Meningite in Toscana, Andrea è guarito: "Per salvarmi hanno dovuto amputare le gambe"

Andrea Lanfri, mentre si allena sulla pista di atletica

Lucchese di 29 anni, è sopravvissuto alla malattia. Oltre alle gambe, ha perso anche 7 dita delle mani: «Una tachipirina e uno sciroppo per la tosse. Poi la febbre salì a 43°, poi non ricordo più niente. Ma adesso sono qui e faccio più sport di prima»

LUCCA. Una meningite fulminante, quel maledetto 21 gennaio del 2015, poteva costargli la vita. Invece, a un anno di distanza, lo ha reso più forte di prima. Andrea Lanfri, 29enne di Pieve di Compito, in provincia di Lucca, prima della malattia era un’elettricista appassionato di arrampicate in montagna, ora lavora nella stessa ditta, come segretario, e alle sue passioni ha aggiunto la pallavolo e l’atletica leggera.

La meningite gli ha portato via le gambe e sette dita delle mani, ma non la tenacia e la forza di vivere. E lui corre grazie a delle protesi acquistate con il crowfunding (un tipo di finanziamento collettivo nato sul web) e presto esordirà nelle competizioni paralimpiche agli Indoor di Ancona, il 19 e il 20 marzo, nei 100 metri piani.

Il campione paralimpico Andrea Lanfri pronto ad una nuova avventura

Andrea, cosa ricorda qi quella maledetta giornata?

«Ricordo tutto: vivevo da solo, mi sono svegliato alle 6 perché avevo freddo, così ho preso un’altra coperta. Alle 9, quando mi sono alzato, il termometro segnava 40 di febbre. Il medico, arrivato a casa dopo che lo avevo chiamato, mi ha dato una tachipirina e uno sciroppo per la tosse. Lì per lì non avevo i sintomi della meningite. Verso le 16, però, la temperatura era di 43 gradi. Così ho chiamato la guardia medica, hanno diagnosticato la malattia perché sul corpo, soprattutto ai piedi, comparivano le prime necrosi. Mi hanno subito portato in ospedale su un’ambulanza. Da qui iniziano due settimane di vuoto».

Si è risvegliato dopo due settimane di terapia intensi va all’ospedale di Lucca.

«Avevano detto che prima di entrare in coma rispondevo alle domande, ma io non ricordo nulla, neanche di essere stato trasportato a Firenze e poi di nuovo a Lucca. Ero vivo, era la cosa più importante. Sapevo di potercela fare».

Come ha vissuto quei mesi al San Luca?

«È stata dura. Volevo battere la meningite con tutte le mie forze, anche solo per farle un dispetto. È come se mi fossi aggrappato a un filo. Era una partita fra me e lei, una partita che sono riuscito a vincere. E dopo che la malattia era stata scongiurata, i medici hanno fatto il possibile per salvarmi gambe e dita, ma sono stati costretti ad amputare, altrimenti sarei morto. La terapia era molto dolorosa. Al San Luca sono rimasto cinque mesi. A giugno sono tornato a casa».

Andrea Lanfri sulla pista di atletica delle Tagliate

Da quel momento è iniziata una nuova vita.

«Quando ero in ospedale non vedevo l’ora di uscire. Ho mantenuto intatte le mie passioni, alle quali ne ho aggiunte altre: la pallavolo, ad esempio, e l’atletica leggera. Grazie alle donazioni arrivate dal web (26.500 euro, ndr) ho potuto acquistare due paia di protesi, per l’allenamento e per le gare. Mi alleno ogni pomeriggio, tranne la domenica, per tre ore al giorno, con l’Atletica Virtus Lucca».

Presto esordirà anche nelle gare ufficiali.

«Il 19 e il 20 marzo sarò agli Indoor di Ancona e correrò i 100 metri piani. Mi sto preparando per questa gara e per l’Italian Open Championships 2016, un appuntamento internazionale che si terrà a Grosseto dall’8 al 10 aprile».

Cosa si sente di dire a chi, come lei, riesce a guarire dalla meningite?

«Innanzitutto ai toscani consiglio il vaccino, anche se nel mio caso la malattia è stata talmente forte, che al massimo l’avrebbe potuta rendere più debole. Agli altri non saprei cosa dire, solo raccontare la mia esperienza. Io la meningite l’ho sconfitta come si fa con un rivale a cielo aperto. Non volevo arrendermi, anche solo per farle un dispetto. Ho vinto: ciò che verrà da ora in poi saranno solo e soltanto cose positive».

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