Voglio correre più veloce della meningite

La malattia ha portato via ad Andrea le gambe ora lui sogna di diventare un atleta paralimpico

LUCCA. Io sono ancora qua, eh già. Perché sembrava davvero la fine del mondo come canta Vasco Rossi, e invece Andrea Lanfri, nonostante una meningite fulminante che gli ha portato via le gambe e sette dita delle mani, dentro è sempre quel ragazzo con la passione per la montagna, per lo sport, per la vita.

Una vita che in pochi mesi si è trasformata forse nella scalata più difficile che un giovane di 29 anni si può trovare a dover affrontare, una scalata che Andrea ha deciso di affrontare da capocordata, senza guardare in basso ma sempre più in alto, verso la vetta e con un traguardo ben preciso: due piedi nuovi per sognare ancora. Andrea Lanfri ora che è guarito ed è tornato nella sua casa a Pieve di Compito, vuole ricominicare a correre, a fare sport e perché no anche ad arrampicarsi; ma ad allontanarlo dalla linea d’arrivo, come purtroppo spesso accade, non sono le difficoltà fisiche o il dolore per quanto lancinante possa essere quanto piuttosto il “nemico” denaro: le protesi per le gambe costano 14.000 euro, soldi che il giovane non ha. La corda un pochino cede ma anche davanti al rischio dell’ennesima caduta, si aggrappa con tutte le sue forze alla speranza e decide di puntare il suo picchetto sul finanziamento collettivo. Racconta la sua storia sulla piattaforma di crowdfunding, “La buona causa” e chiede a chiunque voglia sostenerlo di fare una donazione, anche minima, perché lui la linea d’arrivo non ha mai smesso di inseguirla.

«In tanti mi dicono che non posso correre perché ho 29 anni, sono vecchio e non ho due gambe. Dove vai senza due gambe? - racconta Andrea Lanfri - ma io testardo come sempre non accetto quei no. Per chi vive una disabilità lo sport è una terapia, è un mezzo di riscatto, di unione. Aiuta a superare i propri limiti».

E di limiti Andrea, in questi mesi, ne ha dovuto superare davvero tanti ma alla fine ha vinto lui. «Ricordo molto bene il giorno in cui mi sono sentito male - racconta Andrea Lanfri - è successo a gennaio: la febbre mi è salita molto velocemente, una febbre altissima e in poco tempo mi sono ritrovato appeso ad un filo. Tutto questo nel giro di poche ore. Arrivato al San Luca hanno cercato di capire da cosa fosse stata scatenata quando poi in alcune parti del corpo sono comparse le prime necrosi: avevo la meningite fulminante».

Da questo momento in poi il quadro clinico di Andrea peggiora ulteriormente. «Sono entrato in coma - dice ancora Andrea - dal quale sono uscito solo due settimane dopo. Quando mi sono risvegliato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Luca e ho visto che ero tutto intero, nonostante soffrissi per il dolore, non ero triste o preoccupato ma ero paradossalmente felice, molto felice: ero vivo e a me bastava questo».

Per mesi i medici hanno tentato di salvare le mani e i piedi di Andrea sottoponendolo a diverse cure ma purtroppo gli arti inferiori erano troppo compromessi. «Hanno fatto di tutto - racconta il giovane - ma per i piedi non c’è stato nulla da fare, la necrosi era troppo grave. A marzo hanno deciso di amputarli mentre le mani, almeno in parte, sono riuscite a guarire. Ai primi di giugno poi mi hanno messo le prime protesi alle gambe e da lì per me è come se la vita fosse ricominciata da capo». Andrea inizia la riabilitazione, in buona parte autonomamente, contando sulle sue forze e su quelle di familiari e amici che non l’hanno mai lasciato solo.

«Non sapevo neanche cosa fosse una protesi - racconta Andrea - ho dovuto ritrovare l’equilibrio, imparare di nuovo a camminare e a scrivere. Alzarmi da quella sedia a rotelle non è stato facile, le protesi non sono come un paio di scarpe che te le danno e cammini. Sono stato ricoverato nel centro protesi di Lucca e c’è voluto tanto impegno. Ho imparato a sopportare anche il dolore, quello che ti stanca, ti sfinisce, ti irrita tanto da renderti anche cattivo».

Prima della sua malattia Andrea faceva l’elettricista: per lavoro si spostava spesso da Lucca e ovviamente in questo periodo ha ripensato ai luoghi che aveva frequentato prima che la meningite venisse fuori.

«Ho riguardato cosa avevo scritto nella mia agenda - dice Andrea - nei giorni precedenti alla comparsa dei sintomi ero stato in una palestra a Prato e in un ristorante a Bientina. Ora lavoro nella segreteria della ditta, riesco a essere autonomo, a camminare e ho anche ripreso a guidare ma voglio tornare a correre e mi sento comunque fortunato perché io da quella sedia a rotelle sono riuscito a rialzarmi, altri non hanno avuto questa possibilità». Intanto in un giorno Andrea ha raccolto i primi mille euro grazie a una trentina di donazioni.

«Mi hanno fatto conoscere lo sport paralimpico e io voglio davvero tornare a gareggiare, voglio provare di nuovo il brivido della corsa - dice ancora Andrea - voi correte per ogni motivo: se siete in ritardo o dovete prendere l’autobus. Io non lo posso fare. Voglio correre davvero e voglio per ripicca».

LA BUONA CAUSA: ECCO COME DONARE

Per donare il proprio contributo ad Andrea Lanfri è sufficiente collegarsi QUI. Le donazioni possono essere anche anonime ed è possibile versare piccole somme. Andrea Lanfri ha bisogno di raccogliere 14.000 euro che utilizzerà per avere delle protesi che gli permettano non solo di camminare ma di tornare a correre e a fare sport.

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