Da Nicola a Paolo: ecco tutti i vescovi a Lucca da inizio Novecento

Monsignor Paolo Giulietti, prossimo arcivescovo di Lucca

Attesa per l'ingresso, domenica pomeriggio, di monsignor Giulietti: arriverà a piedi da Capannori

LUCCA. Paolo Giulietti sarà il 114° vescovo di Lucca. Una diocesi con una grande storia, che ha il suo fulcro nella “città delle cento chiese” della quale Paolino, presumibilmente nel primo secolo dopo Cristo (secondo quanto riportano le fonti storiche) fu il primo vescovo. Lo stesso vescovo Paolino divenuto poi patrono di Lucca. Il 113° vescovo è stato monsignor Italo Castellani, che ha trascorso nella città murata sedici anni: eletto vescovo nel 1997 nella diocesi di Faenza Modigliana, nel 2003 il papa lo nominò vescovo coadiutore di Lucca con diritto di successione, poi arcivescovo titolare dal 2005. Il 19 gennaio 2019, papa Francesco ha accettato le sue dimissioni per raggiunti limiti di età e nominato suo successore monsignor Giulietti. La storia di Castellani a Lucca è grande è importante: adesso che tornerà nella sua Cortona, per godere un meritato riposo, poterà con sé il profondo affetto dei fedeli lucchesi. Castellani è stato un vescovo illuminato, che ha aperto le porte della Chiesa, che ha vissuto fra la gente, ha avviato il dialogo anche su temi nuovi per la società e per la Chiesa come le famiglie di fatto, è diventato un punto di riferimento per associazioni che si occupano di diritti di genere, di omosessuali e Lgbt. Castellani si è dedicato anche agli animali, istituendo ogni anno una speciale giornata.

IL SALUTO DI "DON ITALO"

Il saluto di “Don Italo”: l’intervista Sorridente e sereno, il volto aperto di chi è consapevole delle proprie certezze, del proprio operato. Si presenta informale don Italo Castellani - così ama essere chiamato, seppure il suo status nella gerarchia della Chiesa lo ponga molto più in alto (allo stato attuale amministratore apostolico della diocesi di Lucca e vescovo di Lucca per quattordici anni) - e rivela che anche adesso che sta per ritirarsi a Cortona, sua città natale, nell’imminenza dell’insediamento del nuovo vescovo monsignor Paolo Giulietti (il 12 maggio) continua alacremente a lavorare.

Monsignor Italo Castellani durante una processione di Santa Croce

«A Paolo - spiega - lascio a Lucca una Chiesa bella, che non è disattenta. È bella perché conferma il suo cammino nella fede, nell’accoglienza. È il percorso compiuto a renderla così». Da tempo, don Italo - che nel 2019 festeggerà cinquant’anni di sacerdozio - si dedica a un progetto innovativo: l’assunzione di responsabilità dei laici all’interno della comunità cristiana. È questo il valore aggiunto che lascia. Don Italo, in cosa consiste e a cosa mira l’impegno nell’assunzione di responsabilità dei laici? «Per una Chiesa viva, per noi è importante la formazione degli educatori. È necessario che i laici, battezzati, si assumano per la comunità cristiana le responsabilità che assolvono per la propria famiglia. Tradotto: un prete non può pensare a tutta l’amministrazione, che invece deve passare tutta sotto la gestione gratuita dei laici. Ai quali chiederemo di mettere la propria professionalità a servizio gratuito della comunità cristiana. Chi fa il catechista, chi fa l’idraulico, chi il geometra: ognuno può fare la sua parte. In Garfagnana ad esempio di sono 103 piccole parrocchie: c’erano 103 preti, ora un prete ha dieci parrocchie. Si forma un piccolo gruppo, tre persone, riconosciuto dalla comunità, che cura la preghiera, l’amministrazione e gli anziani, gli ammalati. Poi passa il sacerdote per il suo compito specifico, il perdono e la celebrazione eucaristica. Il progetto è questo».

