Fumata grigia fra i ristoratori e TripAdvisor

Incontro deludente a palazzo Sani sulle false recensioni. Per l’azienda l’anonimato non può essere eliminato

LUCCA. Poteva essere l’occasione per ricucire lo strappo fra i ristoratori lucchesi e TripAdvisor, ma l’incontro nella sede di Confcommercio con i rappresentanti del portale di recensioni americano, di The Fork e di Fipe non ha sortito gli effetti sperati. Le risposte, a coloro che chiedevano di regolamentare il sistema delle recensioni fasulle o a pagamento, non hanno soddisfatto la platea. Più che per ascoltare la lezione sull’uso dei portali e sul sistema delle prenotazioni online nell’ambito dell’iniziativa “Ristorante 2.0”, infatti, il pubblico era accorso a Palazzo Sani per sfruttare l’opportunità di un confronto, esporre problemi e avere soluzioni.

A entrare nel vivo della discussione, è stato da subito Samuele Cosentino, titolare de Gli Orti di via Elisa. aPer anni ho risposto quotidianamente alle recensioni di Trip Advisor facendone un secondo lavoro. Ad oggi ho perso la fiducia. Da anni non apro più quel sito perché mi sento maltrattato. Avverto una mancanza di rispetto da parte di chi gestisce questa struttura nei confronti di attività professionali che danno lavoro a tanti dipendenti. Serve un modo per catalogare gli esercizi pubblici perché troppo spesso i ristoranti vengono mescolati con altre attività come friggitorie, bar, tabacchini». «Un paio di anni fa abbiamo iniziato una miniselezione interna – afferma Marco Emanuele per Trip Advisor – Dalla categoria “ristoranti”, il cliente può selezionare se è interessato a un ristorante, a una pasticceria, a una panetteria o un bar. Una prima classificazione che va a unirsi alla possibilità di scegliere il tipo di cucina». Da qui la proposta di Luciano Sbraga, di Fipe Confcommercio: «L’obiettivo è differenziare le “attività con servizio” e “senza servizio”. Lanciamo una scommessa e partiamo da Lucca per fare questa operazione: cataloghiamo i ristoranti che oggi sono sulla piattaforma, inviamo l’elenco a Trip Advisor e facciamo questa prova». La collaborazione con Fipe va anche in un’altra direzione, quella delle recensioni fasulle e anonime lasciate per screditare le attività senza aver mai messo piede nel locale oppure postate dai colleghi per fare cattiva pubblicità al concorrente. «Si chiama S.O.S. Recensioni – spiega Aldo Cursano presidente regionale Fipe – Di fronte a una recensione sospetta, Fipe ha una corsia preferenziale per segnalarla senza passare dai meccanismi dei centri servizi». Un primo passo che però, per i ristoratori, non risolve il problema alla radice. «Basta con le recensioni anonime – interviene Benedetto Stefani -. Perché non escogitare un sistema per metterci la faccia?». Richiesta che, secondo Marco Emanuele di Trip Advisor non può diventare un obbligo per motivi di privacy.


Pollice verso anche per l’altra idea lanciata da Stefani, quella di fornire un codice identificativo ai clienti sugli scontrini che, inserito sul portale, garantisca l’avvenuta consumazione. «Su una tavolata di trenta persone, occorrerebbero trenta scontrini – obietta Marco Emanuele – e se il ristoratore volesse, potrebbe stamparne altri venti inserendo recensioni a suo piacimento». La necessità è di creare un sistema, come quello di The Fork, che accetti recensioni solo da parte di chi effettivamente è stato al ristorante. Per quanto riguarda questa piattaforma, però, secondo Vito Cipolla dell’Antica Locanda dell’Angelo, il problema è un altro: «Ho smesso di usarla perché, con la possibilità di prenotare online, molte persone fissavano il tavolo e poi non si presentavano». Ma il direttore commerciale per l’Italia Andrea Arizzi, assicura «The Fork sta lavorando affinché il “no-show” venga abbattuto».