Lesioni a un neonato, l’Asl paga 1 milione

Lucca: il piccolo nasce con danni permanenti per carenza di ossigeno, i medici non avevano effettuato tutti gli esami previsti

LUCCA. Un maxi-risarcimento da un milione di euro alla famiglia di un bambino nato con danni permanenti causati da ipossia, ovvero carenza di ossigeno, per una procedura non corretta al momento del parto. Ha accettato di versarlo l’Asl 2 ai genitori, a chiusura di un contenzioso per il quale era stata promossa anche una causa civile dinanzi al Tribunale.

Una cifra importante per un caso che risale al 2013 e per il quale è stata decisiva la perizia medico legale interna disposta dall’azienda sanitaria dalla quale sono emersi criticità rilevanti nei comportamenti tenuti in questa circostanza dal personale.

Una vicenda dolorosa per il piccolo e per i suoi genitori che avevano deciso di tutelarsi rivolgendosi a uno studio legale. Secondo l’avvocato che ha curato gli interessi della famiglia in occasione di quel parto, avvenuto all’ospedale San Francesco di Barga nel mese di luglio del 2013, gli operatori non avevano seguito il protocollo. In particolare – a giudizio del legale – i medici del reparto di ostetricia in servizio quel giorno non effettuarono, come prevedeva il protocollo, un monitoraggio cardiotocografico fetale (ctg). Un monitoraggio che consente di individuare la frequenza cardiaca fetale e la contrattualità dell’utero e che viene effettuato con uno strumento che si avvale di ultrasuoni e un sistema di variazioni di pressione per il rilevamento delle contrazioni uterine. Un monitoraggio fondamentale perchè analizza la variazione di frequenza cardiaca del feto.

Stando alla richiesta di risarcimento avanzata in sede civile dal legale dei genitori, sarebbe bastato effettuare quel tipo di controllo per capire la grave situazione del feto e procedere a un parto cesareo mezzora prima della nascita del bimbo, anziché attendere l’esito del parto naturale.

Una vicenda dai risvolti drammatici per la famiglia, che in seguito aveva deciso di rivolgersi a uno studio legale. L’avvocato, dopo aver vagliato la situazione e disposto le perizie, aveva avanzato all’azienda sanitaria una richiesta di risarcimento dei danni subiti per un importo di 1 milione e 172mila euro, nonché danni patrimoniali e non patrimoniale quantificati in 300.000 euro ciascuno, oltre agli interessi legali.

Nel caso in questione, essendo la somma in ballo superiore a 500.000 euro, è stato coinvolto anche il comitato regionale valutazioni sinistri che a fine gennaio ha confermato il risarcimento del danno nell’importo già quantificato dall’organismo aziendale, quindi 1 milione di euro. La trattativa è stata quindi conclusa in questi termini, mentre le carte saranno inviate alla procura regionale presso la Corte dei Conti per le valutazioni di competenza in ordine all’eventuale sussistenza del dolo o della colpa grave, per l’esercizio dell’azione di rivalsa. Che resta però poco più che una formula di rito, nonostante lo sbaglio grave degli operatori stavolta sia apparso chiaro anche ai dirigenti dell’Asl e della Regione.

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