Ci sono già alcuni gruppi riconosciuti? «Ne esistono già alcuni, ma sono gruppi di fatto, non ancora riconosciuti da me ma dal parroco sì». È una prospettiva innovativa per i nostri tempi, ma anche un ritorno al passato per certi versi. «Per il cristiano è un’occazione di riscoprire la bellezza di essere battezzato. Un’idea un po’ poetica, ma la strada è questa. Il progetto è avviato: questa è la comunità del futuro, e non per la mancanza di preti. Sono passaggi storici, e la Chiesa di Lucca è disponibile ad affrontarlo». Quali sono i suoi progetti personali per i prossimi mesi? «Al momento parto per Cortona, dove ho una famiglia e dove ho fatto il parroco per ventiquattro anni. Quindi avrò base a Cortona ma non mancherà l’occasione di essere a servizio della diocesi di Lucca quando ce ne sarà bisogno. Del resto è una distanza da percorrere in due ore di auto. E io ho due amori adesso nel mio cuore. Sì, due amori segreti, può scriverlo: uno è Lucca, dove sono stato vescovo negli ultimi quattordici anni e l’altro è Cortona, dove sono nato e cresciuto». Come vive questo momento di passaggio? «Semplicemente come un passaggio della vita, come un trasloco. Dopo questo che sto per affrontare, mi rimane quello verso il Padreterno. Vivo con grande fede questo momento. Ho bellissimi ricordi della Lucchesia, che mi ha fatto sentire uno di qui. Ho avuto riconoscimenti anche dalle istituzioni: Lucca mi ha conferito la Pantera d’oro, Viareggio il Burlamacco d’oro. Ho trascorso molte serate, negli ultimi tempi, in visita nelle parrocchie, mi fa molto piacere stare con le persone. E mi fanno molto piacere le parole che le persone hanno per me. Come l’altra sera, in farmacia: un giovane mi ha riconosciuto, mi ha detto che era dispiaciuto che partissi: queste parole mi fanno riflettere. C’è stato un bel rapporto con questa comunità. Io ce l’ho messa tutta, il Padreterno mi ha dato una mano». Come è cambiata la diocesi in questi anni? «È cambiata come la società, con tutta la velocità con cui cambia questo tempo. Siamo dovuti stare attenti e disponibili al cambiamento, soprattutto quello del mondo dei giovani: fanno fatica, in questo momento sono quelli che lo soffronto di più. Le statistiche dicono che i giovani sentono bisogno della propria famiglia, di focalizzare bene la loro affettività, sono attenti alla custodia del creato. Trovo questi bisogni positivi: i giovani li fanno intravedere, seppure in un mondo in cui regna l’incertezza dovuta a un’invasione massmediatica».

I VESCOVI DI LUCCA DA INIZIO NOVECENTO

Sono nove, compreso monsignor Giulietti, che arriverà domenica 12 maggio percorrendo la Francigena – come un pellegrino – da Altopascio passando per Porcari e da qui fino alla chiesa maggiore di Capannori. Da dove (intorno alle 14), insieme a mille giovani della Pastorale Giovanile, raggiungerà la Cattedrale di San Martino a Lucca (dove si svolgerà la messa solenne) soffermandosi prima a Santa Gemma, per incontrare i fedeli devoti alla santa e pregare con loro. Ogni vescovo ha lasciato a Lucca un’importante testimonianza di sé, una storia. Cerchiamo a scoprirli, in un breve cammino a ritroso nel tempo.

Bruno Tommasi: il vescovo che “recuperò” la Garfagnana
Nato a Montignoso (Massa Carrara) nel 1930 e morto a Viareggio nel 2005, è stato vescovo di Lucca dal 1991 al 2005. Di lui si ricorda il forte impulso pastorale e sociale che diede quando fu parroco di Sant’Anna tra gli anni ’70 e ’80, e il grande contributo alla formazione di tanti presbiteri come rettore del Seminario di Lucca. Tommasi è ricordato anche come vescovo “riunificatore”: si deve al suo episcopato infatti il ritorno della Garfagnana nella diocesi di Lucca, come anche la celebrazione del primo Sinodo Diocesano dopo il Concilio Vaticano II, con grande coinvolgimento della componente laica della società. Tommasi viene ricordato anche per il grandissimo impegno profuso per la pace e le missioni, con un primo riavvicinamento tra Arturo Paoli e la Chiesa di Lucca, nei primi anni del 2000.

