Bimba ricoverata per un virus: un aiuto per pagare le cure

La bambina si trova in una clinica di Casablanca, dove dovrà rimanere altri venti giorni. Servono almeno duemila euro, poi potrà tornare in Italia

lucca. «Mi auguro che chi legge, oltre a mettersi una mano sul cuore, si renda conto che una famiglia in una situazione come quella in cui si è venuta a trovare la nostra amica Alice, di Lucca, con la figlia di 5 anni ricoverata a Casablanca per avere contratto un grave virus, non può fare nulla da sola. Ma, al contrario, ha bisogno dell’aiuto di tutti. Anche due euro, cinque euro, possono essere importanti».

Emanuela Pais, di San Vito, parla con il cuore di una mamma e con tanta preoccupazione per quello che stanno attraversando la sua amica Alice e la sua piccina.


Nove giorni fa, mentre la bambina si trovava in Marocco, paese da cui proviene il padre, con i propri genitori, ha cominciato a sentirsi male. Dagli accertamenti condotti è risultato che aveva contratto un virus e per questo doveva essere curata in una clinica privata, di un livello migliore rispetto alle strutture pubbliche di quel paese, ma dove per rimanere c’è da pagare la somma di cento euro al giorno. E oltre a questo i medicinali, che, come spiega Emanuela, la famiglia deve acquistare ogni giorno direttamente per poi portarli alla bambina in ospedale. Sono necessari almeno duemila euro per sostenere le spese di permanenza della bambina nella clinica di Casablanca, poi la famiglia dovrà provvedere ad acquistare i biglietti aerei per tornare in Italia.

«Tutti noi speriamo che la bambina possa essere riportata quanto prima a Lucca - aggiunge Emanuela -. Proprio oggi (ieri, ndr, per chi legge) Alice è ripartita dall’Italia: era tornata poche ore per motivi familiari».

Emanuela, con altre persone vicine alla famiglia della piccola che si è ammalata, hanno dato il via a una campagna di raccolta fondi che hanno chiamato “operazione salvadanaio”, alla quale si sono prestati gentilmente alcuni esercizi della zona di San Vito e dintorni dove sono state collocate delle cassettine per le offerte.

«Qualcosa abbiamo messo insieme, ma è ancora poco. Conto sulla sensibilità delle persone. Non so se finora in tanti a cui mi sono rivolta o ai quali ho inviato messaggi su whattsap hanno capito la gravità della situazione e l’aiuto che necessita - chiude Emanuela -. Andremo avanti con la nostra mobilitazione». —

B.A.