Caos sostegno, genitori sul piede di guerra

Mancano insegnanti e operatori. Le famiglie degli alunni disabili preparano la denuncia per interruzione di pubblico servizio

LUCCA. Finisce che non è mai il momento di gioia ed entusiasmo che dovrebbe essere l’inizio dell’anno scolastico per tanti bambini che necessitano di insegnanti di sostegno e assistenti. Piuttosto è l’amara constatazione, per i bambini e le loro famiglie, che il sistema, come sempre, non funziona.

Così è stato anche al suono della prima campanella per l’anno scolastico 2016-2017: molti bambini lucchesi portatori di disabilità diverse nei singoli casi, spesso anche molto gravi, sono potuti entrare in classe solo grazie alla disponibilità degli insegnanti curricolari, oppure affiancati dalla presenza di un genitore. Qualcuno addirittura non è entrato, perché la famiglia era stata avvisata che l’insegnante di sostegno non era ancora arrivato e ai genitori era stato fatto intendere il consiglio di tenere il bimbo a casa in attesa che la nomina venisse fatta.

Sono accuse pesanti. Purtroppo arrivano dalla voce dei genitori che quest’ingiustizia la vivono sulla pelle, anzi peggio: sulla pelle dei loro figli. Persone con nome e cognome: nomi che omettiamo perché citarli significherebbe mettere in piazza i problemi dei loro figli. In cinquanta genitori di alunni con disabilità, dopo l’inizio delle lezioni del 15 settembre, si sono riuniti a casa di uno di loro, a Lucca. Per progettare una strategia comune, per fare fronte unico e ribellarsi a una situazione che tutti gli anni si ripresenta e che va a danneggiare come sempre l’ultimo anello, il più debole, della catena: i loro figli. Queste mamme e questi babbi, adesso, sono davvero estenuati e pronti a dare battaglia a tutti i costi: tanto per cominciare non escludono di promuovere, per via del sostegno e dell’assistenza negati o comunque ritardati, una denuncia collettiva per interruzione di pubblico servizio.

Il caos delle nomine ingigantito dagli effetti del recente concorsone con le graduatorie rimescolate, il ritardo nell’arrivo degli assistenti (quelli assegnati in base al progetto che viene stilato per ogni bambino portatore di handicap) o il cambio repentino di questa figura in base a logiche organizzative: sono i problemi con cui gli alunni portatori di un disagio si trovano a fare i conti loro malgrado, rimanendo all’oscuro di tutto.

Capita anche che la famiglia interessata non sia informata dei cambiamenti. E alcuni casi sono delicati davvero e richiederebbero che invece, come in passato è stato fatto, l’assistente designato per il singolo bambino andasse a conoscerlo a casa prima di entrare in classe al suo fianco. Invece, riportano alcuni genitori, è successo che l’assistente si sia presentato in classe dicendo apertamente per chi era arrivato e per fare cosa. Alla faccia della continuità didattica e assistenziale e della riservatezza a cui casi di questo genere obbligherebbero in modo naturale.

A margine di una situazione così triste e difficile - che chiama in causa una serie di attori (dalla scuola all’azienda sanitaria ai servizi sociali del Comune e per finire agli operatori) - alcune figure positive esistono e a loro, i genitori che si sono uniti e che fanno sentire forte la loro protesta, manifestano tutta la loro infinita gratitudine.

Sono le insegnanti curricolari delle classi. In alcuni casi, raccontano i genitori, si sono offerte di rinunciare ai loro turni di riposo per tamponare l’assenza, si spera temporanea, degli insegnanti di sostegno.

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