Andrea Lanfri a quota 6.300 Prossima tappa: l’Everest

LUCCA. Non l’ha fermato la meningite. Quella “maledetta”, come la chiama lui, che quattro anni fa si portò via gambe e sette dita delle mani. Figurasi un vulcano alto 6.268 metri. Andrea Lanfri, con protesi speciali fabbricate nella sua Lucca, si è spinto oltre le nuvole. E quei piedi meccanici chiodati li ha usati per riuscire in una grande impresa.

Il vulcano Chimborazo è conquistato ma il campione paralimpico lucchese guarda già al prossimo traguardo: «La spedizione è riuscita alla grande. La fatica è stata davvero tanta. Siamo saliti dal rifugio a quota 5.300 tra il 5 e il 6 gennaio, per poi riscendere il giorno successivo. Ora per un po’ di giorni mi godrò del relax, ma aver toccato per la prima volta i 6.300 metri è di buon auspicio per la prossima missione. Le protesi che vorrò utilizzare sull’Everest, infatti, sembra che funzionino veramente bene. Sono molto contento anche per il grande sostegno ricevuto».


A maggio, dunque, testa all’Everest. Dovesse riuscire anche nella conquista del tetto del mondo, Andrea Lanfri sarebbe il primo uomo con amputazioni agli arti inferiori e superiori a svettare così in alto. Per riuscirci, però, Andrea non può contare solo sulla sua grande determinazione. «Sul Chimborazo è stato un allenamento, un durissimo allenamento – spiega Lanfri – continuerò a prepararmi perché la salita verso l’Everest è chiaramente più pericolosa e difficile. Ma so di potercela fare. Anche se ho bisogno di tutti per finanziare questa nuova impresa».

Organizzare una spedizione sull’Himalaya, infatti, ha dei costi molto elevati. E per chiunque volesse sostenere il campione è possibile, ancora per pochi giorni, farlo con una donazione al crowdfunding pubblicato sul portale Oso – Fondazione Vodafone (questo il link https://progetti.ognisportoltre.it/projects/353-everest-2019). Impresa nella quale l’atleta paralimpico in forza alle Fiamme Azzurre – Atletica Virtus Cr Lucca sarà sostenuto anche dall’Ortopedia Michelotti, dove lavora Paolo Denti, che ha plasmato le sue super protesi, e dalla onlus Art4sport di Bebe Vio. Senza dimenticare il partner tecnico Erredi Design. Fondamentale, poi, la collaborazione con One Project, sigla che sta per “oxygenated natural emotion project”. Alla base di una preparazione fisica massacrante dal punto di vista del respiro. —