Morti sulle Apuane, la disperazione dei genitori: «Letizia e Jeffrey si amavano ogni giorno come il primo»

Colleghi, conoscenti e familiari impietriti dal dolore per la morte della coppia, precipitata domenica dal monte Sella. Qualcuno ha deposto una rosa davanti al negozio in cui lei lavorava 

LUCCA. Sabato sera avevano cenato ad Arliano, a casa dei genitori di Jeffrey. Insieme, come sempre. Avevano parlato del loro prossimo viaggio in Costa Rica previsto per febbraio, dell’itinerario e delle tappe che avrebbero fatto, dell’avventura che avrebbero vissuto. Il giorno dopo avevano invece in programma un’escursione in montagna: un appuntamento fisso per Letizia Rossi e Jeffrey Grazzini che tutte le domeniche, ormai da diverso tempo, partivano, sempre insieme, a volte con degli amici, alla scoperta di nuovi sentieri e vette da raggiungere.

Ed è proprio su una di queste vette, per loro sinonimo di vita che, legati insieme, hanno trovato la morte. Jeffrey Grazzini aveva 51 anni, la moglie 47: entrambi originari di Sant’Alessio da poco si erano trasferiti in una casa in via dei Borelli. Il loro sorriso si è spento dopo un volo di duecento metri dalla cresta dell’Alto di Sella, sul versante massese delle Apuane domenica, intorno a mezzogiorno. «Erano innamoratissimi - racconta Nilo Grazzini, padre di Jeffrey - quando li vedevi insieme sembrava sempre che si fossero sposati il giorno prima... La passione più grande di Jeffrey era la montagna. Faceva passeggiate, trekking ed escursioni da 20 anni. Letizia invece aveva iniziato a seguirlo da qualche anno. Erano sempre insieme, a parte quando lavoravano. Non avendo figli ogni anno facevano almeno un viaggio: erano stati a Cuba, in Messico e in altri Paesi del mondo».

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Accanto a Nilo c’è la madre di Jeffrey, Mary Iammarone. Lacrime agli occhi ripensa alla cena di sabato, ai progetti del figlio, stimato dipendente della Geal. Sono da poco rientrati dall’obitorio di Massa insieme al fratello di Jeffrey, Nilo Jr. e ad altri familiari. «Mio figlio era socievole - racconta ancora Nilo - e per aiutare gli altri faceva di tutto. Era bravissimo e stimato sul lavoro, ben visto da tutti i colleghi. Amava viaggiare, stare all’aria aperta. Poi gli piaceva il sigaro toscano ma non è che lo fumasse, più che altro lo teneva in bocca...». Sui cellulari scorrono le foto di Jeffrey e Letizia: nella maggior parte degli scatti lo sfondo è una montagna, un bosco, la natura. In primo piano i loro sorrisi. «Mi ricordo quando si sono conosciuti - racconta ancora Nilo Grazzini - lui veniva al lavoro con me nella mia ditta e la vedeva sempre alla fermata dell’autobus. Avevo notato che la guardava rapito. E allora gli dissi: “Questa è la ragazza giusta per te”».

In realtà l’incontro fra i due avverrà poco più tardi quando Letizia comincerà a lavorare accanto al fondo in cui lavorava anche Jeffrey, che in quel periodo insieme al fratello aveva una ditta di impianti elettrici. Poi le nozze, in un baleno: è il 1992, lei ha 19 anni e lui 23. «Per il funerale non abbiamo ancora il nullaosta dal magistrato - racconta il fratello di Jeffrey, Nilo Jr. - hanno messo le cordate e i moschettoni sotto sequestro. Non sappiamo ancora se faranno anche l’autopsia. Noi l’abbiamo saputo dai carabinieri di Massa che sono venuti qui a casa dei miei genitori verso le 19.30 di ieri (ndr, domenica). Eravamo molto legati - dice con la voce che si spezza - l’ultima volta l’avevo visto per Natale. Era un po’ burbero a prima vista ma poi, una volta che ci entravi in confidenza era simpatico e ti strappava sempre una risata».

