Operai di Maggiano morti per amianto

I familiari delle due vittime chiedono un maxirisarcimento

LUCCA. Hanno lavorato per più di 30 anni a contatto con l’amianto e senza alcuna protezione. Anni dopo l’asbesto ha presentato il conto: gravi patologie respiratorie che hanno portato entrambi al decesso. Ora, però, i familiari di due ex dipendenti dell’ospedale psichiatrico di Maggiano chiedono giustizia per quelle morti da amianto e citano in giudizio davanti al tribunale del lavoro di Lucca la Provincia, l’Asl e la Regione Toscana. La richiesta danni è molto alta: 830.000 euro in un caso, 895.807 nell’altro.

I fatti. I due dipendenti, cugini tra loro, uno di Nave l’altro di Nozzano, hanno lavorato per decenni a Maggiano: prima come caldaisti e dal 1993 (quando la struttura è stata progressivamente dismessa) come elettricisti. Facevano parte di una squadra di sei operai che operava in ambienti non bonificati, in cui l’eternit era pane quotidiano: l’amianto era usato come conduttore e veniva maneggiato e lavorato, ad esempio, per fare guarnizioni. Quell’esperienza occupazionale ha segnato il loro destino: dei sei operai due sono morti e due sono affetti di patologie respiratorie. Ma testimonieranno in aula perché sia fatta giustizia. «Mio marito ha lavorato a Maggiano dal ’69 al 2004 – spiega la moglie di uno dei due uomini deceduti – Poi è andato in pensione e fino al 2009, anno in cui si è ammalato, non ha mai avuto problemi di salute. La diagnosi è stata tremenda: fibrosi polmonare. La sua è stata una morte dolorosa. È come se i polmoni gli fossero diventati di marmo: a poco a poco ha smesso di respirare». L’operaio è morto il 3 febbraio 2014: dopo 32 giorni di sofferenze in ospedale. Aveva 67 anni. Poco prima, il 7 dicembre 2013 era morto il cugino (71 anni) per tumore della pleura.

La causa. I familiari dell’operaio morto nel 2014 si sono dati da fare per chiedere giustizia: quando l’uomo era ancora in vita l’Inail gli riconobbe la malattia professionale. Non solo: hanno fatto causa ai soggetti che nel corso del tempo hanno avuto in carico la struttura di Maggiano (la Provincia prima e l’ex Asl 6 poi) e perfino alla Regione Toscana. Si sono affidati a un collegio difensivo formato dall’avvocato Nicola Pierotti di Pietrasanta (dottore in ricerca in diritto civile) e dall’avvocato Vito Tirrito (ex ispettore del lavoro ed esperto di diritto del lavoro). «La famiglia è molto addolorata da questa vicenda – spiega il dottor Pierotti – Per verificare la correlazione tra l’attività lavorativa e la malattia ci siamo avvalsi della consulenza del medico legale Stefano Pierotti. La sua perizia accerta l’esistenza di un nesso causale. Siamo in possesso di documenti che attestano come la stessa Asl riconosca che la malattia possa essere correlata all’esposizione all’amianto. La Provincia, invece, ha rigettato ogni responsabilità, sostenendo che la gestione della struttura era a suo carico fino al 1980 (poi è passata all’Asl, ndr) e che all’epoca non era nota la nocività dell’amianto. Eppure già a partire dalla fine dell’800 esiste una vasta letteratura medica sulla pericolosità di questo materiale. Sta di fatto che l’ex manicomio di Maggiano non è mai stato bonificato e gli operai hanno sempre lavorato senza alcuna sicurezza e credo proprio che questo non sia un caso isolato: ce ne sono altri». A partire da quello del cugino. Ora la parola passa ai giudici: la prima udienza si terrà il 21 luglio. I procedimenti che riguardano i due operai, procedono separatamente.

Intanto la Provincia ha affidato all’avvocato l’incarico difensivo a due legali: l’avvocato Lorenzo Corsi (esperto in materie di diritto ambientale) e all’avvocato Umberto Galasso (esperto in diritto del lavoro).

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