Bruno Tommasi insieme a Italo Castellani

Giuliano Agresti: il vescovo della svolta ecumenica
Originario di Firenze, è stato vescovo di Lucca dal 1973 al 1990. Fu grande la sua passione per l’ecumenismo. “Quando arrivò a Lucca nel 1973 nominò un delegato diocesano per l’Ecumenismo – non era allora parassi ordinaria – perché introducesse questo tema nel tessuto della pastorale diocesana – si legge in un ricordo di don Piero Raffaelli, suo segretario e parroco di Montuolo, Cerasomma, Sant’Angelo e Fagnano, scomparso nel 2016 è morto a 75 anni -. Era una cosa nuova anche per i parroci. Quando divenni delegato, negli anni Ottanta ebbi personalmente la possibilità di toccare con mano quanto fosse difficile far capire ai parroci e ai laici, che l’ecumenismo è una dimensione della chiesa e della fede cristiana. Non è un qualcosa in più, non è un’opzione a seconda delle sensibilità… C’era bisogno di passare dal concetto di una chiesa statica, come era prima del Concilio Vaticano II, a una chiesa in movimento, che vive nel tempo, per cui lo sforzo di vivere i cambiamenti richiesti per poter annunciare con più efficacia la parola di Dio e le verità della chiesa. Alcuni parroci e laici, che non hanno capito e fatto proprio il messaggio della spina dorsale dello spirito ecumenico, sono rimasti chiusi nell’ovile parrocchiale a lisciare e curare le poche pecorelle rimaste, dimentichi di quelle più numerose che vagano fuori dall’ovile (cfr papa Francesco). L’eredità del vescovo Agresti mi sembra sia quella di vivere in una chiesa che cammina e lavorare insieme, mettendo a frutto i propri carismi secondo lo spirito del Concilio”, concludeva don Raffaelli. L’ultima fase della vita di Agresti ha lasciato un ricordo indelebile e suggestivo. Si racconta che il 13 settembre 1990, mentre a Lucca si svolgeva lo spettacolo pirotecnico che chiude la solenne celebrazione della Santa Croce, a Lucca arrivò un’ambulanza da Milano che trasportava il vescovo. Tornava a casa per morire qualche giorno dopo. “Fatemi bello, perché vado incontro allo sposo”, si racconta che abbia detto a Milano prima di partire. Morì cinque giorni dopo, il 18 settembre.

Monsignor Bartoletti insieme a Giuiliano Agresti

Enrico Bartoletti: il vescovo della canonizzazione
Anche lui fiorentino di origine, fu vescovo effettivo a Lucca per soli due mesi: dal 20 gennaio al 31 marzo del 1973. La sua presenza nella diocesi lucchese però fu molto più lunga: era stato nominato ausiliare di monsignor Antonio Torrini nel 1958, e con diritto di successione dal 1971. Nel 1972 era stato nominato anche segretario della Cei. Il cardinale Carlo Maria Martini disse di lui. “Enrico Bartoletti ha traghettato la Chiesa italiana sulle sponde del Concilio”. Per monsignor Bartoletti la causa di canonizzazione è iniziata a novembre 2007; la fase diocesana per la sua beatificazione si è chiusa nel 2016; la documentazione si trova presso la Congregazione dei Santi per essere valutata. Nel 2007, all’avvio della causa di canonizzazione, monsignor Italo Castellani, espresse «gratitudine ai numerosi vescovi, presbiteri e fedeli laici venuti oggi in questa Cattedrale. Monsignor Bartoletti ha lasciato il segno nella nostra chiesa locale e in tutta la chiesa italiana, in un tempo di formidabili cambiamenti e suggestioni sull'onda di grazia del Concilio Vaticano II». Poi specificò alcuni elementi che, dopo l'assenso della Santa Sede, lo hanno spinto a dare il via a questa canonizzazione «da parecchi anni le "virtù eroiche" del vescovo Enrico Bartoletti erano già segnalate da gruppi di fedeli o da singoli e all'unanimità l'ultimo Sinodo diocesano richiese di iniziare questa causa. Poi alla notizia del suo decesso nel 1976, vi è stato un grande accorrere di popolo: a Roma, a Firenze e a Lucca. Questo accorrere e partecipare di tanta gente, del popolo di Dio, ha significato che il vescovo Bartoletti aveva in qualche modo inciso nell'animo dei fedeli e dato un segno ed esempio ben comprensibile di fede e testimonianza evangelica».

