Lucca, così è diventata la città degli artisti di strada: ecco chi sono e le loro opere

Kim Jong-Un e Donald Trump

Dai volti noti e meno noti di Random Guy alle poesie del Mep, fino alle foto del progetto Luma Faces: ecco come la città delle cento chiese è diventata un territorio di conquista per gli street artist

LUCCA. La strada e l'arte. A Lucca si sono incontrate ed è stato amore a prima vista. Anno domini 2016: sui muri dei palazzi compaiono i versi scritti da poeti anonimi che fanno parte del gruppo cittadino di emancipazione della poesia. Il MeP, nato a Firenze nel 2010, si pone come obiettivo quello di diffondere la poesia, di farla uscire allo scoperto portandola nei luoghi vissuti dalla gente: le strade. "Ad oggi la poesia non possiede, nella volgare società contemporanea, il ruolo che dovrebbe, per ragioni culturali e storiche, spettarle. E non perché essa non sia ancora portatrice della capacità di comunicare e suscitare emozioni, sentimenti e fantasie, quanto perché, sebbene si continui a scriverla, non si continua a leggerla, preferendo basso e vuoto intrattenimento a più nobili e faticosi esercizi d’animo e di pensiero": questo si legge nel manifesto del MeP che ha rappresentato per Lucca un primo slancio, un assaggio di quella cultura che ha trovato sui muri e nei vicoli stretti terreno fertile.

Il 2017 invece è stato l'anno di Blub, un artista probabilmente fiorentino (ha sempre mantenuto l'anonimato) che ha lasciato la sua arte sui muri lucchesi dipingendo la Venere di Botticelli ma anche la Gioconda, rigorosamente di colore blu e con la maschera da sub. In questo caso il messaggio è "Imparate a nuotare, come riesce a fare l'arte". Più recente invece la street art di Random Guy e Vincent Moro: un grafico il primo, un fotografo il secondo. A unirli, oltre alla scelta dell'anonimato, è il comune denominatore della strada: è qui che la loro arte prende forma. Negli stencil di Random Guy, che raffigurano Mario Son Sodo in veste di supereroe ma anche i tordelli in scatola e , c'è l'ironia che incontra il pop. Nei ritratti di Moro, fotografie di volti di "perfetti sconosciuti", la ricerca di tutto quello che c'è di straordinario, nell'ordinario. In poco più di un anno ne ha raccolti oltre 450: e sono tutte persone incontrate nelle strade di Lucca.

VINCENT MORO

È tutta questione di sguardi. Curiosi, maliziosi, profondi. Occhi che ridono, occhi che soffrono. Occhi che catturano e che si fanno catturare dall’obbiettivo a volte indiscreto di un fotografo lucchese che ha deciso di raccontare la sua città proprio dai volti dei suoi abitanti. Persone incontrate per caso, persone ordinarie che, se le guardiamo da un’altra prospettiva, diventano straordinarie. Persone che raccontano una città cosmopolita che ci scorre davanti senza farsi notare. Vincent Moro (ndr: pseudonimo scelto dal fotografo che preferisce mantenere l’anonimato), che nella vita quotidiana è un creativo che si occupa di comunicazione visiva, invece le scova, le intercetta e ne lascia traccia. Il progetto si chiama “Luma Faces” e viaggia su Instagram: oltre 450 ritratti, tutte fotografie scattate per le strade della città dal 1° gennaio 2018 a oggi.

