Eppela, duemila progetti nati con i soldi di tutti

La storia della società lucchese di crowdfunding leader del settore in Italia L’ad Lencioni: «Tanti successi, ma poche risposte dagli enti pubblici»

LUCCA. Quando Nicola Lencioni, 47enne lucchese con un diploma di conservatorio e un’attività nella comunicazione, nel 2010 decide di fare un viaggio negli Stati Uniti non immagina che la sua vita è destinata a cambiare. E, con la sua, quella di tanti che sono riusciti ad aprire un’impresa grazie ad Eppela, la società di crowdfunding fondata da Lencioni al suo rientro dagli States e che oggi è leader del settore in Italia.

«In America – ricorda Lencioni, seduto nel suo studio di piazza dei Servi - rimasi folgorato dalla piattaforma Kickstarter, un sistema che “disintermedia” la finanza e permette di tentare la via dell’impresa senza rischiare in proprio».

Il crowdfunding, infatti, si basa sulla possibilità di chiedere un finanziamento per un proprio progetto, offrendo in cambio alcuni “vantaggi” legati al progetto stesso. Se la cifra necessaria viene raccolta, allora l’impresa parte. Altrimenti nessuno perde i propri soldi. «Una volta tornato in Italia - prosegue Lencioni - ho fatto una ricerca di mercato per verificare se ci fosse qualcosa di simile. E non c’era. Allora comincia a mettere giù un progetto, anche se tutti mi davano del pazzo. A settembre 2010 pianificai il lancio, con l’idea di essere onlinel maggio del 2011».

La prima impresa a mettersi in gioco e a farsi conoscere fu proprio Eppela, nome scelto per assonanza con il toscano “Oppela”, esortazione a “farcela”. «Il primo periodo è stato comunque molto difficile. Dovevamo andare a cercare noi i clienti e far capire loro di cosa si trattava. E, soprattutto, abbiamo dovuto lavorare moltissimo per smorzare le diffidenze, per far capire che potevano chiedere soldi online senza rischiare». Se la ricerca di fondi va a buon fine, Eppela trattiene un 5% di quanto ottenuto. In caso contrario tutto rimane fermo.

«La vera svolta è arrivata a fine del 2013, quando veniamo a sapere che come azienda di comunicazione possiamo offrire il servizio di crowdfunding come responsabilità sociale. In sostanza, dare finanziamenti a fondo perduto a chi, con le sue forze, arrivava al 50% della somma necessaria per far partire l’azienda». Per fare questo, però, c’è bisogno di un partner: «Ci siamo rivolti a Poste italiane - spiega Lencioni -. È stato un duro lavoro, abbiamo fatto un “test” di un anno, inizialmente per progetti fino a 5.000 euro in ambito tecnologico. Poi abbiamo allargato e siamo andati incontro anche a possibili imprese artigiane».

Il meccanismo funziona, ed entrano altri partner di peso nazionale come Fastweb e Unipol. Grandi aziende che non amano rischiare quando devono dare finanziamenti: ed Eppela garantisce loro di utilizzare i soldi solo per imprese che hanno prospettive, visto che sono riuscite a raggranellare già importanti contributi con le proprie forze, grazie al crowdfunding.

Detto così, potrebbe sembrare facile. Ma, in realtà, costruire un progetto che possa riscuotere un buon successo è un cammino complicato. «A tutti coloro che decidono di tentare - dice Lencioni - diciamo innanzitutto di cominciare a far conoscere il progetto a chi è più vicino a loro, di raccontare quello che vogliono fare. Se non si crea questa rete è difficile che arrivino molti contributi, solo con la pubblicazione online». Altro punto centrale - e su questo molto lavorano i collaboratori di Lencioni - è la creatività che deve “vestire” il progetto e le “ricompense” per chi decide di versare un contributo.

I risultati raggiunti finora sono positivi: il 55% dei progetti va a buon fine, sono 2.000 quelli finanziati per una raccolta complessiva di circa 10 milioni di euro.

Diverse idee sono arrivate anche dalla Toscana, come la mappa digitale dei monti Pisani, che è stata appena finanziata. Ma c’è un settore che, ancora, sembra rimanere impermeabile a questo tipo di impresa: quello pubblico.

«Purtroppo dalle istituzioni locali e regionali non si è dimostrato un grande interesse - spiega Lencioni - ad eccezione del Comune di Milano, con il quale abbiamo recentemente chiuso un accordo. E invece si tratta di un sistema che potrebbe rendere più trasparente l’assegnazione dei finanziamenti pubblici: i soldi vanno a imprese che, con il crowdfunding, hanno dimostrato di essere interessanti per il mercato.

«Un criterio meritocratico, insomma. A diversi presidenti di Regione ho proposti di destinare in questo modo l’1% dei soldi pubblici. Ma non abbiamo avuto risposte».

Su Lucca («la città che amo, dove sono nato, dove ho studiato al Liceo Artistico e al conservatorio») Eppela è comunque riuscita a realizzare una collaborazione con i Comics: all’ultima edizione è stata messa in piedi anche una sessione di “live crowdfunding”. «Ma non si pensi- conclude Lencioni - che tutto questo si basi solo su Internet e i social network: questi sono importanti, ma lo è altrettanto il passaparola, l’aspetto giornalistico. E saper far circolare il progetto nelle comunità che si occupano di quel settore».

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