Antonio Torrini: il vescovo contro il nazismo
Nativo di Fiesole, fu vescovo di Lucca dal 1928 al 1973. Un periodo storico importante quello attraversato da Torrini, che si trovo ad amministrare la Chiesa di Lucca durante il fascismo e la seconda guerra mondiale. Secondo le fonti storiche, osservando un comportamento tipico della Chiesa cattolica dell’epoca, evitò lo scontro diretto con le autorità fasciste ma fu critico verso alcuni atteggiamenti dell’epoca. Il 23 maggio del 1943 organizzò a Lucca una processione per la cessazione della guerra, in pieno scontro con lo spirito del regime, tanto che la questura di Lucca vietò la manifestazione. Inoltre sempre nel periodo dell’occupazione nazista, monsignor Torrini offrì ospitalità a sfollati e perseguitati, anche agli esponenti politici del Comitato di Liberazione nazionale, ma vietò che venissero nascosti per evitare rappresaglie sulla popolazione. Grazie alle sue richieste, Lucca fu dichiarata “città aperta”, per cui sulla città i bombardamenti furono meno pesanti che altrove. Nel 1951 queste sue scelte gli valsero la cittadinanza onoraria di Lucca. Viene ricordato anche per avere riformato la Luminara di Santa Croce, di averla resa più solenne.

Monsignor Antonio Torrini

Arturo Marchi: il vescovo fotografo
Il vescovo ferrarese (era nato nel paese di Copparo) fu a capo della diocesi di Lucca dal 1910 al 1928, fino alla sua morte (avvenuta il 4 febbraio 1928). Ordinato sacerdote a Bologna nel 1868 (era nato nel 1846), conseguì il dottorato in diritto canonico a Roma e successivamente fu nominato canonico e parroco della cattedrale di Bologna. Nel 1901 fu eletto vescovo di Reggio Emilia e nel 1910 fu promosso arcivescovo a Lucca. Persona di grandi interessi culturali, aveva una passione per l’arte e per la fotografia in particolare. Il fotografo emiliano Stanislao Farri, classe 1924, noto per avere studiato e indagato il territorio reggiano ha scoperto un aspetto sconosciuto ai più del vescovo Marchi: che era un fotografo. Accadde quando Farri si dedicò alla ricerca dell’iconografia di Sant’Antonio Abate e alle immagini devozionali del mondo contadino sempre nel Reggiano, nel 1988. Continuando la sua ricerca, la affiancò allo studio della fotografia a Reggio Emilia, giungendo a una scoperta singolare: le lastre scattate da Arturo Marchi quando era vescovo di Reggio Emilia. Una scoperta che ha comportato un lavoro di oltre dieci anni per il restauro delle lastre negative, oltre alla ristampa di più di mille immagini riguardanti la vita contadina del reggiano e del ferrarese.

Benedetto Lorenzelli: il vescovo divenuto cardinale
Bolognese, fu arcivescovo di Sardi e nunzio apostolico in Belgio e in Francia. Il 25 ottobre 1904 fu nominato arcivescovo di Lucca, dove fece ingresso a marzo del 195. Nel 1907 fu creato cardinale. Rinunziò al vescovato di Lucca nell’aprile del 1910. Da nunzio apostolico in Francia, a causa dell’interruzione dei rapporti diplomatici fra la Francia e la Santa Sede, rientrò in Italia e fu allora che fu nominato arcivescovo di Lucca (nel 1904, appunto). Fu elevato al rango di cardinale da papa Pio IX. Partecipò al conclave che nel 194 elesse papa benedetto XV.

Nicola III Ghilardi: il vescovo insegnante
Molto di più si conosce di Nicola Ghilardi, vescovo di Lucca dal 1875 al 1904. Era nato a Castiglione di Garfagnana il 7 marzo 1827. Si distinse soprattutto nell’ambito dell’insegnamento nel seminario, negli uffici delle curia vescovile e come stretto collaboratore del suo predecessore, il bergamasco monsignor Giulio Arrigoni. Il suo ministero episcopale iniziò il 15 marzo 1875, nominato da papa Pio IX arcivescovo di Lucca. Si trovò a governare la diocesi lucchese nel culmine dello scontro tra lo Stato liberale con la presa di Roma e con la Chiesa di Pio IX. Nel suo episcopato viene ricordato per l’atteggiamento conservatore, per il suo invito ai fedeli a non cedere alle massime dell’epoca, convinto che alla fine la rivoluzione avrebbe cessato i suoi nefasti effetti. Nei quasi trent’anni di episcopato fu molto presente in ogni parte della diocesi, con frequenti visite. Incoraggiò con forza l’associazionismo cattolico e caldeggiò molto l’istruzione catechistica del popolo. Rinnovò le costituzioni delle suore Ministre degli Infermi Barbantine della beata Maria Domenica Brun Barbantini e approvò la congregazione fondata dalla beata Elena guerra, le Oblate dello Spirito Santo Zitine. Cresimò Santa Gemma Galgani. Era molto vicino alle scuole cattoliche, specialmente nello studio della dottrina cristiana: sempre molto presente nelle Zitine e nelle Dorotee, nella scuola per artigianelli Matteo Civitali e in altre istituzioni benefiche.
 