I ritratti di strada di Luma Faces

Tra i volti “catturati”, qualche giorno fa, anche quello del sindaco Alessandro Tambellini. «L’ho incontrato per caso vicino a piazza della Pupporona - racconta Vincent Moro - era insieme a un altro assessore e ho pensato subito che sarebbe stato bello averlo tra i miei ritratti. Visto che lo scopo del progetto è dare un volto alla città lui non poteva certo mancare». Un progetto partito da quello che per i fotografi viene considerato un allenamento utile a migliorare la propria tecnica e che invece, scatto dopo scatto, incontro dopo incontro, si è caricato di significato diventando quello che Moro definisce “un esperimento sociologico”. «Il 98 per cento dei ritratti che ho realizzato - spiega - per me sono perfetti sconosciuti che ho fermato per strada. E questa per me è stata una sfida. Davanti alla richiesta di scattare loro una foto, c’è chi si è infastidito e non ha acconsentito, chi si è prestato ma senza mostrare troppa curiosità rispetto a quello che stavo facendo e chi invece si è interessato chiedendomi anche di inviargli la fotografia. Cosa che io faccio senza problemi anche perché questo è un progetto senza alcun fine di lucro». È il 1° gennaio dello scorso quando Vincent Moro realizza il primo scatto: è quello di una donna con gli occhi grandi e profondi. Bellissima. «Il contatto avviene per caso - racconta - mi cade lo sguardo sul viso e se ha una fisionomia interessante, un particolare che mi colpisce, scatto. Il risultato migliore lo ottengo quando incontro il loro sguardo nel mio obbiettivo. È un esperimento che contavo di portare avanti per un anno e invece mi sono reso conto che mi ha dato tanto e continuo a portarlo avanti. Spero che poi diventi una mostra... Lucca ha un volto cosmopolita: ci sono foto che sembrano scattate a Times Square e invece è il Fillungo». Autore, tra le altre cose, della contro-campagna dell’Enel diventata virale nel 2013, Vincent Moro ha lavorato nel gruppo Dada e poi per diversi anni in Veneto nel campo della moda. Tornato a Lucca «per amore», al momento lavora nel settore della comunicazione visiva. I suoi lavori da fotografo sono visibili anche sul profilo Instagram “Lumagenta” e in un assignment del National Geographic “Rethinking portraiture”. «Lucca ha il suo bel caratterino - dice - ma va saputa interpretare. Ha mantenuto una dimensione umana che mi piacerebbe non perdesse. In un periodo come questo vorrei che non tendesse a chiudersi».

RANDOM GUY

Giacomo Puccini con i pantaloni con i "risvoltini" tanto in voga tra i giovanissimi, il mitico Mario Son Sodo che diventa Super Mario indosssando una tuta di Superman e San René che altro non è che Renato, titolare del negozio di musica Sky & Stone in piazza Napoleone. Ma anche il ministro dell'Interno Matteo Salvini con delle banconote sugli occhi e la bandiera dell'Europa sullo sfondo. utti apparsi sui muri del centro storico di Lucca. Anzi, a essere più precisi sui pannelli dei cantieri di alcuni lavori in corso nella città, quelli che si mettono provvisoriamente prima di scoprire l’opera finita. Un mix di personaggi che a loro modo fanno parte della cultura popolare cittadina, senza distinzioni tra alta e bassa. E con un po’ di irriverenza come quella di "giocare" con il Maestro, arrivando persino a fare indossare al compositore di Nessun Dorma, icona della musica lucchese in tutto il mondo, un paio di jeans neri con i risvolti alla caviglia. Il murale è apparso davanti all’istituto musicale Boccherini. La firma è quella di Random Guy, nome d’arte di un artista lucchese di 25 anni. Professione grafico e web designer, Random Guy ha scelto di rimanere anonimo.

