Recensioni a pagamento per i ristoranti: in arrivo gli esposti

La proposta è arrivata via email anche ad alberghi di Lucca. Fipe Confcommercio non esclude esposti o denunce

LUCCA. Dieci recensioni, cento euro. Venti recensioni al prezzo ribassato di 180. Per chi ne ordinasse trenta, il prezzo cadauno delle recensioni scende a otto euro, quindi per trenta fanno una fattura di 240. La proposta arriva da una società romana specializzata in “soluzioni internet per incrementare la visibilità delle aziende”. Ed è arrivata come un comunissimo messaggio email anche al ristorante Gli Orti di via Elisa (in via Elisa) di Samuele Cosentino.

In realtà - e senza giri di parole - la società romana propone «ottimizzazione del posizionamento di hotel e ristoranti nei siti di recensioni da ormai due anni. Abbiamo centinaia di clienti sparsi in tutta Italia soddisfatti del nostro lavoro. Noi - viene al nocciolo - abbiamo la possibilità di far crescere la vostra attività in classifica con recensioni genuine scritte da potenziali veri utenti. Con solo dieci posizioni positive si sale su siti come Tripadvisor in maniera esponenziale con un immediato aumento dei clienti». Il resto è un’esaltazione ulteriore della proposta: «Risultati garantiti al cento per cento», recensioni «tutte a 5 stelle e ciascuna, prima di essere pubblicata, vi verrà inviata in anteprima al vostro indirizzo email». Segue il tariffario già citato e poi la perla: «Offriamo e pretendiamo serietà e correttezza».

Stavolta però la società romana ha probabilmente sbagliato a individuare il potenziale cliente. Il ristoratore Cosentino infatti, dopo lo stupore iniziale nel leggere il contenuto del messaggio email, lo ha postato in forma integrale sul suo profilo Facebook, omettendo deliberatamente il nome della società proponente.

È scoppiato il polverone virtuale: decine di commenti (sempre su Fb) e la scoperta, racconta Cosentino, «che molti altri ristoranti e alberghi oltre il mio locale a Lucca hanno ricevuto la stessa email». E tutti indignati, a giudicare dal tono dei commenti.

Ieri mattina Cosentino, come vice presidente provinciale di Fipe Confcommercio, ha portato il fatto all’attenzione della sua associazione. «Proposte del genere arrivano spesso, ma spudorate così non mi era mai successo. Con il mio sindacato abbiamo fatto una segnalazione a Tripadvisor, chiedendo se il portale è collegato con questa società, visto che sul messaggio non era riportato alcun logo di siti collegati», spiega.

Questo potrebbe essere solo il primo passo. «Non escludiamo di passare a una denuncia o a un esposte - continua il ristoratore -. Ormai ci sono le prove che qualcuno fa business sulle recensioni di alberghi e ristoranti».

Non meno indignato è Benedetto Stefani, presidente provinciale Fipe Confcommercio da tre mandati e membro anche della giunta nazionale del sindacato dei ristoratori.

«Stavolta non ero nell’elenco dei destinatari della proposta - dice, dopo aver commentato anche lui su Fb il post di Cosentino -. Ma in passato ho ricevuto offerte di acquisire posti più alti nei motori di ricerca di ristoranti, mai però con tanto di tariffario allegato. Come membro della giunta nazionale Fipe circa un anno e mezzo fa convocai addirittura esponenti di Tripadvisor chiedendo informazioni sulla veridicità delle recensioni. Ci fu detto che erano i primi loro a chiedere più controlli, che si sentivano loro in primo luogo danneggiati dalle false recensioni. Peccato però che a quell’incontro non ci sia stato seguito».

La “sorpresa” di oggi, la proposta di recensioni positive con tanto di tariffario, fa riflettere Stefani «sul doppio ricatto che offerte del genere rappresentano per la ristorazione. Una doppia concorrenza sleale, perché chi accetta di farsi recensire a pagamento diventa famoso. I più danneggiati sono i locali storici: sono quelli di nuova apertura spesso a cercare visibilità attraverso questi canali. Le false recensioni - conclude - sono una turbativa della concorrenza».

Fipe Confcommercio di Lucca, attraverso Cosentino, intanto attende la risposta di Tripadvisor. «Nel caso in cui il sito non fosse collegato alla società romana - conclude - allora anche il sito potrebbe sentirsi “truffato”».

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