Contenuto riservato agli abbonati

Lago di Vagli, l’ultimo svuotamento e il milione di visitatori nell’estate di Baggio e 883

Lo svuotamento del lago di Vagli nel 1994

Nel 1994 un milione di persone arrivò in Alta Garfagnana per visitare Fabbriche di Careggine. Ora in tanti sperano che Enel decida di svuotare l'invaso. Ma le possibilità sembrano poche

VAGLI SOTTO. L’estate di venticinque anni fa fu un’estate di prime e ultime volte. Mentre le radio sulle spiagge (ce n’erano ancora di quelle portate a spalla) passavano “The rythm of the night” dei Corona e “Come mai” degli 883, anche loro per l’ultima volta in versione duo, la politica viveva il primo governo guidato da Silvio Berlusconi. L’Italia si fermava per la Nazionale di calcio che nei primi mondiali fuori da Europa e Sudamerica, negli Stati Uniti, si giocò la finale con il Brasile ai calci di rigori (anche questo un inedito assoluto) maledicendo all’infinito il tiro alle stelle di Roberto Baggio. 

Fabbriche di Careggine

Nel mezzo di tutto questo in Garfagnana succedeva qualcosa che sarebbe entrato nella storia della nostra terra. Un giorno dopo l’altro, migliaia e migliaia di persone (la cifra solitamente indicata è di un milione) si arrampicava sulle strade della Valle del Serchio per arrivare a Vagli. Quell’estate di 25 anni fa, per l’ultima volta (ma allora, ovviamente, non lo si sapeva) Enel decise di svuotare il lago, rendendo visitabile il borgo fantasma di Fabbriche di Careggine, cancellato dall’inondazione controllata del torrente Edron fra il 1947 e il 1948. Ci furono domeniche pomeriggio nelle quali le auto venivano parcheggiate a chilometri di distanza dalle sponde del lago, e famiglie che arrivavano in mattinata con tutto l’occorrente per il pic nic sul fango seccato dal sole, in mezzo ai ruderi delle case e all’ombra del campanile squadrato della chiesina.

L'ULTIMA VOLTA

Quello che in pochi potevano immaginare è che quell'estate del 1994 sarebbe stata l'ultima nella quale il paese sommerso sarebbe stato visitabile - almeno per i successivi 25 anni. Il "miracolo" si era ripetuto per tre volte. La prima nel 1958, quando l'Italia stava per immergersi nel miracolo economico. La seconda, 16 anni dopo, nel 1974, quando il clima del Paese si stava avvitando verso gli anni di piombo. La terza nell'estate del 1983, proprio mentre per la prima volta Bettino Craxi si apprestava a varcare il portone di Palazzo Chigi. Poi il boom del 1994.

Dopo, più niente. Venticinque anni senza svuotamento e senza "pellegrinaggio" sulle sponde di questo paradiso in Garfagnana. Nel frattempo, però, qualcosa era cambiato. L'esplosione di Internet prima e dei social network poi ha contribuito a far conoscere la storia del lago di Vagli e del paese sommerso ben al di là dei confini della Garfagnana o della Lucchesia. Con una sorta di controindicazione: proprio sui social network si assiste sempre più spesso al tam tam sul possibile nuovo svuotamento del lago. E' successo, in forma ancora assai embrionale, nel 2004, a dieci anni dal fatidico 1994. Si è ripetuto, con molta più virulenza, nel 2014. E anche in questi primi mesi del 2019, a un quarto di secolo dall'ultima riemersione, in tanti si sono chiesti se questo sarà l'anno buono.

UN SOGNO DIFFICILE

In realtà, molto probabilmente anche per quest'anno il sogno è destinato a rimanere tale. Enel Green Power, la società del gruppo dell'elettricità che gestisce il grande invaso garfagnino, non risulta avere in programma uno svuotamento. Perché, come ha spiegato a più riprese negli ultimi anni, questa manovra è prevista solo in caso di emergenza o se il monitoraggio continuo della diga e degli impianti segnala qualche problema non altrimenti risolvibile. Per ora, queste condizioni non si sono verificate. Ma c'è anche un altro punto da tenere in considerazione. Con i suoi 43 milioni di metri cubi di capacità, l'invaso dei Vagli è uno dei più importanti dell'Appennino centrale, soprattutto in caso di siccità prolungate come quella del 2003. e, dunque, è difficile pensare di rinunciare a questa quantità di "oro blu" a cuor leggero.

IL LAGO RISCOPERTO

Nonostante questo negli ultimi anni intorno al Lago di Vagli, anche senza svuotamento, il giro turistico è aumentato. Il sindaco Mario Puglia, che a più riprese ha chiesto a Enel di abbassare il livello dell'acqua, ha creato da una parte il cossiddetto "parco dell'onore e del disonore", con una serie di statue che raffigurano personaggi della storia contemporanea, da Francesco Schettino a Vladimir Putin. Dall'altra, ha realizzato un ponte sospeso con parte del pavimento in vetro che collega le due sponde. Nell'ottobre del 2015, poi, un abbassamento del lago a causa della siccità di quel periodo fece riaffiorare alcuni edifici che non facevano parte dell'abitato principale, che si trova nella parte più bassa dell'invaso. Tuttavia, fu sufficiente per far arrivare a Vagli una piccola folla.

SOMMERSO DAL PROGRESSO

Ma dove nasce il paese sommerso di Vagli? Fabbriche di Careggine ha un'origine medievale e deve il nome all'attività di fabbro che per secoli fu sviluppata e prospera in questo angolo di alta Garfagnana, attraversato dalla via Vandelli che collega Massa con Modena attraversando l'Appennino.

Nel Novecento, quando queste lavorazioni erano ormai state abbandonate da tempo, il progresso segnò la fine di Fabbriche. Già durante il fascismo la Selt (poi confluita nell'Enel) aveva deciso di bloccare il corso del torrente Edron con una grande diga. Il prgetto venne ripreso dopo la guerra, a partire dal 1946. Progressivamente i circa 150 abitanti di Fabbriche di Careggine furono evacuati nel borgo di Vagli, che oggi domina il lago. Il processo fu completato nel 1953, quando la chiesa di San Teodoro, le case del paese e il ponte in muratura sull'Edron furono completamenti sommersi sotto 70 metri di acqua, consegnandoli al ricordo e alle immagini dei successivi svuotamenti. Fotografie che ormai, dopo 25 anni, cominciano a essere sbiadite.