Lucca, i murales di Random Guy

«La mia passione più grande è viaggiare - racconta - l'arte di strada è molto diffusa all'estero anche perché i muri vengono messi a disposizione degli artisti. Qui non è così ma ho pensato che a Lucca mancasse un po' di colore. Così ho cominciato a realizzare i disegni al pc e poi, per incollarli utilizzo la tecnica dello stencil». Altri disegni sono presenti in piazza Grande su un pannello che delimita il cantiere per la ristrutturazione dell’hotel Universo. C’è anche Mario Barsotti alias Mario Son Sodo, eterno portatore di felicità, che gira per le stradine di Lucca con una radio accesa e un sacchetto in mano. A Lucca lo conoscono tutti ed persino al centro di alcuni servizi della trasmissione televisiva Le Iene, vittima di una truffa. In questo murale è ritratto in versione supereroe. «Questa notte un nuovo supereroe è arrivato in città, Son Sodo difendi Lucca dai nemici» ha scritto Random Guy sul suo profilo Instagram, dove sono visibili tutte le sue creazioni. «Li appendo sempre di notte, a orari improbabili - racconta - nemmeno i miei genitori sanno che sto facendo questa cosa. Preferisco rimanere nel mistero e nelle mie opere dò più importanza al messaggio. Il mio sogno è farlo anche in altre città. Una di queste potrebbe essere Pisa ma non escludo nemmeno di lasciare un segno anche all'estero». Mentre René Bassani, titolare del negozio di dischi Sky Stone & Songs, diventa San René, il santo protettore della buona musica, quella che rischia di scomparire tra le nuove generazioni, persi tra Mp3 e streaming su Spotify. Tra le opere dello street artist, che si definisce «solo un random guy che ama la street art», anche disegni più impegnati e antimilitaristi. Come quello che vede abbracciarsi Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-Un, che si sussurrano la promessa di una nuova guerra. Un’altra opera murale dell’artista ritraeva San Patrizio (festa del patrono d’Irlanda) che invitava a bere birra ma che dopo poche ore era stato rimosso.

Mario Son Sodo secondo Random Guy

«Attualmente ne ho realizzati sette - conclude Random Guy - ma ne sto studiando altri.  Quello di Trump è stato strappato e l'ho riproposto in via Santa Gemma. Poi ne ho fatto un altro, appeso nella zona della Torre Guinigi, con una coppia che si abbraccia mentre i due innamorati guardano ognuno il rispettivo smartphone. Sono tutti lavori che faccio non per diventare famoso ma per portare contenuti nuovi a Lucca. Mi piace rivisitare i personaggi in chiave ironica. Pensavo che la città fosse più chiusa e invece le persone stanno dimostrando di apprezzare quello che faccio».

BLUB

La Venere di Botticelli, il “Putto che suona” del Rosso Fiorentino, i Duchi di Urbino di Piero della Francesca. E poi il sorriso beffardo della Gioconda. Tutti rivisitati in blu, tutti con la maschera da sub ben calcata sul volto. E tutti sui muri di Lucca da mesi, certo non inosservati. La firma è di quelle note nel campo della street art. Si tratta di Blub una artista (probabilmente dell’area fiorentina) che comunica con i suoi lavori e con alcuni account sui social che hanno come nome quello che è anche lo slogan e il senso dei lavori di Blub: “L’arte sa nuotare”.

Un'opera di Blub

Come i cartelli stradali rimaneggiati da Clet Abraham, come le incredibili figure in scala di grigio e pochi colori del celebratissimo Banksy, anche i lavori di Blub vivono di un messaggio forte. Nel suo caso un messaggio di speranza e di incitamento: “imparate a nuotare”, come riesce a fare l’arte.

La Venere sottomarina di Blub

Lo ha spiegato lui stesso in un’intervista (ovviamente tramite computer, per non essere riconoscibile) rilasciata all’agenzia Ansa: «È un momento storico e politico di profonda crisi, dicono, per cui potremmo dire che siamo con l'acqua alla gola. Ecco ci mettiamo la maschera e si impara a nuotare... Questo è il senso: crisi = opportunità. Quindi smettiamola di sentirci vittime di un sistema, siamo artefici della nostra vita. L'arte sa nuotare intende tutto ciò che l'operato umano può rendere arte». A Lucca Blub ha portato il suo lavoro nelle strade e nelle piazze centrali: via Fillungo, piazza San Michele, via Roma, via San Girolamo. Tanti si fermano a guardare incuriositi e scattavano una foto alle figure in blu, per la maggior parte realizzate sugli sportelli metallici che danno accesso ai vani dei servizi pubblici (gas, luce, ecc.).

