Tra Ligabue e Tobino: a Lucca un viaggio nella follia

In anteprima l’esposizione progettata da Vittorio Sgarbi nell’ex Cavallerizza con opere di grandi autori e ricostruzioni mozzafiato

Vittorio Sgarbi (Foto Sernacchioli)

LUCCA. «Entrate, ma non cercate un percorso. L’unica via è lo smarrimento». Così c’è scritto all’ingresso. E, quando si esce, il turbamento c’è. Impossibile restare indifferenti al Museo della Follia, la mostra itinerante che il pubblico potrà vedere a Lucca nell’ex Cavallerizza Ducale, in piazzale Verdi, dal 27 febbraio fino al 18 agosto.

 

Approdata a Lucca per la prima volta in Toscana dopo aver toccato varie città italiane di grande prestigio culturale tra cui Mantova e Matera, l’esposizione – ideata da Vittorio Sgarbi – si compone di oltre duecento opere tra dipinti, fotografie, sculture, oggetti e installazioni sul tema della follia.

Una delle opere del Museo della Follia (Foto Sernacchioli)

TOBINO E MAGGIANO

È la chiusura ideale di un cerchio, di una storia che inizia nel 1773, a Maggiano, sulle colline che dividono Lucca dal mare. Qui arrivano i primi undici malati che «vennero tolti dalle prigioni per essere portati qui», ricostruisce Isabella Tobino, nipote del medico e scrittore, Mario Tobino, che per quarant’anni intrecciò la sua vita con quella dell’imponente struttura della Fregionaia.

Un luogo dove un numero infinito di esistenze si sono consumate, spesso nel dolore, per l’allontanamento dalle proprie famiglie, ma dove hanno avuto modo anche di sviluppare, paradossalmente in libertà, una personale espressione artistica. «Nel ’44 Tobino era già presente a Maggiano - ricorda ancora la nipote - e vi rimarrà fino al 1981 (dopo l'approvazione delle legge Basaglia, ndr), in due stanzette francescane in cui imparerà ad amare i malati e dove scriverà le sue opere, con la volontà di raccontare all’esterno come si viveva lì. Maggiano - continua - era all’avanguardia tra i manicomi italiani, per la valorizzazione dell’espressione artistica anche come terapia. Vi venivano maestri apposta per i malati e ogni anno, per tre giorni, vi si svolgeva un festival canoro a cui partecipavano malati da tutti i manicomi d’Italia». E forniti dalla Fondazione a lui intitolata, i mobili originali sono stati portati nella mostra dove la camera è stata ricreata in un contesto onirico

Mario Tobino nel suo studio nel manicomio di Maggiano

Ecco perché, diversamente alle precedenti cinque tappe del Museo della Follia (Matera, Mantova, Catania, Napoli, Salò) stavolta non è stata una città a “chiamare” il museo, a proporsi per ospitarlo. Stavolta «siamo stati noi a chiamare la città», spiega Sara Pallavicini, del pool che collabora con il critico d’arte Vittorio Sgarbi, ideatore del progetto museale. E la città, Lucca, ha risposto pronta: la mostra s’ha da fare.

DA LUCCA AL MONDO

Arrivano da tanti affluenti le opere d'arte e gli artisti selezionati per questa esposizione. Lucchese è Pier Paolo Pierucci, pittore scomparso a 75 anni nell’ottobre 2018. Irregolare ed eccessivo, veniva definito il Van Gogh di Lucca: molti suoi quadri richiamano il grande Vincent, come il “Vaso di fiori” e l’”Autoritratto” esposti in mostra. Dal territorio locale arrivano poi i quadri del barghigiano Alberto Magri e del viareggino Lorenzo Viani. E a Lucca fa riferimento l’installazione realizzata da Cesare Inzerillo – curatore dell’esposizione insieme con Sara Pallavicini, Giovanni Lettini e Stefano Morelli – che rappresenta un gigantesco Calcio Balilla tra le cui enormi sagome si può camminare, dal titolo Unione Sportiva Lucchese. Di Inzerillo ci sono altre due grandi opere: un colossale “Apribocca”, su modello dello strumento utilizzato per l’assunzione forzata di farmaci, e la “Griglia”, con i ritratti di “matti” circondati da neon abbaglianti.

Quest’ultima opera è preceduta da un accecante corridoio di specchi per far provare al visitatore il temporaneo abbaglio causato dal sovradosaggio degli psicofarmaci: un taglio agli occhi capace di ferire anche l’anima. Tra le altre opere in mostra i quadri di Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi, Francis Bacon, Fausto Pirandello, Silvestro Lega, Gino Sandri, Tarcisio Merati, Agostino Arrivabene, Enrico Robusti, Juana Romani. E le sculture di Filippo Dobrilla, speleologo-artista fiorentino che ha portato le sue creazioni nelle grotte più profonde della Terra.

VITTORIO E LA CITTA'

«Per me è la città più importante dopo Ferrara». Così, a margine della presentazione della mostra, ha parlato Vittorio Sgarbi, rinnovando il suo amore per la città. ]«Le prime emozioni per l'arte, la letteratura e la bellezza – dice – mi vengono da Lucca». Ad avvicinarlo alla letteratura, quando era poco più di un bambino, fu un libro di Mario Tobino: «Quel libro – racconta Sgarbi – era “Il figlio del farmacista” e lo comprai d'istinto perché mi sembrava parlasse di me (il padre Giuseppe era farmacista, nda). È stata la mia lettura più amata finché non scoprii Cesare Pavese». Ma è soprattutto nel campo dell'arte che Lucca ha segnato la sua strada, grazie a Jacopo della Quercia e al suo capolavoro - Ilaria del Carretto - da cui Sgarbi rimase folgorato a 18 anni. «Avevo appena preso la patente – ricorda – e feci il mio primo viaggio in giro per l'Italia. Arrivai a Lucca e mi colpì subito la Torre Guinigi, dove salii attirato dai bellissimi alberi sulla cima. E poi vidi Ilaria del Carretto, un capolavoro di bellezza e perfezione che da allora mi è sempre rimasto nel cuore».

IL COMUNE

«Sono rimasto colpito da “L’adolescente” di Silvestro Lega (quadro simbolo del museo, riportato su tutte le locandine, ndr) - dice il sindaco Alessandro Tambellini alla presentazione della mostra nella chiesa di Santa Caterina -. Il museo offre una dimensione della follia vista da uno spettro amplissimo, è un’esperienza. Siamo contenti di averlo a Lucca, di essere tappa di questo museo itinerante. Questa mostra farà discutere su grossi elementi; questa provocazione è di grande spessore culturale».

«Fin da subito ho pensato che la mostra dovesse venire lì dove è stata allestita - sono le parole dell’assessore alla cultura Stefano Ragghianti -. Ho fatto un po’ ammattire gli organizzatori sui tempi, perché la Cavallerizza è oggetto ancora di importanti lavori. Questa è una mostra particolare, molto integrata con la città: accompagnerà una lunga estate di musica ed eventi a Lucca».