Lucca, messa alla prova per i sei bulli contro il prof

Gli avvocati degli studenti, prima del processo, chiederanno nei fatti allo Stato la rinuncia alla sua pretesa punitiva

LUCCA. Inizieranno lunedì 7 maggio gli interrogatori dei sei studenti dell’Itc Carrara - delegati alla squadra Mobile dalla procura del tribunale dei minori di Firenze - accusati di aver umiliato, deriso, offeso e minacciato in classe e durante l’ora di lezione un insegnante di lettere di 64 anni. Una vicenda moralmente riprovevole - indice di un disagio profondo di cui la scuola non può farsi carico senza un intervento a monte di genitori e familiari in grado di riappropriarsi del loro ruolo di educatori - ma che sul piano penale si concluderà in tempi rapidi e senza particolari conseguenze per i minorenni implicati nati negli anni 2002 e 2003. In sostanza, al di là del provvedimento disciplinare-scolastico legato per alcuni alla bocciatura e per altri alla sospensione, i reati configurati sulla base degli accertamenti della squadra Mobile sono: violenza privata, tentato furto aggravato del cellulare e minaccia aggravata.

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LEGISLAZIONE FAVOREVOLE

La rieducazione è il principio cardine dell’ordinamento. E ai minorenni è rivolta un’attenzione particolare. Proprio per questo i legali dei sei studenti, tutti incensurati, chiederanno al giudice la sospensione del processo con la contestuale messa alla prova che consente l’applicazione della mediazione penale. La messa alla prova non c’entra nulla con l’affidamento in prova ai servizi sociali che è successivo alla sentenza di condanna L’istituto della messa alla prova interviene nel corso del processo penale con la sospensione per un periodo predeterminato allo scopo di consentire al giudice di valutare la personalità del minorenne all’esito della prova. In pratica lo Stato rinuncia alla sua pretesa punitiva, chiedendo in cambio al ragazzo non solo di astenersi, in futuro, dalla commissione di altri reati, ma anche l’impegno ad aderire ad un programma di rieducazione.

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La messa alla prova – che si applica sempre più diffusamente anche per i maggiorenni (come nel caso dell’ex comandante dei vigili urbani di Lucca) – può essere concessa dal giudice dell’udienza preliminare o nel corso del dibattimento anche per reati di rilevante allarme sociale. E appare scontato che sarà richiesta dagli avvocati e concessa per gli studenti dell’Itc indagati. Durante la sospensione del processo il minore segue un progetto educativo predisposto dai servizi sociali che riguardi lo studio, il lavoro, lo sport e soprattutto le attività sociali e di volontariato. Si va dai servizi forniti a titolo gratuito ad associazioni private, sportive, Onlus o enti pubblici per un certo numero di ore stabilite dal giudice, sino alla lettura di libri ad hoc – come avviene in Germania nel caso di studenti che compiono illeciti – con un tutor che verifichi periodicamente l’apprendimento e al termine dia parere favorevole all’esito della messa al prova. L’esito positivo comporta l’estinzione del reato pronunciata con sentenza di non luogo a procedere in udienza gup o di non doversi procedere al dibattimento.

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IRRILEVANZA DEL FATTO

Ma durante gli interrogatori gli avvocati cercheranno, prima di chiedere l’adesione alla messa alla prova, di verificare la possibilità che per i loro assistiti si possa giungere al proscioglimento anticipato con sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto. Ipotesi che prevede la presenza di tre requisiti: tenuità del fatto, l’occasionalità del comportamento e il pregiudizio per le esigenze educative del minore causato dalla continuazione del procedimento.

PERDONO GIUDIZIALE

Si tratta di un altro istituto favorevole al minore ed è una prerogativa del giudice che deve fare una previsione futura sulla possibilità del reo di commettere altri reati equiparata all’aspettativa positiva di evoluzione della personalità del minore. Costituisce impedimento una precedente condanna o la dichiarazione di delinquenza abituale, professionale o per tendenza.

NIENTE PARTE CIVILE

Nei procedimenti che vedono imputati minori la persona offesa non ha la possibilità di costituirsi parte civile nel processo penale. Quindi il docente vessato può solo presentare una memoria scritta al giudice. Ma può sempre rivalersi dei danni morali e materiali subiti nei confronti di genitori dei minori e della scuola intentando un processo davanti al tribunale civile.