In carcere dopo l’aggressione al Bruton

Esecutiva la sentenza: due dei tre condannati si costituiscono, il terzo ha lasciato la sua abitazione ed è ricercato

LUCCA. Da lunedì pomeriggio due esponenti del disciolto gruppo ultras dei Bulldog si trovano in una cella del penitenziario di San Giorgio dove sconteranno la condanna a sette anni e mezzo di reclusione per l'assalto alla birreria Bruton di S. Cassiano di Moriano avvenuto la sera del 10 maggio di cinque anni fa e che costò l'occhio sinistro a un tranquillo avventore: l'operaio Sasha Lazzareschi che all'epoca dei fatti aveva trentotto anni.

Consigliati dal loro legale, Stefano Vannucci, 28 anni, di San Filippo e Lorenzo Pucci di 26 residente a Colle di Compito, dopo essere stati raggiunti da un'esecuzione di un'ordine di carcerazione emesso dall'ufficio esecuzioni penali della procura della Repubblica, hanno scelto di costituirsi direttamente alla polizia a 72 ore dalla sentenza definitiva pronunciata venerdì scorso dalla V sezione della Corte di Cassazione che rigettava i ricorsi, ritenuti inammissibili, presentati dai legali degli imputati.

Una scelta che, al momento, non ha operato l'altro esponente di estrema destra dei Bulldog: Alexander Adam Mossa, 26 anni, di S. Andrea di Compito. Si tratta dell'imputato principale, quello accusato di aver lanciato il bicchiere che procurò il gravissimo trauma al bulbo oculare del cliente del locale, e nei cui confronti è stata confermata la condanna ad otto anni di reclusione (sei mesi in più degli altri per il possesso di un tirapugni).

Mossa, sino a qualche mese fa domiciliato a Segromigno in una casa dove ora si trova una famiglia di cingalesi, contestava di non aver potuto usufruire del rito abbreviato condizionato. Ma i motivi del ricorso presentato in Cassazione da un legale d'ufficio sono stati ritenuti infondati e attualmente è ricercato dalla polizia per essere tradotto in carcere in esecuzione della sentenza di condanna.

Le precedenti condanne. Tra l'altro Mossa per l'indagine sui raid di matrice politica dei Bulldog avvenuti fuori e dentro lo stadio Porta Elisa nel 2007 venne condannato in Appello nel 2014 a 4 anni di reclusione (è atteso entro la fine del 2015 il pronunciamento della Cassazione) mentre Lorenzo Pucci venne condannato a tre anni e Stefano Vannucci a due. Ma non è tutto. Perché Mossa e Vannucci il 2 maggio 2007 patteggiarono 8 mesi di reclusione e 344 euro di multa con i benefici di legge per un furto al bar gelateria Achille e Stefano Vannucci nel 2009 subì un'altra condanna in primo grado a 14 mesi di reclusione per furto di abbigliamento sulle auto in sosta nel piazzale della discoteca Kuku di Antraccoli.

Ci sono voluti cinque anni e due mesi affinchè calasse il sipario su una vicenda dolorosa che ha segnato per sempre la vita di Sasha Lazzareschi.

Nessun risarcimento. L'operaio, assistito dagli avvocati Giorgio e Francesco Frezza, si è visto rovinare l'esistenza da quell'assalto sciagurato alla birreria, da quei vetri spezzati di un bicchiere di whisky capaci di provocare una lesione permanente: la perdita dell'occhio sinistro. In questi ultimi 24 mesi la vittima dell'inusitata violenza ha perduto entrambi i genitori e, ad oggi, non ha ricevuto neanche un euro dei 200mila del risarcimento a titolo di provvisionale a cui avrebbe avuto diritto. E con lui la moglie e i genitori a cui erano stati riconosciuti trentamila euro a testa.

Quel denaro, che certamente non gli avrebbe ridato la vista, ma che comunque gli avrebbe fatto tremendamente comodo, probabilmente non lo vedrà mai. I tre condannati non hanno un reddito fisso da lavoro o detengono beni mobili e immobili. Quindi diventa impossibile rivalersi su di loro. Come a dire dopo il danno la beffa. Nel comportamento processuale degli imputati poi non c'è stata traccia di pentimento per il male arrecato. Nessuna lettera di scuse se non direttamente alla vittima almeno ai suoi legali o ai familiari. Nel processo in Corte d'Appello, che vide confermato l'impianto accusatorio, c'è stata invece la richiesta di sospensione delle statuizioni civili.

I fatti. Un'indagine certosina quella della Digos sotto la direzione del sostituto procuratore Fabio Origlio.

Determinanti per l'accusa e per le condanne dei tre ex Bulldog le testimonianze raccolte dagli inquirenti nelle ore immediatamente successive all'aggressione al Bruton quando emerse subito che i tre arrivarono al pub con coltelli e tirapugni. Volevano compiere un raid in quel locale dopo che una settimana prima avevano attaccato a colpi di petardi sino a quando erano stati respinti. Poi le indagini sulle celle telefoniche che localizzarono la presenza di Mossa, Vannucci e Pucci fuori dalla birreria la sera in cui avvenne l'assalto al pub.

Furono lanciati dall'esterno all'interno del locale oggetti vari tra cui il bicchiere di whisky che colpì lo sfortunato operaio di Gragnano che quella sera, in compagnia della moglie e di due amici, era andato al Bruton per ascoltare un po' di musica prima di rincasare.

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