L'ARRIVO DI MONSIGNOR PAOLO: IL PROGRAMMA

Monsignor Giulietti è atteso a Capannori dove, alle 14.45, incontrerà oltre 900 giovani della Pastorale Giovanile e oltre 290 Scout (ritrovo entro le 14) sul sagrato della chiesa. Il vescovo arriverà da Altopascio accompagnato da circa 50 pellegrini della Confraternita di San Jacopo di Compostella di Perugia e da altri 50 saranno i pellegrini della via Francigena che giungeranno con monsignor Giulietti.
Dalla Chiesa di Capannori il cammino seguirà il tragitto della via Francigena e saranno percorse, in dettaglio, le seguenti strade: via Carlo Piaggia, via di Ghello, via dell'immagine Farnocchia, via Vecchia Romana, via dei Paladini, via Romana, via di Tiglio e viale Luigi Cadorna.

Alle 16 è previsto l’arrivo al santuario di Santa Gemma all’Arancio dove il vescovo si fermerà per una sosta e per un momento di preghiera. Alle 17 riprenderà il cammino silenzioso: sarà attraversata la rotonda davanti Porta Elisa per percorrere poi via Elisa, via Santa Croce e via Cenami. Alle 17.30 in piazza San Giovanni è previsto il saluto di monsignor Giulietti ai rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Da qui si uniranno, per accompagnare il vescovo fino alla Cattedrale, i preti concelebranti.Alle 18 inizierà la celebrazione nella Cattedrale di San Martino. Da quel momento il vescovo Paolo Giulietti inizierà il suo ministero episcopale nell’Arcidiocesi di Lucca.

Dopo la celebrazione è prevista una merenda nei “pratini” di piazzale Arrigoni, aperta a tutta la popolazione. Sarà un momento di fraternità e di conoscenza reciproca a completamento di una giornata importante per tutto il territorio dell’Arcidiocesi. Lungo il percorso e durante la celebrazione saranno dispiegati tanti volontari delle associazioni del terzo settore. Le Misericordie della Lucchesia, della Garfagnana e della Versilia seguiranno l’andamento del pellegrinaggio con circa 40 volontari e due ambulanze. Durante la celebrazione, saranno circa 60 le persone in servizio. Saranno presenti anche tre squadre a piedi – due persone ciascuna – dotate di defibrillatore. Inoltre si aggiungeranno altre quattro ambulanze che si posizioneranno nelle zone adiacenti alla Cattedrale mentre, le due che hanno accompagnato i pellegrini, sosteranno in piazza Antelminelli. Le Misericordie si occuperanno anche del servizio navetta per le persone diversamente abili dall’ex Campo di Marte a piazza San Martino – e ritorno – con 12 pulmini. Il Comitato Santa Croce presterà servizio con circa 40 volontari che saranno attivi nei pressi della Cattedrale e all’interno della chiesa durante la celebrazione. In particolare aiuteranno durante la sosta in piazza San Giovanni e da qui fino all’ingresso nella Cattedrale. Si occuperanno inoltre dell’accoglienza delle persone alla celebrazione e di indicare le diverse postazioni predisposte in chiesa. I volontari poi si occuperanno della distribuzione del Notiziario delle Curia Arcivescovile, dell’inserto speciale e dei libretti delle celebrazioni con tre postazioni – piazza san Martino, piazza Antelminelli, snodo di piazza San Giovanni in direzione della Cattedrale.

Anche gli Scout del gruppo Agesci e gli Scout adulti del gruppo Masci, con circa 50 persone, presteranno servizio. In particolare, durante l’ingresso in Cattedrale, da piazza San Giovanni, e durante la distribuzione della comunione che sarà offerta anche all’esterno della Cattedrale. In questo ambito accompagneranno i sacerdoti con un particolare cartello per rendere visibile il luogo in cui recarsi per l’eucarestia (due postazioni, una all’interno e una all’esterno, saranno dedicate alla distribuzione della comunione per persone celiache).