica, il coronavirus rischia di colpire anche in questo modo il lavoro di chi di agricoltura vive (e, a ben guardare, tutti noi viviamo di agricoltura). E il tutto senza tener conto dei danni agli ecosistemi e anche alla tenuta idrogeologica del territorio.

Anche Confagricoltura si dice parecchio allarmata per la situazione. «Un disastro, gli ungulati stanno distruggendo indisturbati le nostre colture: questo l’allarme dell’associazione di categoria che chiede alla Regione Toscana un’azione urgente per il contenimento della fauna selvatica, nonché la modifica dell’ordinanza regionale che in questo periodo di emergenza per il coronavirus consente la caccia di selezione solo alla polizia provinciale e alle guardie venatorie volontarie. «Non bastano assolutamente – dice il presidente di Confagricoltura Toscana Marco Neri – è necessario allargare il permesso anche ai cacciatori autorizzati e iscritti nel registro per gli interventi a tutela delle produzioni agricole».

In questo senso a Firenze è già stato aperto un tavolo. «Siamo soddisfatti di questo confronto e di come la Regione abbia accolto le nostre proposte – aggiunge Neri – ma ci auguriamo che alle parole seguano velocemente i fatti»

I germogli infatti rappresentano il pasto più prelibato per gli ungulati. Un capriolo, per esempio, è in grado di mangiare fino a 15 chili al giorno di germogli di vite (i più apprezzati dagli animali). La densità di popolazione di caprioli, daini e cinghiali, sotiene Confagricoltura, è aumentata in modo preoccupante. «Difficile stimare i danni, ma di sicuro abbiamo superato ampiamente quelli dell’anno scorso. È necessario intervenire subito a ogni livello per far ripartire in maniera più incisiva e con tutti i mezzi a disposizione le azioni di contenimento». —



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