MEP

La semplicità di un banale foglio A4 e la grandezza dell’arte che questo veicola. Ricorda vagamente la figura retorica dell’ossimoro, la strategia scelta dagli anonimi poeti lucchesi per farsi conoscere dai cittadini. Comuni pagine bianche che l’umidità ha in parte accartocciato, sono quelle apparse nel 2016 appese ai muri dei diversi angoli del centro storico con l’unico obiettivo di rispolverare nelle coscienze dei passanti, l’interesse e il rispetto verso una delle espressioni più nobili della parola scritta. Non c’è alcuna pubblicità fra le righe di inchiostro nero che riportano quei pezzi di carta, nessuna critica politica, ma solo "la voglia di restituire la giusta priorità ad una delle più potenti forme artistiche a disposizione dell’essere umano".

Un lavoro del movimento emancipazione poesia

A dirlo, sono proprio gli autori dei testi, i membri del nucleo lucchese del Mep, il “Movimento per l’emancipazione della poesia”, nato a Firenze nel 2010. Riportano questa sigla i diversi fogli sparsi per il centro, dietro cui si celano soprattutto studenti, ma anche professionisti e lavoratori precari. All’interno del movimento, nessun ordine gerarchico, «ogni membro gestisce liberamente la sua pagina e le poesie che vuole diffondere: nelle decisioni tutti sono uguali». A legarli, oltre all’origine lucchese, alla grande passione per la scrittura e a un obiettivo comune, c’è il segreto su chi faccia parte del gruppo. Al di fuori dell’ambiente nessuno conosce le generalità degli artisti. «Abbiamo scelto l’anonimato affinché sia la poesia in primo piano piuttosto che i singoli autori - spiegano - Il MeP nasce da un bisogno che si fa sentire sempre più forte in questi tempi moderni. La Poesia vive un momento di decadenza assoluta: coloro che venivano chiamati “poeti” sono pubblicamente inesistenti o non presi in considerazione. Il MeP si propone come mezzo per renderla accessibile a tutti, al fine di risvegliare una sensibilità troppo a lungo sopita».

Lo scopo, per niente scontato, è di non relegarla più ad un ruolo marginale, di non lasciarla cioè esclusivo appannaggio di una ristretta élite, ma di riportarla alle persone, per le strade e nelle piazze. «Sono molte le pagine distribuite in modo più o meno nascosto nel centro storico - confessano - Lucca è una città in cui quest’arte trova, seppur timidamente, i suoi piccoli spazi». Tanti i temi affrontati, scelti da ciascun membro in base alla propria visione e al proprio stile. «Per ogni autore stampiamo un ugual numero di testi, attaccati in giro senza ordine prestabilito - spiegano -. Più ponderati invece, sono i luoghi in cui decidiamo di affiggerle: cerchiamo sempre di evitare muri con intonaco appena rifatto. Seppur legalmente non vi sia differenza fra una parete integra e una sciupata, moralmente preferiamo scegliere muri già rovinati». Il metodo dell’attacchinaggio, utilizzato per il momento una sola volta, ha destato curiosità e polemiche. Se da una parte è bastato poco perché nuovi lucchesi chiedessero di potersi unire al gruppo, dall’altra, pur riconoscendo le nobili intenzioni, non tutti hanno visto di buon occhio il sistema adoperato. Il primo a parlare dei poeti anonimi era stato il sindaco Alessandro Tambellini, durante un sopralluogo nel centro storico per verificare le situazioni di degrado. «Li invito a palesarsi - aveva detto - sono contrario a questa modalità di diffusione incivile, ma non a chi vuole portare la poesia in mezzo alla gente». Una richiesta che dal MeP sembrano, almeno in parte, essere disposti ad accogliere. «Non escludiamo un confronto con l’amministrazione per organizzare manifestazioni che rimangano all’interno dei nostri fini - affermano -. Tuttavia, le strategie di diffusione democratica del MeP non si limitano al solo attacchinaggio per le strade: per questo continueremo a fare ciò che facciamo seguendo i metodi che riterremo più adatti».

(Hanno collaborato Nicola Nucci e Flavia Barsotti)