Commando in banca, via 110.000 euro

Tre malviventi tengono in ostaggio per oltre un’ora e mezzo dodici dipendenti della Cariparma e fuggono con il bottino

LUCCA. A volte ritornano. E colpiscono con la precisione di un chirurgo. Professionisti del crimine, forse pendolari con un basista in zona capaci di pianificare il colpo e scappare con i soldi alla stessa stregua di fantasmi senza volto e senza nome. Dopo le rapine commesse l’8 settembre 2013 all’agenzia dell’Arancio del Monte dei Paschi di Siena capace di fruttare 90.000 euro e quella dell’8 novembre dello stesso anno all’agenzia della Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia sulla via Romana sempre all’Arancio che fece incassare ai banditi 150.000 euro ieri pomeriggio è stata la volta della Cariparma sul viale San Concordio. Tante, troppe e circostanziate le analogie tra i colpi: tre banditi armati di cutter che fanno irruzione poco prima dell’orario di chiusura, prendono in ostaggio i dipendenti e con tutta calma attendono l’apertura della cassaforte temporizzata per svuotarla delle banconote in essa contenute. E anche il colpo alla Cariparma è ingentissimo: 110.000 euro. Ulteriore similitudine: l’accento dei malviventi. Del Sud: siciliano o campano. Unica differenza con le precedenti rapine: il giorno stabilito per mettere a segno il colpo. In precedenza era un venerdì, quando i bancomat vengono ricaricati per il weekend, stavolta è un giovedì.

I fatti. Sono le 15,30, la banca sta per chiudere. Due persone, fingendosi clienti, entrano nell’istituto di credito a San Concordio. Negli uffici in quel momento ci sono dodici dipendenti perché è in corso una riunione. Allo sportello il cassiere non fa in tempo a rendersi conto di chi ha di fronte che uno di loro tira fuori un trincetto e lo costringe a far entrare un complice con il volto travisato da una calzamaglia. Sempre con il taglierino i banditi costringono il cassiere a condurli verso la cassaforte a tempo. A quel punto uno di loro, accento del Sud, spinge l’impiegato, sotto choc, all’interno della stanza dove si sta svolgendo la riunione e chiude la porta a chiave minacciando i dipendenti.

L’attesa. Passa più di un’ora prima che il forziere si apra e i banditi possano svuotarlo delle banconote. Ma per allontanarsi con il cospicuo bottino (110mila euro) devono farsi aprire la porta girevole della banca. Allora fanno uscire dalla sala riunioni un dipendente e si sono fatti aprire il gabbiotto all'ingresso allontanati velocemente a piedi dopo aver minacciato l’impiegato. Appena girato l’angolo il direttore dello sportello telefona alla centrale operativa della questura. Sono le 16,50 quando una volante della polizia arriva a sirene spiegate seguita poco dopo da una pattuglia dei carabinieri della stazione di San Concordio.

Le indagini. Sul posto anche gli agenti della polizia scientifica della Mobile alla ricerca di impronte o elementi utili ai fini investigativi. Le telecamere di videosorveglianza interne all’agenzia della Cariparma sono testimoni della rapina e i filmati vengono acquisiti nella speranza che possano rivelarsi utili. L’impressione però è che i malfattori che hanno agito a volto scoperto siano degli incensurati senza precedenti di polizia. Per alcune ore vengono sentiti, come persone informate dei fatti, i dodici dipendenti che si trovavano nell’istituto al momento dell’irruzione del commando. Posti di controllo vengono istituiti nelle principali direttrici nella speranza di poter intercettare l’auto con i rapinatori. Al momento però i malviventi sono spariti nel nulla.