Così ho cambiato Lucca

I ricordi di Franco Fabbri: domani sarà premiato per i 27 anni da consigliere

LUCCA. Un po’ “figlio d’arte” (il padre Adolfo, militante del Psi, fu alla fine degli anni ’60 presidente dell’ospedale, ma anche uomo della Resistenza e vicepresidente dell’Anpi), ma molto di più è stato un outsider. Alle spalle Franco Fabbri, 73 anni compiuti giusto ieri, ha ventisette anni di vita amministrativa: l’ultimo ruolo è stato da presidente del consiglio comunale nell’ultimo mandato da sindaco di Mauro Favilla concluso nel 2012. Fabbri è uno degli uomini che hanno cambiato il corso di Lucca: è l’artefice, tra le altre, della pedonalizzazione delle Mura, di piazza San Frediano e della salita del Caffè delle Mura. Corretto e rispettoso verso l’avversario, determinato e decisionista nell’operare: sono le caratteristiche che Fabbri si riconosce. Cosa è necessario oggi a un amministratore per svolgere al meglio il suo ruolo? «Forza, coraggio, grande vitalità. Ed esperienza, maturità, equilibrio», risponde.

I primi otto anni sono stati da consigliere. Nel decennio successivo (’83-’93) da vicesindaco con deleghe a urbanistica, commercio, turismo, polizia municipale. Poi le dimissioni, perché indagato in una vicenda giudiziaria conclusa con la dichiarazione di insussistenza dai fatti. «Da vicesindaco - racconta Fabbri - ho affiancato quattro sindaci: per due volte Favilla, oltre a Franco Fanucchi, Piero Baccelli, Arturo Pacini. In ventisette anni, gli incontri più emozionanti sono stati con Pertini nel 1985, con il Papa Giovanni Paolo II, con Francesco Cossiga, Bettino Craxi e con il cancelliere tedesco Willy Brandt. I lucchesi a me più cari sono Giorgio Marchetti, amico d’infanzia, il pittore Antonio Possenti e Mario Tobino». Fabbri, che domani alla festa del consiglio comunale riceverà dall’attuale presidente Matteo Garzella («di cui apprezzo la sensibilità istituzionale», dice) il riconoscimento per i ventisette anni nell’amministrazione, racconta la storia della città da un punto di vista privilegiato.

Cosa significa essere stato un amministratore di così lungo corso?

«Fare opposizione e fare governo insegna ad avere un comportamento adeguato, a usare sempre correttezza e a legittimare l’avversario».

Quali momenti di questi veanni sono indimenticabili?

«Nell’84 Favilla mi inviò a presentare le iniziative per il Giro d’Italia a Milano alla Gazzetta dello Sport. Nell’84 il Giro arrivò a Lucca, nell’85 partì da Lucca. Credo che queste due occasioni furono il lancio turistico per la nostra città, grazie alle riprese dall’elicottero, alla promozione della Fondazione Crl è all’apertura al pubblico della Torre Guinigi».

Apertura che fu opera sua.

«Sì. Ricordo che i tecnici mi vennero a chiamare per portarmi in cima. Per salire nella parte più alta c’erano scale a pioli. Una volta arrivato sulla sommità entrai nel panico a guardare giù: dentro la torre si vedeva il vuoto. Con la Soprintendenza realizzammo le scale».

Fu faticoso rendere pedonali Mura, discesa del Caffè delle Mura e piazza San Frediano?

«Avevo la delega all’urbanistica ed ero molto convinto del progetto. Fui osteggiato dai commercianti per la pedonalizzazione della discesa, ma andai avanti».

Come è cambiata la figura dell’amministratore?

«In passato gli assessori erano indicati dai partiti, anche se le preferenze arrivavano dagli elettori. Gli assessori erano nominati dal consiglio comunale: così erano meno dipendenti dal sindaco. Oggi vengono scelti dal sindaco e hanno lui come diretto referente. Credo che oggi sindaco e collaboratori abbiano un rapporto insufficiente con i cittadini. Un tempo se passavi davanti al municipio e volevi incontrare qualcuno di loro non avevi che da entrare e chiedere. Oggi si sta troppo nelle stanze del potere e non si vedono e non si sanno le piccole cose, che poi sono quelle che la gente nota quando le migliori e le risolvi».

Un’operazione che non è riuscito a portare a termine.

«Pedonalizzare piazza Napoleone. Quando venne a Lucca Claudio Martelli e vide le auto in piazza commentò che era uno scempio. Sono contento che il provvedimento lo abbia attuato Pietro Fazzi».

Oggi quali sono le urgenze per Lucca?

«Gli assi viari: sembra che siamo pronti e poi il progetto ci sfugge sempre. E il raddoppio della ferrovia: è inaccettabile che per andare a Roma ci voglia più per raggiungere Firenze che per fare Firenze Roma».

Adesso che non è amministratore a cosa si dedica?

«Con l’ex assessore Marco Modena abbiamo fondato l’associazione Lucca Idea, formazione che non vuole etichette ideologiche né politiche. Organizzeremo confronti su temi sia nazionali che locali. E scriverò un libro per raccontare la mia esperienza ed episodi mai rivelati. Nella storia di Lucca ho il primato di essere stato il primo vicesindaco socialista con il sangue colorato di rosso dalla storia della mia famiglia. Chissà, se la sinistra dell’epoca avesse avuto un atteggiamento diverso nei miei confronti la storia sarebbe potuta andare diversamente».