Versi stesi al sole delle Mura Quando il bucato diventa poesia

Andrea Masiero guida gli autobus e compone versi: ha tappezzato Lucca con le sue creazioni

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«Per sopravvivere guido gli autobus, per vivere condivido i miei versi». Stesi al sole, sotto forma di indumenti (intimo compreso) plastificati e attaccati con le mollette lungo un filo di spago. Un bucato di poesia lungo la rampa del baluardo San Regolo. Ci sono altri ritagli sparsi per il centro storico.


E con essi, anche cartelli e istallazioni creative dall’enorme impatto comunicativo. “Sv” è il segno di riconoscimento, il simbolo della poesia errante, lo “Stendiversomio”. Commistione di “stendibiancheria” e “versuro” (aratro in dialetto padovano), risultanza di un’introspezione perpetua. L’esecutore si chiama “Ma Rea”, l’evoluzione di Andrea Masiero: l’inizio del cognome, la fine del nome. «L’alternanza dell’alta e bassa marea. E le ali di un’identità più leggera, la mia», chiarisce.

Ha portato «ciò che sono» in diversi angoli di Lucca martedì pomeriggio, poche ore prima del concerto di Nick Cave «di cui sono un grande fan». E la mattina seguente, a Carrara, alle cave di Fantiscritti e Colonnata, guidato da un amico «appassionato di arte in ogni sua forma, come me»: si firma “Giraffa ignorante” e ha accompagnato “Ma Rea” indossando una maschera con la testa dell’animale.

Potere (fortissimo) della libertà. Quella che Andrea Masiero ha scoperto sì tardi, ma solo in relativo. Nato quasi 39 anni fa, originario di Conselve - comune in provincia di Padova - dopo la terza media ha interrotto gli studi per cominciare a lavorare. Poi, il trasferimento a Ferrara, prosecuzione di un’esistenza ordinaria - come conducente di autobus - caratterizzata però da un crescente senso di incompiutezza.

E allora «a 27 anni mi sono rimesso a studiare, a 31 ho preso il diploma e a 35 la laurea in scienze della comunicazione». Il debole per la letteratura ha originato quello per la scrittura, in una fase di profondo cambiamento, sul quale hanno influito (e non poco) le esperienze personali. Alcune delle quali tribolate. Negative. «Come la perdita di un familiare o la fine di una relazione durata dodici anni».

A quel punto, neppure comporre versi gli bastava più. «Ho avvertito la necessità di trovare una nuova strada». Nella strada, appunto. Una parola, il suo senso astratto e quello concreto. Andrea ha cominciato a condividere le proprie riflessioni nelle forme scritte più svariate. Progetti. “Cestinamenti”, il primo: frasi sul tema dei rifiuti attaccate, appunto, sui cestini di Ferrara.

Ne sono seguiti altri, sino al più identificativo: il bucato poetico. L’intimo come congiunzione tra un’idea e la sua rappresentazione. «Racchiude storie e fasi della mia vita. È un omaggio a mia nonna e al suo gesto di stendere il bucato, il risultato di un lungo e accurato lavoro psicanalitico che ho consapevolmente voluto rendere pubblico».

Da oltre quattro anni “Ma Rea” tappezza con versi e componimenti le città d’Italia e pure d’Europa. Dopo la Toscana si è infatti spostato a Atene. E pure qui ha lasciato pezzi di sé. «Le frasi vengono tradotte» ci tiene a puntualizzare.

Le sue istallazioni creative destano «stupore e curiosità». Eppure non sempre sono state gradite. Come a Torino, quando si è visto recapitare due multe (140 euro in totale) per «utilizzo improprio dell’arredo urbano». Stentava a crederci. Ha provveduto un’associazione cittadina a pagargliele.

«Sono finalmente uscito da una dimensione che non era più la mia, ho scoperto quella che mi rende davvero felice. Ho trovato un senso pieno in ciò che faccio». “Ma Rea” definisce il suo errare - inteso come andare qua e là, spesso guidato dal caso - «tormentato ma non troppo». Quasi fosse un circolo virtuoso, alimentato da una speranza. «Arriverà il giorno in cui stenderò il bucato senza testo. Vorrà dire che si sarà asciutto del tutto». Metafora della fine di ogni sofferenza. Glielo auguriamo. —