Insulti razzisti allo studente, l'autista del bus: «Puzzi di morto, non sederti»

Studenti salgono a bordo di un pullman (foto archivio)

Il conducente contro un 16enne: l’episodio sul bus che porta i ragazzi a scuola. Il ragazzo è nato e cresciuto a Lucca da genitori originari dello Sri Lanka

LUCCA. Sedicenne insultato con frasi razziste dal conducente dell’autobus: «Non ti puoi sedere, puzzi di morto». Soffia un brutto vento su Lucca, un vento che arriva da lontano portando con sé i semi dell’odio. Che qui, purtroppo, a volte trovano terreno fertile. Ne fa le spese un 16enne che frequenta un istituto superiore del capoluogo. Ieri mattina, attorno alle 10, il ragazzo – nato e cresciuto a Lucca da genitori originari dello Sri Lanka – va a prendere l’autobus lo porterà a scuola, alla fermata sulla Sarzanese. Cosa succeda in quel frangente è lui stesso a raccontarlo, mosso dalla rabbia e dall’indignazione per l’umiliazione subita. «Ho preso un pullman diverso dal solito perché entravamo alle 10.20 – racconta il ragazzo – Innanzi tutto devo “spalancare” il braccio per far fermare l’autista, che sembra intenzionato a tirare dritto. Salgo a bordo e il conducente mi dice: “Tu stai in piedi perché non ci sono posti”. “Va bene”, rispondo. Del resto per me non è un problema. Dopo cinque minuti mi accorgo di un seggiolino libero poco più in là, così vado a occuparlo. L’autista lo nota e subito attacca: “Non mi sembra di averti detto di sederti”; “C’è un posto libero, non posso?”, replico io».

Un’aggressività del tutto immotivata e inusuale, ma siamo solo all’inizio della brutta scena: «Dopo altri 5 minuti – continua lo studente – l’autista inizia a insultarmi senza motivo e ad alta voce: “Ma vieni dal cimitero? Puzzi di morto! C’è un tanfo di morto! Che cosa ti sei messo?”. Resto senza parole, riesco solo a dire un grazie sarcastico. “Forse è il mio profumo che non le piace”, rispondo. Ma lui continua a fare la faccia disgustata finché non sono scendo».

Tutta la scena avviene sotto gli occhi di altri ragazzi che stanno andando a scuola: «Nessuno interviene – racconta il sedicenne – Forse non sentono le parole che mi rivolge l’autista o forse preferiscono far finta di niente, non saprei. Certo è che una cosa del genere non mi è mai successa: sono nato e cresciuto a Lucca, ho la cittadinanza italiana. Mi sembra tutto assurdo».

Preso dalla rabbia, appena scende dal bus il ragazzo va a piazzale Verdi, alla biglietteria di Ctt. Vuole segnalare l’episodio. Ma c’è troppa gente e rischia di fare tardi a scuola. Così rinuncia. Ma una volta tornato a casa racconta tutto al padre. «Sì – dice l’uomo, contattato dal Tirreno – un brutto episodio che vorrei non si ripetesse. Per questo ho chiamato gli uffici della Regione che si occupano del trasporto scolastico. Mi hanno garantito che faranno una lettera di richiamo all’azienda e all’autista. Presentare denuncia? No, non mi interessa “punire” il conducente, voglio solo che la gente sia informata affinché cose del genere non si ripetano».