Lucchese muore di Covid in una rsa di Massa: la rabbia dei familiari

«Siamo stati avvertiti tardi». Il genero e la figlia dell’uomo preannunciano un esposto: «Non ci hanno detto che mio padre stava male»

LUCCA. «Ci hanno chiamato il sabato per avvertici che lo ricoveravano in ospedale e il giorno dopo era già morto». Gaetano Spadaro imprenditore ed esponente politico locale a Capannori, in Lucchesia, sintetizza con queste poche frasi la triste vicenda che ha riguardato il suocero, Aldo Benedetti, 90enne di Capannori.

L’anziano è morto domenica scorsa all’ospedale delle Apuane a seguito di un’infezione da coronavirus. Era ospite di Villa Andrea, una rsa di Massa dove il Covid ha fatto incetta di anziani: 22 positivi. Un dato che ha costretto l’Asl Toscana Nord Ovest a subentrare nella gestione della residenza per anziani, che pertanto è stata trasformata in una struttura Covid di cure intermedie di terzo livello.

Aldo Benedetti è una delle vittime della strage silenziosa che il virus sta compiendo nelle case di riposo di tutta Italia. Il genero Gaetano e la figlia Paola, però, vogliono vederci chiaro: il modo in cui è stata gestita la positività al Covid del loro caro proprio non va giù. Per questo preannunciano un esposto alle forze dell’ordine.

«Mio padre era ricoverato a Villa Andrea dal giugno dello scorso anno - spiegano, addolorati Paola e Gaetano – Aveva avuto dei problemi di salute da cui si era ripreso e negli ultimi mesi stava abbastanza bene. Quando è scoppiata l’emergenza la struttura ha stoppato le visite dei parenti: da allora non l’abbiamo più visto. Pochi giorni dopo questa chiusura, sarà stata la metà di marzo, ci hanno informato che mio padre era risultato positivo al Covid. Il personale di Villa Andrea ci ha rassicurato, dicendo che stava bene e non aveva sintomi. Però non ce lo facevano vedere. Ci siamo fidati: quasi ogni giorno ricevevamo informazioni dalla struttura ed erano sempre buone, non ci è mai stato detto che mio padre era peggiorato».

Sabato scorso, invece, è arrivata una telefonata di tenore opposto: «Ci hanno contattato – spiega Gaetano – dicendo che Aldo stava male e c’era necessità di ricoverarlo in ospedale. La telefonata del giorno dopo è stata l’ultima: hanno chiamato per dire che era morto».

Quello che non va giù a Gaetano e Paola è la gestione del caso e della comunicazione: «Se mio genero stava male avrebbero dovuto portarlo prima in ospedale. Visto come sono andate le cose evidentemente ci sono arrivati troppo tardi. Inoltre, noi non siamo mai stati messi al corrente del fatto che la situazione fosse grave, altrimenti saremmo intervenuti e avremmo detto la nostra. Lasciando per ultimo il fatto che il virus l’ha preso all’interno della struttura, dove mi risulta ci siano stati molti altri casi. Insomma, sono molte le cose di questa vicenda che ci lasciano interdetti e amareggiati, per questo faremo un esposto».

Classe 1930, per anni dipendente della Imballaggi Nottoli a Lunata, Aldo Benedetti viveva a Gragnano, in una casa da lui stesso costruita con fatica e passione in località Quattro Mura. Lascia i figli Sauro e Paola, quest’ultima operatrice sanitaria, e il genero Gaetano.

Quello delle Rsa è uno dei temi più delicati e controversi di questa emergenza coronavirus. Ne parliamo anche in altre pagine. —