Amianto, 267 lavoratori in sorveglianza sanitaria

Sono 102 quelli che hanno sviluppato malattie legate all’esposizione all’asbesto. La maggior parte sono lavoratori di un’azienda che produceva stufe catalitiche

LUCCA. Il tempo passa, ma l’amianto non perdona. Lo sanno bene i lavoratori che vi sono stati esposti: le patologie asbesto correlate hanno un periodo di latenza lunghissimo, ci vogliono anche 30 anni prima che si manifestino. Ma quando lo fanno bisogna prendersene carico prima possibile. Per questo l’Asl ha inserito 267 lavoratori “lucchesi” esposti all’amianto nel programma di sorveglianza sanitaria. Tra loro ci sono i due ex caldaisti di Maggiano morti nel 2013 e nel 2014 per malattie correlate all’esposizione all’asbesto. In più ci sono anche i due dipendenti dell’Asl che l’altro giorno hanno denunciato di aver sviluppato una malattia professionale di questo tipo. Di questi 267 la maggior parte (135) sono dipendenti della Colged, l’azienda che produceva stufe catalitiche, forni e cucine. «L’amianto era un materiale ampiamente utilizzato in questo tipo di industria – spiega la dottoressa Maria Grazia Roselli, responsabile della Medicina del Lavoro nel territorio della ex Asl 2. Non a caso il monitoraggio sui lavoratori esposti iniziò proprio nel 1995, a seguito di un caso di mesotelioma in un addetto alla produzione di stufe catalitiche.

Da allora la ex Asl 2 di Lucca ha attivato un programma di sorveglianza sanitaria (che ora prosegue nell'Asl nord ovest): prevede visite ed esami diagnostici gratuiti per tutti i soggetti dei quali si era accertata una importante e pregressa esposizione ad amianto. «In pratica ogni volta che venivamo a conoscenza di una malattia asbesto correlata prendevamo tutti i libri matricola dell’azienda e chiamava a visita tutti i suoi compagni di lavoro per sottoporli ai controlli – spiega la dottoressa – Non è un lavoro facile perché questo tipo di malattie hanno un periodo di latenza di circa 30 anni e molte delle aziende in cui questi lavoratori erano impiegati sono chiuse». Non c’era però nessun obbligo di legge, che vincolasse l’Asl a contattare i lavoratori esposti e a formare degli elenchi. Ed è proprio su questo punto che si concentra l’attenzione dei due ex caldaisti dell’Asl malati di asbestosi polmonare: «Le caldaie sono state dismesse nel ’93 ma noi siamo stati inseriti nel monitoraggio sanitario solo 10 anni dopo: troppo tardi», dicono. «Mancava la normativa», spiega l’Asl. Tant’è che la Regione sta cercando di colmare il vuoto: di recente il consiglio di Firenze ha deliberato un apposito percorso diagnostico gratuito a favore degli ex esposti ad amianto facenti parte di appositi elenchi in via di definizione.

«Le malattie asbesto correlate più importanti sono l'asbestosi, i mesoteliomi ed i carcinomi polmonari – spiega la dottoressa Roselli – Questi progetti si prefiggono lo scopo di diagnosticare correttamente eventuali patologie da amianto ed avviare le procedure medico-legali ed assicurative, anche per eliminare ulteriori fattori di rischio cancerogeni (ad esempio il fumo), e far conoscere al paziente ed al suo medico di medicina generale le patologie in atto e le possibili evoluzioni. Non è viceversa possibile, con le attuali conoscenze scientifiche, fare screening efficaci sulle possibili patologie tumorali da amianto».

In Lucchesia i soggetti sottoposti a sorveglianza sanitaria sono 267. Un numero piuttosto alto per la Toscana anche se ci sono zone (ad esempio la Lunigiana) in cui le cifre sono più alte. Oltre ai 135 dipendenti della Colged ci sono 4 ex dipendenti della miniera di amianto crocidolite di Wittenoom George, West Australia; 5 lavoratori di una azienda produttrice di vernici per autoveicoli; 17 lavoratori della Asl 2 di Lucca, in maggioranza addetti alla manutenzione delle caldaie dell'ospedale; 9 lavoratori di una azienda che si occupava di manutenzione delle bombole di acetilene; 15 lavoratori della azienda del gas che si occupvano della rete di condutture in cemento amianto del gas; 77 lavoratori di una azienda calzaturiera; 2 ex lavoratori di una azienda che produceva specchiere; 3 ex lavoratori di una fonderia. Di questi alcuni sono già deceduti ma il numero preciso al momento non c’è. «Che ci siano altri lavoratori sfuggiti ai controlli è possibile – spiega la dottoressa – Come detto non essendoci una normativa precisa ci si muoveva solo quando si veniva a conoscenza dell’esposizione».

Tutti i 267 lavoratori sono stati sottoposti a visita ed accertamenti diagnostici (ripetuti con periodicità) nel corso del quale sono emerse le seguenti malattie asbesto correlate: mesotelioma pleurico 2; mesotelioma peritoneale 2; adenocarcinoma polmonare 6; asbestosi polmonare 45; placche pleuriche 47 (la maggior parte delle patologie sono state riscontrate nel gruppo dei soggetti ex dipendenti della azienda produttrice di stufe). Le malattie professionali accertate sono state denunciate all'Inail.