Sia Jeffrey che Nilo Jr. sono nati negli Stati Uniti, dove papà Nilo, di Lucca, e mamma Mary, originaria del Molise, si sono conosciuti, innamorati e sposati. Ma quando i due bambini erano ancora molto piccoli la famiglia si è trasferiti a Sant’Alessio dove tuttora vivono anche due sorelle di Nilo, Piera e Graziella. «È cresciuto nella casa qui davanti - racconta la zia di Jeffrey, Piera Grazzini - sia a mio nipote che a Letizia piaceva tanto viaggiare. Jeffrey era di poche parole ma era sempre a disposizione per aiutare in caso di bisogno. L’ultima volta ho visto Jeffrey e Letizia da lontano: stavano andando su dalla pieve ma non sono riuscita a salutarli perché erano troppo distanti e avrei dovuto urlare. Il suo hobby era soprattutto camminare. Era un uomo sano, pieno di vita. È stata una batosta, non ho dormito tutta la notte. Ogni tanto mi sono ritrovata a pensare: “Non è mica vero...”. Erano sempre insieme e il Signore li ha presi insieme». I genitori di Letizia Rossi vivono sempre a Sant’Alessio, in via dei Cotani. Letizia, insieme alla sorella più piccola Alessia, lavorava ormai da diversi anni nel negozio Primigi alla Coop di Sant’Anna. Al centro commerciale nessuno riesce a credere a ciò che le è capitato. Il negozio ieri mattina era chiuso per lutto. Ai piedi della saracinesca qualcuno, forse un cliente, ha lasciato una rosa bianca con un bigliettino: “Due angeli volati via troppo presto. Ciao Letizia, sarai sempre nei nostri cuori”. In tanti si fermano, un attimo: c’è ancora chi non sa cosa le sia accaduto e chiede informazioni, chi sa e ricorda Letizia lì, al lavoro, in negozio, col suo immancabile sorriso. «L’ho saputo dai colleghi domenica sera - racconta Sandra Simoncini, titolare dell’erboristeria - io ero cliente loro e lei nostra. Ho sperato fino all’ultimo che fosse un caso di omonimia e ancora non ci posso credere che non ci sia più. Aveva sempre una parola gentile per tutti e sorrideva tanto».

In un negozio poco più avanti, Ellegi calzature, lavora Angelica Tolu. Anche lei conosceva bene Letizia: erano state colleghe nella stessa attività commerciale in via Elisa. «Era una donna solare - dice - abbiamo lavorato insieme e ci conoscevamo da circa dodici anni». Irene, che lavora al bar della Coop l’ha conosciuta a Sant’Alessio. «Lei era più piccola di me - racconta - la conoscevo da ragazza ma poi ci eravamo un po’ perse di vista. L’ho rivista qui alla Coop, dopo diversi anni. Era una donna solare». Un commesso della Coop, Carlo Vitacolonna, non smette di fissare la saracinesca di Primigi abbassata. «L’ultima volta l’avevo vista qualche giorno fa - dice - ma ci vedevamo quasi tutti i giorni. Prendeva qualcosa da mangiare prima di andare al lavoro. Era sempre sorridente! - aggiunge commosso - io sto per diventare padre e avevamo fatto tutta la lista delle cose che mi servivano e che avrei preso nel negozio in cui lavorava. Era una donna molto positiva. Ho saputo che era morta domenica sera leggendo la notizia e poi ci siamo sentiti anche fra colleghi». Intanto, come confermato dai familiari delle vittime, la data dei funerali di Letizia e Jeffrey ancora non è stata fissata. «Vogliono verificare se le imbracature erano a norma - spiegano ancora i genitori di Jeffrey - per questo hanno sequestrato tutto. Siamo un po’ amareggiati perché siamo stati avvisati tardi domenica: siamo stati gli ultimi a sapere che nostro figlio era morto. Ancora non sappiamo dove sarà celebrato il funerale, se ad Arliano o a Mutigliano. Di sicuro il funerale sarà celebrato per tutti e due insieme e insieme saranno sepolti. Vivevano l’uno per l’altra...».

Un incidente, quello avvenuto domenica sulle Apuane, ancora tutto da chiarire. I due corpi, precipitati nel vuoto per duecento metri, sono stati recuperati a quasi 1.500 metri di altezza. Un punto considerato ostico la cresta dell’Alto di Sella, con moltissimi sassi e tante altre insidie. Magari una distrazione, un passo falso che ha fatto perdere l’equilibrio a uno dei due. E quella corda che li teneva uniti li ha tirati giù entrambi. Un escursionista lucchese era sulla parete opposta rispetto a quella in cui si trovavano Jeffrey e Letizia. Ha sentito l’urlo, di una donna, distintamente. «Era mezzogiorno e dieci - racconta - quando ho sentito quell’urlo straziante della ragazza. Sono sicuro perché avevo appena guardato l’orologio. Però dal punto in cui mi trovavo io non ho visto nulla. So che purtroppo alcuni escursionisti hanno assistito all’incidente. Si trovavano al rifugio Nello Conti e altri invece stavano percorrendo il sentiero dove sono precipitati. Io sono un escursionista, non un alpinista e posso dire che il percorso dell’Alto di Sella non è molto impegnativo dal punto di vista tecnico ma è molto esposto: c’è un bel precipizio e si cammina su una cresta molto stretta. Io non l’ho mai fatto». Nelle corti di Sant’Alessio tutti conoscono le famiglie Grazzini e Rossi. Attoniti, si stringono al loro dolore.