Condannato per le botte inferte al cronista inviato da “Le Iene”

LUCCA. Lo spinse a terra per cercare di sfuggire alle sue domande incalzanti e quindi al sacrosanto diritto di cronaca. Ma nel cadere Nicolò De Devitiis, 28 anni, romano, laureato in giurisprudenza,...

LUCCA. Lo spinse a terra per cercare di sfuggire alle sue domande incalzanti e quindi al sacrosanto diritto di cronaca. Ma nel cadere Nicolò De Devitiis, 28 anni, romano, laureato in giurisprudenza, oggi su Sky Sport in compagnia di Diletta Leotta nella conduzione di Goal Deejay e all’epoca dei fatti contestati un giovane inviato della popolare trasmissione tv «Le Iene», riportò la frattura di due vertebre poco sotto il collo con necessario ricovero ospedaliero al San Luca e costretto a portare il busto per un bel po’ di tempo. L’autore dell’aggressione - Alessandro Tesi, 42 anni, originario della Calabria e residente in Lucchesia - è stato condannato ieri mattina dal giudice Alessandro Dal Torrione con l’accusa di violenza privata e lesioni. Per Tesi cinque mesi e dieci giorni in abbreviato e con i benefici di legge. De Devitiis, impegnato in tv, non era presente in aula e alla lettura del dispositivo c’era il suo legale milanese.

I FATTI


L’episodio si verificò il 29 ottobre 2016 nella zona di via Cantore accanto all’agenzia Snai. L’allora ventiseienne inviato de «Le Iene» - primo “Bike Blogger” italiano con il nome di divanoletto - stava realizzando un servizio su un presunto truffatore residente a Lucca e che da lì avrebbe raggirato una serie di persone. Assieme al cameraman incontrò Alessandro Tesi in via Cantore, proprio di fronte alle Mura urbane. Provò ad inseguirlo con il microfono incalzandolo con una serie di domande. Un inseguimento protrattosi anche nel bar Puccioni accanto all’ex Conad.

LA SPINTA

L’inviato de «Le Iene» non si era dato per vinto e dopo mezz’ora aveva proseguito nel suo intento d’intervistare Tesi sino alla zona dei Macelli. Il quarantenne calabrese gli ha dato una spinta facendolo cadere a terra a peso morto per poi scappare senza soccorrerlo. Nonostante il tremendo dolore De Devitiis ebbeo la forza di concludere il servizio per poi recarsi al pronto soccorso. Da letto dell’ospedale sdrammatizzò esortando i cronisti a non mollare mai: «Anche questo fa parte del nostro lavoro. Ma non vedo l’ora di poter tornare sul campo».