Aggredisce l’insegnante, studente finisce nei guai

Il liceo delle scienze umane Paladini in via San Nicolao

La procura chiede il processo per violenza a pubblico ufficiale. Il giovane aveva messo le mani al collo della donna spingendola contro la cattedra. La docente, sotto choc, aveva subito denunciato l'episodio ai carabinieri

LUCCA. Non poteva restare impotente di fronte a quello studente di 20 anni che l’ha aggredita in classe afferrandola al collo e cercando di spingerla contro la cattedra per procurarle lesioni giudicate guaribili in 3 giorni con tanto di referto del pronto soccorso. Perché la professoressa di 62 anni residente nella Piana è un’insegnante e ha il dovere civico di dare senso alla gravità di un atto che, tra l’altro, aveva avuto conseguenze per due suoi alunni: per difenderla si erano presi calci e pugni. Oltretutto quell’alunno ripetente era stato più volte perdonato nonostante i problemi di condotta già manifestati in passato.

Così la docente, sotto choc e costretta ad interrompere la lezioni, si era subito rivolta ai carabinieri di Cortile degli Svizzeri per denunciare i fatti. Era il 28 febbraio scorso. Nel giro di poche settimane i militari hanno sentito i testimoni e inviato gli atti alla procura della Repubblica. E il sostituto Piero Alessandro Capizzoto in meno di due mesi e mezzo ha chiuso l’indagine.

Per lo studente di 20 anni, residente nella periferia lucchese, il magistrato ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di lesioni, violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Perché l’insegnante nell’esercizio delle proprie funzioni è considerato un pubblico ufficiale anche se, questo concetto ben consolidato, spesso l’utenza della scuola (studenti, ma anche genitori) tende a dimenticarlo e a non comprendere la gravità di alcuni comportamenti esercitati nei confronti dei docenti.

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I FATTI
Ma cos’era successo quel pomeriggio del 28 febbraio scorso all’istituto di Scienze Umane Machiavelli-Paladini in via San Nicolao? Stando all’accusa l’insegnante di italiano sta facendo lezione. In particolare sta interrogando un ragazzo. Il ventenne indagato inizia a disturbare gli altri togliendo concentrazione. Dopo un richiamo verbale, la donna riprende l’interrogazione. Lo studente poi denunciato inizia a parlare con una ragazza come se volesse rispondere alla domanda fatta al giovane che sta completando l’interrogazione. A quel punto la professoressa d’italiano gli chiede di rispondere alla domanda: «Cos’è il caso Matteotti?» e il ventenne fornisce una risposta assolutamente insensata: «Il caso Matteotti è correlato alla morte di Pasolini». La docente gli consiglia di rispondere quando è a conoscenza degli argomenti e poi riprende l’interrogazione.

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RAPTUS IMPROVVISO

A quel punto il ragazzo si alza dal suo posto. L’insegnante pensa che vada a gettare qualcosa nel cestino e invece in un attimo se lo trova dietro le spalle e con le mani la prende per il collo e le urla «Ti ammazzo». La docente si sente perduta. Ma in suo soccorso arrivano lo studente che sta interrogando e una ragazza. Riescono a farlo uscire dall’aula, ma lui tenta di rientrare apre la porta, ma inciampa e viene bloccato.

SOSPESO E RITIRATO

Il ventenne viene sospeso e si ritira dalla scuola per iscriversi in un altro istituto. Ma adesso dovrà difendersi in tribunale per i suoi comportamenti.